Riina: "Agenda rossa rubata dai servizi segreti"
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Riina: "Agenda rossa rubata dai servizi segreti"

Il boss corleonese: "Mi hanno fatto arrestare Provenzano e Vito Ciancimino". "Io da sempre andreottiano". A quale gioco si presta?

Riina: "Agenda rossa rubata dai servizi segreti"
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2 Luglio 2013 - 09.47


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di Giorgio Bongiovanni

Il
boss mafioso detenuto nel carcere di Opera a Milano è un fiume in
piena, le sue dichiarazioni toccano quegli eventi che hanno determinato
la svolta nella storia del nostro Paese, consentendo il transito dalla
Prima alla Seconda Repubblica e la salita di Cosa nostra sul carro dei
vincitori.

A partire dal famoso ‘papello’ contenente le richieste
avanzate dalla mafia siciliana, nel cui contesto spicca il ruolo di
Giovanni Brusca, oggi collaboratore di giustizia. Brusca, ha dichiarato
Riina, fu “il primo a parlare del ‘papello’”, ma “non ha fatto tutto da
solo, c’è la mano dei servizi segreti”. Per poi parlare della famosa e
mai più ritrovata agenda rossa del giudice Borsellino: “La stessa cosa
vale anche per l’agenda rossa. Ha visto cosa hanno fatto? Perchè non
vanno da quello che aveva in mano la borsa e si fanno consegnare
l’agenda. In via D’Amelio c’erano i servizi”
.


Secondo il capomafia Cosa nostra non avrebbe mai potuto organizzare
due stragi come quelle di Capaci e via D’Amelio senza l’appoggio di
altri personaggi appartenenti ad ambienti para istituzionali: “Io sono
stato 25 anni latitante in campagna senza che nessuno mi cercasse, come è
che sono responsabile di tutte queste cose?”
. E ancora: “Nella strage
di Capaci – ha continuato Riina – mi hanno condannato con la motivazione
che essendo io il capo di Cosa nostra non potevo non sapere come è
stato ucciso il giudice Falcone. Lei mi vede a me a confezionare la
bomba di Falcone?”


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Le rivelazioni – riferite da La Repubblica
– che l’ex capo di Cosa nostra ha rilasciato qualche settimana fa  ad
alcuni agenti del gruppo speciale della polizia penitenziaria, fanno
parte di una relazione che è stata oggi depositata al processo sulla
trattativa tra Stato e mafia, nell’ambito della quale, asserisce Riina:
“Sono stati loro a venire da me non io da loro”
, aggiungendo poi che “Mi
hanno fatto arrestare Provenzano e Ciancimino”
.

Frasi criptiche che
dovrebbero in realtà tradursi in una concreta collaborazione con la
giustizia. 
“Le ripetute e ravvicinate affermazioni del Riina su vicende
processuali o fatti che lo riguardano (come l’arresto) appaiono anomale
rispetto a un atteggiamento che da sempre lo ha contraddistinto, di
‘riservatezza’ nell’approccio con gli operatori tutti” ha detto Giacinto
Siciliano, direttore del carcere di Opera, secondo il quale la
“’loquacità’ di Riina “potrebbe avere un preciso significato quanto
essere riconducibile a un deterioramento cognitivo legato all’età”.


Il
boss corleonese, parlando con gli agenti, si è inoltre dichiarato
“andreottiano da sempre”: “Appuntato, lei mi vede che possa baciare
Andreotti? Le posso dire che era un galantuomo e che io sono stato
dell’area andreottiana da sempre” ha detto durante una pausa di processo
della trattativa all’agente che gli domandava se fosse vera la storia
del bacio tra lui e Giulio Andreotti.

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Inutile dire che possono essere
fatte innumerevoli congetture sul motivo che ha spinto Totò Riina, il
quale ha sempre negato di essere a conoscenza della trattativa, a
rilasciare dichiarazioni di tale peso. La verità è che Riina è ben
consapevole, essendo condannato a numerosi ergastoli, che, come quasi
tutti i capi di Cosa nostra (escluso Matteo Messina Denaro, tuttora
latitante)  non uscirà mai più dal carcere.

La ragione più plausibile
che si nasconde dietro questa improvvisa inversione di rotta è che il
capomafia voglia lanciare un messaggio, ricordando tutti i segreti di
cui è a conoscenza. Finchè rimane in vita, Riina è una bomba pronta a
esplodere in qualsiasi momento contro quello Stato-mafia che ancora oggi
occupa le stanze del potere.


Non è un caso, nè la prima volta che
Riina fa delle rivelazioni proprio a ridosso dell’anniversario della
strage di via d’Amelio. Nel luglio del 2009, dopo diciassette anni di
silenzio, disse sull’uccisione di Paolo Borsellino che “L’ammazzarono
loro”. E poi – riferendosi agli uomini dello Stato – aggiunse: “Non
guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi”. 
Riina, o chi
per lui, sta lanciando nuovi messaggi intimidatori: forse Cosa nostra,
ancora una volta, vuole ricattare lo Stato-mafia? Aspettiamo e vedremo.

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Fonte: http://www.antimafiaduemila.com/2013070143745/giorgio-bongiovanni/toto-riina-qlagenda-rossa-rubata-dai-servizi-segretiq.html.

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