Scuola, il ministro difenderà la legge o la Gelmini?
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Scuola, il ministro difenderà la legge o la Gelmini?

Il ministro Carrozza dovrà inserire nella sua agenda il problema dei tagli sconsiderati conseguenza della legge Gelmini. Per lei tre semplici domande. [Marina Boscaino]

Scuola, il ministro difenderà la legge o la Gelmini?
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6 Giugno 2013 - 19.04


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di Marina Boscaino

Il ministro Carrozza non ha finora brillato per capacità di esprimersi inequivocabilmente sui temi caldi che agitano la scuola; tranne che sul referendum di Bologna, sul quale dichiarò (sic!) adesione al fronte del B (e cioè per l’erogazione di fondi pubblici alle scuole private). Ecco per lei 3 semplici domande. Se, come è presumibile che sia, esse rimarranno prive di risposte, toccherà a noi trarne conseguenze concrete.


1) le leggi e i procedimenti da essi previsti sono materia facoltativa?

2) Quale è il ruolo che dobbiamo attribuire alla Conferenza Stato Regioni?

3) Considerato il taglio effettuato dalla Gelmini con un procedimento lesivo delle prerogative della Regione e degli Enti Locali, quale posizione assumerà il ministro Carrozza? Difendere l’operato della Gelmini o schierarsi dalla parte della legge?

Per capire il senso di queste domande occorre ricostruire un po’ di storia recente; ricostruzione faticosa, ma istruttiva. Nella sua spregiudicata e incompetente gestione della scuola negli anni dal 2008 al 2011, l’allora ministro Gelmini aggirò accuratamente alcune azioni obbligatorie per legge. La normativa prevista dal governo Berlusconi, infatti, stabiliva che per la determinazione degli organici delle istituzioni scolastiche il Ministro dell’Istruzione avrebbe dovuto prima acquisire il parere della Conferenza Unificata Stato–Regioni-EE.LL e dopo adottare il Decreto interministeriale sulla base del quale, successivamente, gli Uffici Scolastici Regionali avrebbero potuto procedere. Si tratta di atti formali, nonché di bon ton istituzionale, in ossequio al principio di leale collaborazione che dovrebbe caratterizzare sempre i rapporti tra Stato e Regioni.

Per 2 anni di fila, dal 2009 al 2011 (che sono anche stati i primi, durissimi anni di applicazione dei tagli draconiani previsti dalla l. 133/08) quel parere non è stato acquisito dal ministro, che non ha adottato nemmeno, come la legge prevede, alcun provvedimento precedente. Interviene la sentenza del Consiglio di Stato, che dichiara illegittimi gli organici dell’anno scolastico 2010-11 e la Gelmini, per evitare una nuova sentenza a proprio sfavore, chiede (fuori tempo massimo: si era a settembre, quando i tagli agli organici per l’anno scolastico che stava iniziando, il 2011/12, erano già “di fatto” disposti dalla primavera) il parere della Conferenza Unificata Stato Regioni; che – invece di denunciare la scorrettezza – media, chiedendo al ministro di aprire un tavolo di confronto. Gelmini dice sì, ma evita accuratamente di dare un seguito concreto all’assenso: ed ecco, infine, il parere negativo da parte della Conferenza Unificata Stato–Regioni, nonostante il quale Gelmini adotta il provvedimento formale per determinare gli organici per l’anno in corso, di fatto già tagliati (senza alcun provvedimento formale, come si è detto) la primavera precedente.

La notizia di questi giorni è che Regioni ed Enti Locali possono intervenire in giudizio, contestando gli organici della scuola per l’a.s. 2011/12 entro il 26 luglio. La determinazione degli organici per quell’anno da parte di Gelmini è stata depositata agli atti, su ordine del Tar del Lazio, dopo l’impugnazione da parte di docenti, genitori, studenti.

Che notizia è, ci si chiederà? Cosa c’è di così clamoroso nel fatto che chi ha subito illegittimamente un danno si adoperi affinché il danno venga rimosso, assieme alle condizioni che lo hanno prodotto? Sembrerebbe ovvio; ma la cosa – sorprendentemente – invece non è così lapalissiana.

Da noi succede spesso che riconoscimento formale e giuridico di diritti violati e azioni concrete per il ripristino della certezza del diritto non camminino insieme. Quel riconoscimento non basta; occorre che ad esso segua la richiesta da parte di chi è stato leso di provvedere alla rimozione di ciò che impedisce l’esigibilità del diritto. Il caso più eclatante e recente nel mondo della scuola si verificò proprio nel 2011.

Allora, nonostante le sentenze di Tar e Consiglio di Stato, che (come detto in precedenza) dichiararono illegittime le circolari sugli organici che configuravano i tagli conseguenti alla “riforma” Gelmini, gli organici restarono invariati. Perché? Perché le “parti lese” (i precari, in quel caso, che avrebbero potuto/dovuto ricorrere per esigere il posto di lavoro a loro iniquamente sottratto) non lo fecero. Nessuno andò ad esigere il ripristino del proprio diritto violato. Mancanza di conoscenza, inerzia, desolata rassegnazione: qualunque sia il motivo, è ben chiaro che né lo Stato, né gran parte dell’informazione si curarono di sottolineare l’anomala situazione, probabilmente per preservare l’esecuzione perfetta – benché illegittima – del piano di “semplificazione e razionalizzazione” determinato in quel caso dalla legge 133/08 (che fruttò e sta fruttando il taglio di 140mila posti di lavoro circa e 8 mld di risparmio sulla scuola). Ma nemmeno chi aveva la facoltà di ricorrere con la certezza di una vittoria, considerate le due sentenze che parlavano chiaro, ebbe modo di intervenire.

Insegnanti e genitori hanno già fatto ampiamente il proprio dovere di cittadini, impugnando gli organici dell’anno scolastico seguente, il 2011-12. Ora tocca a regioni ed enti locali: hanno la possibilità di dimostrare che quella richiesta di interlocuzione che proposero a Gelmini rappresentava davvero una loro volontà positiva di ripristinare il diritto e di valutare in modo approfondito le reali esigenze della scuola. Staremo a vedere. Le risposte – mancate o pronunciate – di ministro, regioni ed enti locali saranno determinanti per far comprendere ai cittadini quale posto i nostri interlocutori istituzionali vogliano realmente occupare nella difficilissima partita che da anni stiamo giocando a sostegno della scuola statale, del diritto degli studenti all’apprendimento, dei docenti al lavoro. Staremo a vedere.

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