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Francesco e la 'battaglia' per una religione non asservita ai potenti di turno

A Mosca Kirill benedice la guerra di Putin ma a Roma non c’è il capo di una Chiesa etnica, né un fondamentalista

Francesco e la 'battaglia' per una religione non asservita ai potenti di turno
Papa Franceco

Riccardo Cristiano Modifica articolo

6 Maggio 2022 - 10.46


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Qualcuno ha fatto un sogno. Alle dodici in punto il romano pontefice si affaccia alla finestra del palazzo apostolico, quello adiacente la Basilica di San Pietro, e dice: “ Se l’umanità riconosce che la dittatura, la sopraffazione, non sono violazioni della legge di Dio, se l’umanità concorda sul fatto che la tirannide è una delle opzioni per il comportamento umano, allora la civiltà umana finirà lì. E le parate sulla piazza rossa sono progettate per dimostrare che il totalitarismo è una delle variazioni possibili del comportamento umano. Dopo una breve sosta il romano pontefice prosegue: “ciò che sta accadendo oggi nell’ambito delle relazioni internazionali, quindi, non ha solo un significato politico. Stiamo parlando di qualcosa di diverso e molto più importante della politica. Stiamo parlando della salvezza umana, su dove finirà l’umanità, da che parte di Dio Salvatore sarà, alla sua destra o alla sua sinistra… Tutto quanto sopra indica che siamo entrati in una lotta che non ha un senso fisico, ma un significato metafisico”. 

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Sono parole che ho immaginato capovolgendo il senso di quanto detto dal patriarca di Mosca, Sua Santità Kirill, nella sua famosa omelia di guerra: “Se l’umanità riconosce che il peccato non è una violazione della legge di Dio, se l’umanità concorda sul fatto che il peccato è una delle opzioni per il comportamento umano, allora la civiltà umana finirà lì. E le parate gay sono progettate per dimostrare che il peccato è una delle variazioni del comportamento umano”.

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Dunque per il patriarca Kirill “ciò che sta accadendo oggi nell’ambito delle relazioni internazionali, non ha solo un significato politico. Stiamo parlando di qualcosa di diverso e molto più importante della politica. Stiamo parlando della salvezza umana, su dove finirà l’umanità, da che parte di Dio Salvatore, che viene nel mondo come Giudice e Creatore, a destra o a sinistra… Tutto quanto sopra indica che siamo entrati in una lotta che non ha un senso fisico, ma un significato metafisico”. 

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A Roma però non c’è il capo di una Chiesa etnica, né un fondamentalista, il discorso da cui siamo partiti non c’è stato, e non ci sarà. La Chiesa cattolica rimane, come dice il suo nome stesso, “universale” e il vescovo di Roma, quelle parole non le dirà. A Roma non siede un Kirill dell’Occidente, pronto a benedire i missili che dovrebbero smantellare la capitale del male, Mosca. E’ questo che l’Occidente rimprovera a Jorge Mario Bergoglio? E’ questo che molto definiscono “vicinanza a Mosca”?  Per questo ci si ostina a dire che la sua visione è in crisi perché lui ha puntato molto su Pechino e Mosca? Certo, il vescovo che guida una chiesa sinodale e globale ha puntato sulla Russia e sulla Cina, come sull’islam. Ha fatto male? Per chi non ha voluto neanche leggere cosa dica il documento sulla fratellanza che ha firmato con la massima autorità teologica sunnita e condiviso “nei fatti” con quella sciita, arrivando a un passo da farle incontrare qui a Roma, ha fatto male. Invece per me ha fatto bene. E se penso che il miliardario Kirill aveva non benedetto le armi atomiche russe, per la prima volta in vita sua, penso che abbia fatto bene anche a sobbarcarsi l’onere di bere l’amaro calice di un comunicato congiunto insopportabile illeggibile pur di incontrarlo. Chi gli rimprovera questo agisce come Mike Pompeo, che arrivò a minacciarlo “politicamente” per l’accordo con Pechino sui criteri di nomina dei vescovi cinesi, primo passo nella millenaria storia cinese verso il pluralismo. 

Il pluralismo che riconosce i tempi diversi della storia di Francesco però non piace solo a Occidente. C’è stato infatti anche un altro sogno. In questo sogno alle dodici in punto il romano pontefice si affaccia alla finestra del palazzo apostolico, quello adiacente la Basilica di San Pietro e dice: “ Se l’umanità riconosce che la Nato, strumento di sopraffazione e negazione della dignità dei popoli, rispetta l’uomo, se l’umanità riconosce che Washington può impunemente minacciare chiunque, allora la civiltà umana finirà lì. Ciò che sta accadendo oggi nell’ambito delle relazioni internazionali, quindi non ha solo un significato politico. Stiamo parlando della salvezza umana, davanti alla quale la salvezza degli ucraini, pur auspicabile, non può distrarci.” 

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A Roma però non c’è il capo di una Chiesa ideologica, né un fondamentalista antiamericano. Questo discorso non c’è stato e non ci sarà. Di più! Pur sapendo che il papa non può e non deve benedire qualsiasi arma, perché se lo facesse farebbe proprio quello che ha fatto Kirill, a differenza di chi ha negato empatia agli ucraini in nome di approcci ideologici lui, alla domanda se sia giusto armare la resistenza ucraina ha detto di “non saper rispondere, sono troppo lontano.” In questo modo ha delegato la risposta a chi è in Ucraina, evidentemente ai vescovi ucraini. Loro sanno. Ma lui sa, e ha detto, che in Ucraina accade proprio quel che accadde in Ruanda. Ma nessun “pacifista” ha citato questo raggelante parallelo, che lo ha condotto a definire gli ucraini un “popolo martire”, pur sapendo che questo linguaggio è teologicamente eccessivo. Lo sa, ma lo ha detto ugualmente per far capire che l’empatia con le vittime è prioritaria rispetto alle considerazioni politiche. 

Eccoci allora a un approccio alto, forse troppo per noi. La guerra di difesa degli ucraini ha la sua “vittoria” in Ucraina, nella rinuncia espansionista moscovita, evidentemente in cambio di altre rinunce. Per questo ha detto che l’abbaiare della Nato alle porte di Mosca ha facilitato l’azione moscovita. Che cos’è la Nato? Non è un’alleanza difensiva? E chi è posto a guardia, di uno spazio, cosa fa? Non abbaia forse? 

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Il problema di Francesco è dunque duplice. E’ la duplice deriva nel fondamentalismo dei tifosi sugli spalti del massacro degli ucraini. Da una parte quelli che vogliono trasformare questa guerra in una crociata russa contro l’Occidente, dall’altra quelli che vogliono trasformare questa guerra in una crociata contro l’Oriente dispotico. E le crociate senza croce non si fanno. 

Ecco perché i continui richiami a Francesco da parte di chi ha negato solidarietà agli ucraini non solo non lo hanno capito, ma lo hanno anche danneggiato. Francesco sa bene che se accettasse di ridurre la sua Chiesa a un patriarcato dell’arsenale occidentale tradirebbe se stesso, il suo pontificato e la natura stessa della Chiesa. Lo stesso farebbe negando empatia agli ucraini. I due ricatti sono tremendi perché strappano la sua altissima intervista, e i suoi pronunciamenti precedenti. Non è stato lui a parlare di guerra quando Putin rivendicava la natura di “operazione militare speciale” alla sua invasione? Non è lui che poi ha specificato che quella guerra era “guerra d’invasione”? E’ evidente che  il problema non è stato mai posto in termini di equilibrismi, di equidistanza. No. Il problema è stato casomai posto in termini di salvezza del cristianesimo come messaggio universale, mai etnico e mai messianico. Nessuno incarna in sé una sorta di antefatto in terra del Regno di Dio. 

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La tristezza italiana ha peggiorato il quadro. Il mondo pacifista ha tolto spazio e peso alla sua opera di “moral suasion” negando sin dal primo giorno sostegno anche armato agli ucraini. Se già allora non si poteva armare l’aggredito cosa dire quando i bellicisti hanno cominciato a trasformare la difesa in attacco? Era a quel punto che il “no” avrebbe avuto un senso politico se pronunciato dalle piazze. Era a quel punto che si sarebbe visto il sostegno culturale dal mondo occidentale allo sforzo globale di Francesco. Ma i movimenti e i leader hanno pensato allo “spazio” e alla propaganda. Facendo di noi la prima triste “doppia colonia”. O colonia americana di chi non sopporta l’ideologia dei pacifisti o colonia russa di chi non sopporta l’ideologia dei bellicisti. Gli opposti estremismi sono, come sempre, una sola condanna.  

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