La cronaca rosa non è un problema. Può avere spazio nei giornali e perfino nei telegiornali: fa parte del racconto leggero della società. Capiamo il marketing e i lanci dei dischi. Ma un conto è il costume, un conto è la gerarchia delle notizie. Soprattutto in giorni di guerre, bombe e stragi e di crimini ignorati contro i palestinesi.
Per questo lascia francamente sconcertati vedere tra i titoli di apertura del TG2 la notizia della gravidanza di Rose Villain.
Con tutto il rispetto per una cantante popolare e per la sua vita privata, la domanda è semplice: davvero questa è una priorità per il servizio pubblico?
Mentre a Gaza continuano bombardamenti, distruzioni e morti civili, mentre i palestinesi vengono uccisi e la loro tragedia umanitaria di dimensioni enormi scivola sempre più ai margini dell’informazione, i telegiornali italiani sembrano diventare improvvisamente sobri, cauti, reticenti. I crimini di guerra si raccontano poco, spesso in modo neutro, a volte quasi scompaiono.
Poi però la cautela sparisce quando si tratta di cronaca rosa.
Ed è qui che nasce il fastidio. Non per la notizia in sé, ma per ciò che rivela: un’informazione capace di grande prudenza quando si tratta di raccontare la violenza e le responsabilità di una guerra, ma sorprendentemente prodiga quando si tratta di gossip.
Il risultato è un rovesciamento delle priorità: meno spazio agli orrori della guerra, più spazio alla vita privata dei personaggi dello spettacolo.
E per un telegiornale del servizio pubblico questa non è una scelta neutrale. È una scelta editoriale. Come quella di mettere la sordina sui crimini contro il palestinesi che continuano oltre l’Iran e la guerra del Golfo.