Treni-notte, l'ultimo operaio giù dalla torre
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Treni-notte, l'ultimo operaio giù dalla torre

Stanislao è sceso dalla torre dopo 135 giorni. Storia di una protesta che ha vinto, i treni-notte sono tornati. E ha perso: chi ha lottato è stato lasciato a casa.

Treni-notte, l'ultimo operaio giù dalla torre
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18 Giugno 2012 - 17.45


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di Miriam Vicinanza

L’ultimo a scendere dalla torre faro della Stazione Centrale di Milano è stato Stanislao Focarelli. In cima a quella stanzina di fortuna, riparata con plastica e cartone, esposta al gelo e al caldo, c’è rimasto 135 giorni e mezzo. Finisce così con un abbraccio, in fondo al binario 21 una storia che ha dell’eccezionale. Un manipolo di ferrovieri, licenziati per l’abolizione dei treni-notte, ha scelto la lotta, la testimonianza in prima persona e la protesta senza tregua. Dall’8 dicembre sono rimastiin cima a quella torre. Appollaiati, mentre su Milano diluviava, il termometro scendava a 10 sotto zero, sotto la neve e adesso con il caldo a 30 gradi.

Appena sceso Focarelli spiega: la lotta non finisce qui. Il presidio al Binario 21 rimane. Perché la lotta un successo l’ha avuto: i treni-notte sono tornati a unire il sud e il nord a prezzi accettabili. Ma i lavoratori che hanno protestato sono stati puniti. “Non molleremo. Ci vogliono tagliare fuori da tutto. I treni notte sono stati ripristinati e sa cosa fanno sulla tratta Milano-Reggio Calabria? Pur di non farci lavorare fanno viaggiare il treno senza scorta fino a Firenze. Se a un viaggiatore dovesse servire qualcosa, un lenzuolo, del sapone ecc., è costretto ad aspettare di arrivare nel capoluogo toscano. Siamo arrivati a questo punto, e tutto perché abbiamo osato protestare, dicono. Per Trenitalia, i lavoratori del Binario 21 hanno esagerato e rimarranno a casa”. Questi i commenti, tra un abbraccio e un saluto.

Questa la storia di un inverno di lotta cominciato la notte dell’8 dicembre 2011. Sulla torre erano saliti per primi Beppe Gison, Carmine Rotatore e Oliviero Cassini. Beppe è sceso il 21 gennaio, Carmine il 25, Oliviero il 24 febbraio, con 78 giorni compreso il grande freddo sulle spalle dei suoi 48 anni, e a dargli il cambio è arrivato nel giro di 24 ore il 28enne Rocco Minutolo. Ma la vedetta non è rimasta sguarnita, perché intanto era salito Stanislao Focarelli, 37 anni, partigiano perché l’Anpi di Voghera gli ha conferito una tessera ad honorem.

”Lassù ci sono almeno 50 gradi”, ricorda Focarelli, stanco, affaticato e per i primi passi zoppica vistosamente: “Lo rifarei eccome. O dimostri di essere più forte di loro o sei costretto a stare ai loro giochi di potere. Non dovevamo fare passare l’idea che ci avessero tagliato fuori. È vero, ci sono stati problemi fisici e psicologici lassù, ma ne è valsa la pena e mi sento di dire che abbiamo vinto perché abbiamo lottato per un principio solido”. Insieme a Focarelli ci sono Rocco Minutolo, sceso pochi giorni fa per un problema al ginocchio e Oliviero Cassini uno dei tre licenziati che per primo è salito sul traliccio. Gli altri due, Giuseppe Gison e Carmine Rotatore, hanno già da qualche giorno iniziato a lavorare grazie a un riassorbimento di Trenord e Trenitalia. Per gli ultimi che fino ad oggi hanno resistito sembrerebbe potersi aprire una opzione in Atm, Azienda trasporti milanesi, di proprietà del Comune di Milano.

Resta il fatto che la protesta ha vinto, ma chi ha protestato è stato lasciato a casa da Trenitalia. Questa ‘ l’Italia.

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