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Report, la Corte dei Conti ha aperto un'istruttoria per le presunte fatture fittizie

Al centro della vicenda ci sarebbero le presunte fatturazioni fittizie di cui il conduttore della trasmissione, Sigfrido Ranucci, parla in un video registrato a sua insaputa nel 2014 e rilanciato di recente dal Riformista.

Report, la Corte dei Conti ha aperto un'istruttoria per le presunte fatture fittizie
Sigfrido Ranucci

globalist

16 Febbraio 2022 - 14.57


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Il caso delle presunte fatture fittizie della trasmissione Report arriva alla Corte dei Conti, che ha aperto un fascicolo istruttorio. 

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Al centro della vicenda ci sarebbero le presunte fatturazioni fittizie di cui il conduttore della trasmissione, Sigfrido Ranucci, parla in un video registrato a sua insaputa nel 2014 e rilanciato di recente dal Riformista.

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Il quotidiano Il Riformista ha pubblicato un articolo dal titolo “Così lavora Ranucci: fatture false, latitanti, dossier di fango e 007 amici” in cui accusa Ranucci di aver usato in modo poco trasparente  i fondi della RAI e a proteggere un presunto latitante con l’aiuto dei ROS, il Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri, pur di ottenere un video compromettente su Flavio Tosi, ex sindaco di Verona.

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La vicenda risale al 2014: Sergio Borsato, produttore veneto di servizi televisivi, fece credere a Ranucci di avere un video che mostrava Tosi ad un festino sessuale. Il video non esisteva e venne fuori che Borsato si era messo d’accordo con Tosi per ingannare Ranucci e screditarlo. 

Borsato registrò l’incontro con Ranucci, dove quest’ultimo  spiegava i metodi poco trasparenti con cui avrebbe potuto comprare il video compromettente di Tosi senza far risultare il suo nome. Il metodo prevedeva che Borsato desse a Ranucci un video qualunque, per giustificare la spesa con i soldi Rai, mentre il video vero sarebbe stato recapitato in maniera anonima. 

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Tosi depositò in procura la registrazione di Ranucci fatta da Borsato, accusando il giornalista di Report di aver cercato di acquisire in modo illecito dei video che lo riguardavano. Da una perizia risultò però che gli audio depositati da Tosi erano manipolati: alla fine fu Tosi a essere condannato per diffamazione. 

Ma il Riformista sostiene che la perizia sulla manipolazione non riguardava gli spezzoni che il quotidiano ha pubblicato, ma altre parti del video.

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Secondo il Riformista Ranucci “si accorda con fornitori non censiti nell’albo di Saxa Rubra, promette loro del denaro da pagare con disinvoltura: la fornitura di una cassetta dal contenuto inconsistente (“Che io valuterò come importante materiale giornalistico”, li rassicura) servirà a compensare i videomaker per quello che Ranucci richiede sottobanco: un video che incastra un politico. Girato da loro, sottratto chissà come. Da far pervenire con una finta busta anonima in redazione”.

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