Napolitano si dimette e alle 17 giura
Top

Napolitano si dimette e alle 17 giura

Il Capo dello stato vuole fare in fretta e traccia la sua rotta: nuovo governo entro giovedì. L'alternativa? Il voto a giugno.

Napolitano si dimette e alle 17 giura
Preroll

redazione Modifica articolo

22 Aprile 2013 - 12.12


ATF

Un governo politico con forti innesti tecnici guidato da un premier che abbia una chiara spendibilità internazionale e che possa durare almeno due anni. Questo è l’impianto sul quale starebbe ragionando il presidente Giorgio Napolitano in questa domenica laboriosa che ha passato al Quirinale tra contatti e la preparazione del suo discorso alle Camere di domani.

Il riserbo del Colle è assoluto in queste ore, ma restano alcune certezze: il desiderio del capo dello Stato di fare in fretta e la convinzione che le forze politiche, Pd compreso, questa volta sapranno assumersi le proprie responsabilità lasciando al recente passato la politica dei veti incrociati. Per cui resta confermato che Napolitano dovrebbe aprire le consultazioni già martedì prossimo per tentare di dare un incarico entro giovedì e chiudere la partita del governo in questa settimana.

In ambienti politici si disegna questo scenario in costruzione: il premier dovrebbe essere un politico di area centro-sinistra con una forte “spending” internazionale.

Leggi anche:  Centrodestra vara lo "Stabilicum": premio di maggioranza niente preferenze, Parlamento di nominati

Il profilo perfetto sarebbe quello di Giuliano Amato, ma sul suo nome restano alcune resistenze: la più persistente è quella della Lega nord. Per mantenere una guida politica all’esecutivo si pensa a due vicepremier, come – ad esempio, visto che i nomi dovranno essere calibrati con il massimo equilibrio – Enrico Letta e Angelino Alfano. Un sottosegretario alla presidenza del Consiglio come Gianni Letta potrebbe far quadrare i conti. I ministri invece, e questa potrebbe essere la novità, dovrebbero essere lontani quanto basta dai partiti. Il mix potrebbe essere realizzato con la scelta di formare una squadra efficiente di ministri tecnici o a «bassa intensità politica», come si ragiona nel Pd.

In questo quadro, Napolitano potrebbe recuperare alcuni ministri del governo Monti, come la Cancellieri e Di Paola. Per l’economia, vale lo stesso principio del premier, cioè un’ importante «spendibilità estera».

Quindi, Monti o Saccomanni? Anche i sottosegretari potrebbero avere un ruolo importante in questo disegno: potrebbero tornare personalità politiche per chiudere il cerchio. Come ha confermato oggi Franco Marini «Napolitano non ha spazi per dire cose diverse dal “fare intese anche con il Pdl”».

Leggi anche:  L’ossessione securitaria: fermo preventivo, stretta sui migranti e attacco ai diritti per criminalizzare il dissenso

E di questo sono consapevoli tutti nel Pd. Perché è proprio al Pd che il capo dello Stato guarda perplesso. La confusione tra i Democratici è tale che martedì ci sarà una direzione che dovrà individuare la delegazione da mandare al Quirinale per le consultazioni. Non che ciò possa cambiare troppo i destini del governo: la direzione, infatti, dovrà anche definire il mandato della linea da portare al Colle e che – osserva una fonte qualificata del Pd – sarà quello di convenire con ciò che Napolitano chiede. E questo, nonostante nel Pd la sola parola “larghe intese” provochi ancora reazioni nervose. Rosy Bindi, ad esempio, si è spinta a dire che per Enrico Letta «non è il momento» di pensare a palazzo Chigi perché il popolo Democratico non vuole un governo con Berlusconi.

Ma la rotta si sta tracciando e tutti dovranno seguirla. Altrimenti Napolitano procederà lo stesso. L’alternativa è il voto, magari a giugno.

[GotoHome_Torna alla Home]
Native

Articoli correlati