Pisa, la resistenza degli occupanti dell'Ex Distretto
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Pisa, la resistenza degli occupanti dell'Ex Distretto

Vivono nell'ex Distretto e ogni mattina offrono caffè e dolcetti a chi passa per il Parco don Gallo. In attesa dell'ennesimo sgombero [Checchino Antonini]

Pisa, la resistenza degli occupanti dell'Ex Distretto
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13 Aprile 2014 - 01.25


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di Checchino Antonini, da Pisa

Quando il generale dei parà li ha visti nel suo parcheggio privato, la mattina del 15 febbraio, non credeva ai suoi occhi. Una masnada di disfattisti senza patria turbava il proprio ordine personale. Strillava come un aquila, avrebbe messo volentieri le mani addosso a quegli smidollati che s’erano presi quello che era suo. Ma quello che era suo è un complesso di palazzine fine Ottocento che sorge attorno a un parco di platani abbracciati tra loro lungo i vialetti, ottomila metri quadri di verde che ora sono diventati il Parco Don Gallo, pensando a un prete che, antropologicamente, era l’opposto del generale della Folgore. Quel parco non è suo, è un bene comune ma vaglielo a spiegare a uno che s’è votato armi e bagagli alla guerra globale. Una volta era un convento, poi è diventato una caserma. Il Distretto militare di Pisa, in pieno centro, in via Giordano Bruno. Uno dei consiglieri comunali di Fratelli d’Italia è venuto a vederlo, dopo l’occupazione, con gli occhi esaltati dalla nostalgia per la sua naja. Prima nemmeno c’era il muro, il parco era una piazza. E piazza tornerà ad essere grazie ai disfattisti del “Municipio dei beni comuni” che hanno occupato lo smisurato parcheggio privato del generale della Folgore che da vent’anni, dal ’95, era abbandonato al degrado dal Ministero della Difesa divenuto ministero della guerra coi governi che si sono succeduti dalla fine degli anni 90 in qua.

Nel palazzo di fronte vive uno dei tanti sindaci di Pds, ds, Pd, il partito che governa Pisa senza soluzione di continuità. L’ex sindaco è proprio quello che ha firmato il “progetto caserme” che vorrebbe consegnare a un privato l’area dell’ex Distretto in cambio di una caserma nuova in altra zona della città toscana. Ma Pisa ha cinque-seimila case sfitte e i tempi sono di vacche magre, il progetto è arenato, si potrebbe dire che è carta straccia, «un protocollo che vive ormai solo nella virtualità strategica di una politica sempre più povera di argomentazioni e ridotta alla ricerca un po’ stanca di effetti speciali (un’operazione da 80 milioni di euro per la costruzione, in ultimo, di una nuova caserma a Ospedaletto) che colmino il vuoto di una crisi epocale», dicono al “Municipio dei beni comuni”.

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Il sindaco attuale, Filippeschi, incontra i disfattisti, che hanno traslocato qui dall’ex Colorificio, e confessa che quel progetto se l’è trovato tra capo e collo. I ragazzi gli hanno chiesto di dirlo pubblicamente ma da tre settimane aspettano invano vivendo e dormendo senza sosta nella parte recuperata della vecchia caserma. Il consiglio comunale (15 contrari, 8 favorevoli e un astenuto) ha bocciato la mozione presentata da Una città in Comune a difesa dell’esperienza del Distretto 42 che chiedeva al sindaco e alla giunta di fare la loro per evitare lo sgombero, e l’impegno a sollecitare la stessa agenzia del Demanio e il Ministero della Difesa per concludere quanto prima l’iter di trasferimento del bene al Comune, secondo quanto previsto dal federalismo demaniale. «L’Agenzia del Demanio – ha spiegato Ciccio Auletta – ha scritto al Ministero della Difesa per avere il nulla osta definitivo per trasferire a titolo gratuito al Comune di Pisa. Due iter corrono paralleli: da un lato c’è una richiesta di carattere economico che ha a che fare con la costruzione della nuova caserma, dall’altro c’è il trasferimento gratuito di un bene a un soggetto pubblico. Sui due procedimenti occorre chiarezza perché la previsione del progetto caserme, come abbiamo visto, va rivista. Se l’iter procede, nel giro di 35-40 giorni ci sarà una risposta alla manifestazione di interesse, e un successivo tempo dai 6 agli 8 mesi in cui il consiglio comunale dovrà affrontare di nuovo la vicenda. Ma se la politica non interviene, le richieste di sgombero verranno messe in atto». La questura, infatti, dice che da un momento all’altro caccia tutti. Mai ordine di sgombero fu firmato con tanta celerità. Dice che se fanno i bravi se la potrebbero cavare senza mazzate e con poche identificazioni.

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L’assessore alla Cultura è uno che se lo sentivi dieci anni fa faceva il disobbediente, diceva di occupare gli spazi, di restituirli alla città, giurava di camminare domandando come gli zapatisti, diceva di fermare i treni di guerra e che un altro mondo era possibile. Oggi fa il morbido della maggioranza ma poi si rammarica perché la nuova occupazione avrebbe indotto la proprietà dell’ex colorificio a perdere interesse nella riqualificazione produttiva del complesso, mandando così in fumo il lavoro di mediazione (evidentemente segretissimo, alla faccia dell’urbanistica partecipata) svolto dall’Amministrazione. Un mese fa si lamentava per l’impazienza del Distretto nell’attendere una presa di posizione della Giunta. Ma quella risposta non è ancora arrivata.

«La domanda, anzi le domande, sorgono quindi lecite: se esistono – e con tutta evidenza esistono – trattative, tavoli, consultazioni, progettualità, perché la cittadinanza e il quartiere ne rimangono tuttora all’oscuro, e ancor di più gli abitanti del quartiere S. Martino che hanno esplicitamente richiesto un confronto pubblico sul futuro dell’area? Chi amministra – davvero – Pisa?
Da parte nostra, saremo tutte le mattine a offrire caffè e dolci all’ingresso del parco ‘Andrea Gallo’, presidiando l’ingresso del Distretto 42 nell’attesa dell’arrivo della forza pubblica, un appuntamento quotidiano a cui invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare, condividendo così la nostra risposta alla presunta urgenza dello sgombero: la risposta di chi aspira ai tempi piani, a misura d’uomo, alle pubbliche trattative, alla democrazia e al buon senso».

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Su Rebeldia.net, il sito del Municipio dei beni comuni, si leggono le testimonianze di un digiuno colletttivo e anche l’appello a chi ha a cuore il Parco Andrea Gallo e crede in un reale percorso partecipato di riqualificazione dell’area di via Giordano Bruno e una riconversione a uso sociale del Distretto 42: «manda un SMS al 3317224197 indicando nome / quartiere ed eventualmente associazione di cui fai parte. In questo modo darai la tua disponibilità a essere allertato a qualsiasi ora del giorno e della notte, ad accorre per evitare che il Distretto 42 sia sequestrato e a chiedere che il Parco Andrea Gallo resti aperto e accessibile a tutti. Oppure passa al Distretto, e dai la tua disponibilità a presidiare lo spazio».

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