Di Trapani: “Cronisti intercettati e fonti non protette. È la fine del giornalismo!”
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Di Trapani: “Cronisti intercettati e fonti non protette. È la fine del giornalismo!”

Il segretario dell’Usigrai: "Aprire una crepa sulla riservatezza delle fonti rischia di demolire la possibilità di fare giornalismo d’inchiesta"

Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai
Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai
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21 Giugno 2021 - 16.21


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di Antonello Sette

 

Di Trapani, è in atto un attacco alla libertà di stampa forse senza precedenti. L’ultimo episodio riguarda direttamente la Rai.  Come lei sa bene, il Tar del Lazio ha ordinato alla redazione della trasmissione Report di concedere l’accesso alle fonti utilizzate per un servizio giornalistico che ha coinvolto l’avvocato Andrea Mascetti, nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti della Regione Lombardia, denominata “Vassalli, valvassori e valvassini”. E’ la fine del giornalismo d’inchiesta e, forse, anche del giornalismo tout court?

La sentenza del Tar del Lazio are una crepa sula tutela delle fonti, che è uno dei pilastri della libertà di stampa e dell’informazione – accusa il segretario dell’Usigrai rispondendo all’Agenzia SprayNews -. Non è un caso che la tutela delle fonti e, quindi, la segretezza, siano state introdotte dalla legge professionale. Aprire questa crepa rischia di demolire la possibilità di fare giornalismo d’inchiesta in questo Paese ed è bene che si comprenda che la tutela delle fonti non è una tutela a garanzia dei giornalisti, ma è una tutela, che è stata introdotta a tutela del diritto dei cittadini a essere pienamente informati. E’, quindi, una tutela a garanzia dell’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero e di stampa.

Il conduttore Sigfrido Ranucci ha detto che è assurdo paragonare un servizio giornalistico a un atto amministrativo e che Report non ottempererà all’ordine e non svelerà le fonti…

La sentenza nei fatti equipara tutti gli atti, che servono a preparare un’inchiesta giornalistica, ad atti amministrativi e, quindi, li rende disponibili attraverso una richiesta di accesso agli atti. E’ un’equiparazione assurda, che di fatto demolisce il lavoro giornalistico. Gli atti, che servono a preparare un servizio giornalistico, sono atti d’informazione legati alla professione giornalistica. Non sono atti amministrativi. Non lo sono neppure per un giornalista della Rai sevizio pubblico. Anche perché, se così fosse, si introdurrebbe una odiosa e inaccettabile discriminazione fra i giornalisti della Rai e quelli di tutte le altre aziende editoriali private, sulla base della quale gli atti dei giornalisti Rai sarebbero accessibili e quelli di tutti gli altri giornalisti no. E’ una palese discriminazione che siamo certi non reggerà in fase di appello, ovvero in sede di Consiglio di Stato. 

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Prima ancora della sentenza del Tar del Lazio, un altro fatto gravissimo aveva travolto il principio costituzionalmente garantito della libertà di stampa. La Procura di Trapani, nell’ambito di un’indagine su una Ong, ha sottoposto per un anno e mezzo alcuni giornalisti, neppure indagati, a intercettazioni telefoniche. Non le sembra assurdo?

Più che assurdo, è inaccettabile. Sono finiti negli atti dell’inchiesta giornalisti che nulla avevano a vedere con quella indagine e addirittura è finita nel mirino l’intercettazione di una giornalista che parlava con il proprio avvocato. Anche comportamenti di questo tipo rischiano di minare alle fondamenta la tutela delle fonti. Ribadisco che la tutela della fonte non può essere violata neppure aggirando con qualche escamotage il segreto professionale. Non è una posizione nostra, come sindacato. E’ una posizione che è stata più volte ribadita dalle sentenze europee. Noi, come sindacato, tuteleremo, quindi, in tutte le sedi possibili le colleghe e i colleghi, che hanno subito o subiscono la violazione della tutela delle fonti.

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Non ci se rende, temo, che a rischio non sia solo la libertà di informazione, ma la stessa incolumità fisica dei giornalisti e delle loro fonti…

La tutela deve innanzi tutto fornire una garanzia a chi è in possesso di informazioni di interesse collettivo. Le fonti vanno tutelate fin dal momento in cui affidano le informazioni a una giornalista o a un giornalista. Rivelare quelle fonti in alcuni contesti mette sicuramente a rischio la sicurezza della persona che ha scelto di denunciare e di farlo attraverso l’informazione. 

Non mi sembra, a dire la verità, che ci sia stata una mobilitazione commisurata ai rischi che la libertà di informazione sta correndo. Non sarà perché il giornalismo di denuncia è ormai poca cosa, quasi un residuo del passato?

Fortunatamente il giornalismo investigativo esiste ancora e continua a produrre risultati professionali di eccellenza. Sicuramente c’è un clima di grande insofferenza nei confronti dei giornalisti in generale e di quelli investigativi in particolare. Siamo convinti che ci sarà una grande mobilitazione. Una mobilitazione che non deve riguardare solo i giornalisti, ma tutti i cittadini. La tutela della fonte è stata inserita dal legislatore a garanzia dell’articolo 21 della Costituzione, a garanzia del diritto del cittadino a essere informato. Tanto più sapremo noi tutti spiegare questo, tanto più la mobilitazione sarà collettiva e molto più ampia di quello che è l’ambito giornalistico. La questione di queste ore non è la questione di una corporazione. Non è la questione di un ordine professionale. E’ una questione collettiva che ha a che fare con il sistema democratico del nostro Paese.

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C’è infine l’uso e l’abuso delle querele contro i giornalisti. Anche questo è un cappio sulla testa di chi prova a fare informazione. Perché non si riesce a ottenere una legge che stabilisca, oltre che le regole, anche le giuste garanzie?

Esiste un altro modo per intimidire i giornalisti ed è quello delle liti temerarie. E’ il motivo per il quale abbiamo chiesto a questo Governo, così come ai precedenti, di approvare con urgenza delle norme che vadano nella direzione della tutela dell’articolo 21 della Costituzione. In Parlamento sono già agli atti i disegni di legge contro le liti temerarie. Sono, per essere chiari, provvedimenti che non prevedono costi per lo Stato. Non c’è un problema di tenuta dei conti. Si tratta solo di manifestare la volontà politica di approvarli. E’ possibile farlo in tempi molto rapidi, anche perché questo Governo gode di una maggioranza parlamentare molto ampia. Ci aspettiamo che si voglia dare un segnale, tanto più in un momento come questo, e che la norma contro le liti temerarie venga approvata al più presto. 

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