Rignano Flaminio, confermate le 5 assoluzioni in appello
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Rignano Flaminio, confermate le 5 assoluzioni in appello

Confermate anche in appello le assoluzioni per la vicenda degli abusi sessuali denunciata dai genitori dei bambini di Rignano Flaminio. Il fatto non sussiste.

L'interno della scuola materna 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio (foto: ANSA )
L'interno della scuola materna 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio (foto: ANSA )
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16 Maggio 2014 - 15.20


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Confermate anche in appello le assoluzioni delle cinque persone – tre maestre, una bidella ed un autore tv – imputate per la vicenda dei presunti abusi sessuali denunciati dai genitori dei bambini della scuola materna “Olga Rovere” di Rignano Flaminio. Lo ha deciso la III Corte d’Appello di Roma.

La sentenza è stata emessa dopo tre ore di camera di consiglio. Assolte le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, l’autore tv (e marito della Del Meglio) Gianfranco Scancarello e la bidella Cristina Lunerti

Tutto comincia nell’estate del 2006 quando i genitori di alcuni bambini della scuola materna si recano dai carabinieri per raccontare di abusi che i loro figli avrebbero subito dentro e fuori l’istituto. A quelle denunce se seguono poi in massa anche altre, riguardanti complessivamente 21 bambini. L’inchiesta tocca il suo apice nel 2007: il 24 aprile i carabinieri di Bracciano, su ordine del gip Elvira Tamburelli, arrestano tre maestre dell’asilo, Silvana Magalotti, Marisa Pucci e Patrizia Del Meglio, il marito di quest’ultima, Gianfranco Scancarello, di professione autore televisivo, la bidella della scuola materna Cristina Lunerti e un benzinaio cingalese, Kelum De Silva. Queste le accuse contestate: violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza.

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Il 28 maggio del 2012 i cinque imputati furono assolti dal tribunale di Tivoli con la formula “perché il fatto non sussiste”; sentenza e motivazioni oggi confermate anche in sede di giudizio d’appello. Tra 90 giorni, il deposito delle motivazioni. “Ci aspettiamo una spiegazione convincente. L’unica cosa che mi preoccupa è mia figlia. Il resto non conta nulla” dice una della mamme.

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