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Furio Colombo lascia Il Fatto Quotidiano: "Orsini mi provoca disagio"

Colombo ha espresso questo malessere in una lettera all’attuale direttore e al terzo fondatore, Antonio Padellaro, che nella stessa paginata rispondono a Colombo portando le loro motivazioni. 

Furio Colombo lascia Il Fatto Quotidiano: "Orsini mi provoca disagio"
Furio Colombo

globalist

13 Maggio 2022 - 18.13


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Uno dei fondatori del Fatto Quotidiano, Furio Colombo, ha deciso di lasciare il giornale diretto da Marco Travaglio per il disagio provato nel vedere la propria firma e quella di Alessandro Orsini sulle colonne del quotidiano. Colombo ha espresso questo malessere in una lettera all’attuale direttore e al terzo fondatore, Antonio Padellaro, che nella stessa paginata rispondono a Colombo portando le loro motivazioni. 

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“È inevitabile respingere visioni che portano disorientamento e informazioni inesistenti o distorte – scrive Colombo – se compaiono accanto al tuo lavoro nel giornale per cui scrivi, fiducioso, da molti anni. Orsini “ha funzionato come il frate che solleva i confratelli e i fedeli per riformare una chiesa. Dopo di lui niente è più come sembra”, perché ha scosso “con forza e con violenza la fiducia di chi legge e di chi scrive su un giornale su cui lascia una pesante impronta, una sorta di esclusiva”.

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Colombo ritiene che le analisi del sociologo “falsificano fino ai dettagli la storia di questo Paese e del contesto politico e umano di cui siamo parte”: “Ma non sono affatto maggioranza – specifica – anche se Orsini tenta tenacemente di apparire perseguitato. Con lui non siamo mai al dubbio o al suggerimento, ma alla affermazione o negazione assoluta priva di alternative. Come fai a scrivergli accanto? Chi dei due è il falsario?”. 

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Colombo dice di non voler “essere complice” di chi ha dichiarato frasi come: “Bisogna avere il coraggio di ammettere che Putin ha giа vinto”, “Hitler non aveva alcuna intenzione di far scoppiare la Guerra mondiale”. Attacchi anche per Massimo Fini e il suo articolo revisionista sulla condotta dell’esercito tedesco in Italia. 

“Scrivere accanto a un professore che la pensa diversamente non è complicità, è pluralismo”, gli risponde dalla pagina accanto Marco Travaglio, che fa ruotare il suo discorso intorno alla libertà di espressione: “Caro Furio, tu non condividi quello che scrivono Fini e Orsini e immagino che la cosa sia reciproca. Io, soprattutto sulla guerra in Ucraina, non condivido ciò che scrivi tu, ma pubblico tutto ciò che scrivi. Dov’è il problema? Siamo un giornale, non una caserma. Siamo in democrazia, mica in Russia. Sul Fatto c’è posto per tutti”.

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