Istituzioni in prima fila e tanta commozione per l’ultimo saluto al cardinale Carlo Maria Martini, uomo di chiesa, amato anche dalle altre religioni e dai non credenti. Ci sono infatti anche esponenti islamici e buddisti, uniti nella preghiera in suffraggio del grande prelato. E anche piazza Duomo è affollata di milanesi e non, di ogni età e
di diverse fedi. Dai due maxischermi ai lati della facciata stanno proiettando la cerimonia e
anche camerieri e clienti dei bar sotto i portici lanciano una occhiata alla
piazza gremita, mentre in inglese qualcuno spiega ai turisti “che oggi Milano
piange un uomo molto importante, che ne ha segnato la storia”.
Tra le centinaia di persone presenti in piazza anche Moni Ovadia e Alessandro
Profumo, ma sono tanti i cittadini, noti o meno, che hanno lasciato l’ufficio
o incastrato gli impegni per venire a salutare il cardinale Martini.
E l’omelia pronunciata dell’arcivescovo di
Milano, Angelo Scola è un saluto per nulla triste, ma fatto di speranza.
“Siamo qui convocati dalla
figura imponente di questo uomo di Chiesa per esprimergli la nostra commosa
gratitudine” ha detto Scola e a lui “facciamo corona. E lo facciamo perché
nella luce del Risorto, garante del tuo compiuto destino, sappiamo dove sei.
Sei nella vita piena, sei con noi. Questa è la nostra speranza certa. Non
siamo qui per il tuo passato ma per il tuo presente e per il nostro futuro”.
“Nella luce del Risorto, garante del tuo compiuto destino, sappiamo dove sei. Sei nella vita piena, sei con noi. Non siamo qui – ha aggiunto – per il tuo
passato, ma per il tuo presente e per il nostro futuro”.
Il cardinale Carlo Maria Martini
”non ci ha lasciato un testamento spirituale, nel senso
esplicito della parola. La sua eredità è tutta nella sua vita
e nel suo magistero e noi dovremo continuare ad attingervi a
lungo. Affidare al Padre questo amato Pastore – ha
proseguito – significa assumersi fino in fondo la
responsabilità di credere e di testimoniare il bene della fede
a tutti. Ci chiede di diventare, con lui, mendicanti di
Cristo”.
“Per lui è pronto un regno come quello che il
Padre ha disposto per il Figlio Suo, l’Amato. Il fatto che non sia un luogo
fisico, a nostra misura, non ci autorizza a ridurre il paradiso a una favola”
e il cardinale Carlo Maria Martini “tanto amato, non si è dileguato in un
cielo reoto e inaccessibile”.