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Sardinia Post, come l'informazione in Sardegna sta diventando nera

Lascia il direttore del sito di informazione Bellu, e arriva Paglia l'ex manganellatore di Valle Giulia. A un anno dalle elezioni regionali il ritratto di un'Isola dove l'informazione è un optional

Guido Paglia, il nuovo direttore di Sardinia Post
Guido Paglia, il nuovo direttore di Sardinia Post

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17 Ottobre 2018 - 20.08


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di Riccardo Valdes

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E’ sempre la stessa storia, già vista, perfino legittima se dietro non ci fossero le sirene della politica a trasformare una piccola storia in una storia ignobile. E qui, stavolta siamo in Sardegna, dove a breve, nel 2019 le elezioni regionali cambieranno il volto dell’isola sulla quale tanti anni fa, citando Sergio Atzeni, si camminava leggeri. E invece qui il passo, con una manifesta omertà gneralizzata dell’intellighentia dell’Isola, è pesante oramai. Un direttore cacciato, uno che arriva. Tutto normale.

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Diceva un vecchio cronista sardo: “Qui non esiste la mafia, esiste il silenzio, che a volte è pure peggio”. 

E allora proviamo a raccontarvela questa piccola storia ignobile. Senza bavagli. 

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Bye bye Bellu, arriva Paglia. Il direttore che si dimette  è Giovanni Maria Bellu, grande firma del giornalismo di sinstra – ex Repubblica, ex condirettore dell’Unità, l’autore di una delle grandi inchieste sullo scandalo e i morti delle migrazioni con il libro I Fantasmi di Porto Palo

Quello che arriva, al suo posto,  è un fascista, Né più né meno. Guido Paglia. Sei anni fa Bellu aveva creato un sito bello e libero, Sardinia Post. Lo ha sovvenzionato l’armatore Enzo Onorato, presidente di Moby Lines e di Mascalzone Latino.  Poi il disastro consumato nelle ultime ore, figlio chissà di quali e quanti conflitti

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“La decisione di dimettermi nasce da due ordini di motivi”, scrive Bellu nel suo ultimo editoriale. “Il primo è la richiesta, che non ho condiviso, di un mutamento della linea politico-editoriale, accompagnata anche dalla richiesta di sospendere alcune fondamentali regole della professione. Il secondo si fonda su un’idea, che oggi a maggior ragione ritengo debba essere difesa con speciale fermezza, della professione giornalistica e della sua funzione”.

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Sardinia Post è uno dei siti di informazione online più visitati di Sardegna, attualmente secondo i dati SimilaWeb è letto da oltre mezzo milione di utenti al mese. “La Sardegna è tornata a essere un laboratorio politico di rilevanza nazionale”, sottolinea Bellu, in riferimento alla campagna elettorale per le regionali già cominciata, per poi esprimere una posizione molto critica su quanto sta avvenendo nel centrodestra, sull’asse Lega-Psd’Az (Partito Sardo d’Azione, ndr), che potrebbe portare alla candidatura di Christian Solinas a presidente della Regione, e su Matteo Salvini.

L’editore armatore
E insomma tra queste onde perigliose chi va a pescare l’armatore? Guido Paglia. Un fascista, appunto. Camerata di ferro a Valle Giulia nel 1968, ex presidente di Avanguardia Nazionale, coinvolto in molte faccende nerissime e non chiarissime, poi nominato in quota Fini come portavoce Rai, poi nella Lazio di Cragnotti con un occhio sempre molto clemente verso la curva di destra.

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Il Paglia che arriva nell’Isola e con  romana possenza sbertuccia e irride il collega predecessore, assumendo (pare) una direzione ad interim. Il gerarca del nuovo giornalismo isolano scrive: “”Mi fa piacere non dover impartire lezioni di etica, non essere costretto a scomodare la Costituzione, non essere obbligato a fornire ai nostri lettori insegnamenti low cost sul valore sacro della libertà di stampa. Il mio predecessore nel dare l’addio a un gruppo editoriale che gli ha consentito per molti anni di accreditare una parte politica come fosse il Verbo ( e chiunque si contrapponesse ai modesti alfieri di questo Vangelo, in pericolosi epigoni del fascismo che bussa alle porte), ha già detto tutto”.

Mouse e manganello.
E qui il Paglia va giù di mouse-manganello: “Ha spiegato che per lui libertà è solo sinistra, anche se questa sinistra si contraddistingue più per giochini di potere che per reale ricerca del bene comune. Ha ammesso che per lui (e quelli come lui) gli elettori vanno ammaestrati, non informati a 360 gradi; come il diritto all’informazione e alla libertà di pensiero, che è il contrario del pensiero dominante di auto-nominate élites, prescriverebbe.E ha quindi spiegato meglio di chiunque altro, certo meglio di me, cosa si è celato dietro la scelta assunta in queste ore dal gruppo e dalla famiglia Onorato, colpevole di essersi lanciata più di sei anni fa, con l’entusiasmo che è tutto loro, in una impresa editoriale che doveva essere sinergica all’attività di imprenditori; e che doveva, attraverso l’informazione (non tribune politiche), aiutare la Sardegna a crescere e a uscire dalla crisi che ancora oggi la attanaglia e costringe i suoi giovani ad andarsene.Un’impresa editoriale che doveva essere, appunto, informazione. Ma che invece, negli anni, si è trasformata in un pulpito, come evidenziato con chiarezza dal mio predecessore, attraverso il quale lanciare anatemi contro chi la pensasse diversamente. Un pulpito dal quale non è stata spesa una parola per l’argomento più di sinistra possibile, ovvero le battaglie di Vincenzo Onorato per la difesa dell’occupazione e dei marittimi italiani.Nessuna purga, quindi e neppure eroi della resistenza auto-decorati”.
Alcuni editorialisti hanno già lasciato solidali con Bellu, lui – il camerata Paglia – ha irriso anche quelli (“Ce ne faremo una ragione”). E invece la “ragione” va solo da una parte nel devastante quadro dell’informazione in Sardegna che meriterebbe più attenzione nazionale. Laboratorio disfatto dalla destra mentre la sinistra non passa leggera, semmai si volta dall’altra parte e cambia proprio sentiero per non commentare e meno che mai sporcarsi le scarpe in questa  storia ignobile. 

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