La storia (un po' triste) del Buongiorno di Gramellini scopiazzato
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La storia (un po' triste) del Buongiorno di Gramellini scopiazzato

Per i lettori torinesi è La Busiarda. E in questi giorni si sta dando da fare, con la storia del Buongiorno di Gramellini e di una polemicuzza di Gianni Riotta.

La storia (un po' triste) del Buongiorno di Gramellini scopiazzato
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23 Ottobre 2013 - 19.26


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Oggi Gramellini [url”ha pubblicato un Buongiorno”]http://www.lastampa.it/2013/10/23/cultura/opinioni/buongiorno/il-biglietto-volante-IXccHVXqR7CePPK3X1XXSL/pagina.html[/url] banale e sempliciotto, come ogni Buongiorno de La Stampa che si rispetti. Almeno io non ne ho mai trovato uno che vada oltre un’analisi superficiale della realtà, con qualche considerazione politica democristiana nel suo substrato più infimo. Di quelle analisi che potete trovare in programmi come “Che Tempo che Fa” o “Vieni via con Me”. Fazio qui è una costante, Saviano una variabile e il Gramella una presenza insopportabile.

Ma non perdiamoci nei meandri della banalità mediatica italiana. Lasciamo perdere la mia faziosità. Oggi vi parlo di una faccenda nata grazie al gruppo su Facebook chiamato “Buongiorno un Cazzo”*, resistenza culturale al gramellinismo.

La particolarità del Buongiorno di oggi, 23 Ottobre 2013, è che era già stato scritto 20 giorni fa. Ora, badiamo bene ai termini perché qui camminiamo su un terreno minato. Dire che “Gramellini ha copiato” non è corretto. Se mai Gramellini ha preso spunto da una storia pubblicata su Facebook esattamente il giorno 3 Ottobre 2013 alle ore 20:30. Ha preso forse, secondo la mia personale opinione, un po’ troppo spunto. Magari voleva fare una caccia al tesoro, vi ricorda qualcuno? Lascio giudicare a voi.

Qui il Buongiorno di oggi, già linkato più sopra, riporto lo screenshot a puro scopo di preservare la fonte, così siamo sicuri che dopo questo post non è stato cambiato:

Qui lo status della giovane ragazza:

Ma andiamo più a fondo. Indaghiamo su qualche retroscena e quale è stata la reazione della diretta interessata:

Insomma alla ragazza non interessa più di tanto, anzi è contenta, nonostante abbia pensato di essere diventata una sorta di “Ghostwriter”. Vorrei però farvi notare una cosa, i Ghostwriter vengono pagati, così come immagino venga pagato Gramellini per scrivere le sue rubriche.

Che altro dire. Niente. Forse dovremmo avvertirlo ad Anna Masera, la loro Social Media Editor. Magari potrebbero chiarire su Twitter [url”come hanno fatto già una volta”]http://www.mantellini.it/2013/06/27/bufale-automatiche/[/url]. Chiarisco: limitandosi a chiarire un clamoroso errore solo su Twitter. Perché vedete, per citare Mantellini: I giornalisti italiani sono molto attivi su Twitter, spesso parlano e litigano fra loro su Twitter. Ammettere gli errori su Twitter semplicemente non basta, occorre scriverlo chiaramente sulle proprie pagine web. Per i due o tre sfigati interessati alle notizie che ancora non usano Twitter.

Che tipa Anna Masera ragazzi. Niente di personale eh, ma ricordo bene, perché ero presente, quando quest’anno al Festival del Giornalismo impiegò quasi 10 minuti per raccontare, davanti a Kevin Bleyer, speechwriter di Obama, “quella volta che Monti l’aveva retwittata”. Era così felice ([url”minuto 1:04:28″]http://www.youtube.com/watch?v=vVrAM-PN3t4&feature=share&t=1h4m28s[/url]).

Ho provato vergogna per lei. E questo è solo un esempio. Non so voi ma non ne posso più dei discorsi su, nel e per Twitter. È veramente sopravalutato, per grossa parte dei giornalisti italiani è un feticcio.

Torniamo però al punto. Vogliamo fare un ragionamento ancora più ampio? Mi chiedo e vi domando, come mai La Stampa “uno dei più conosciuti e diffusi quotidiani italiani, con sede a Torino e terzo giornale d’informazione a più alta tiratura nel Paese, dopo il Corriere della Sera e la Repubblica” (fonte [url”Wikipedia”]http://it.wikipedia.org/wiki/La_Stampa[/url]) può permettersi di avere un vice-direttore che rielabora status di Facebook scritti da ragazze giovani e li pubblica in prima pagina? Fino a quando i lettori continueranno a sopportarlo?

Possibile che un giornalista come Gianni Riotta possa accusare pubblicamente un suo collega inglese, Glenn Greenwald, di non verificare le fonti, di non ricercare i motivi per cui gli sono arrivati i documenti, e di non porsi delle domande sulle conseguenze di ciò che pubblica [url”senza argomentare niente di tutto ciò”]http://mazzetta.wordpress.com/2013/10/22/gianni-riotta-e-lopposto-del-giornalismo-secondo-glenn-greenwald/[/url]? In altre parole accusa un suo collega di non fare bene il suo lavoro, di non rispettare la deontologia giornalistica. E quando il diretto interessato gli chiede di argomentare meglio Riotta non ha di meglio da fare che iniziare ad insultare gli altri e deviare il discorso.

Insomma, fino a quando La Stampa continuerà ad offrire questo giornalismo “di qualità”? Quando arriverà il giorno in cui qualcuno con due dita di sale in zucca si renderà conto che questo modo di fare giornalismo è proprio un insulto all’intelligenza dei propri lettori?

A scoprire il tutto è stata Alice Calcagno del gruppo facebook Buongiornouncazzo.
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