Papa Francesco: "Palestina e Israele siano due Stati"
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Papa Francesco: "Palestina e Israele siano due Stati"

Papa Francesco ha rinnovato il suo appello per la pace in Medio Oriente, ribadendo la necessità che Palestina e Israele diventino due Stati liberi con buoni rapporti.

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24 Aprile 2024 - 16.18


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Papa Francesco ha rinnovato il suo appello per la pace in Medio Oriente, ribadendo la necessità che Palestina e Israele diventino due Stati liberi con buoni rapporti. Al termine dell’udienza generale, il Pontefice ha espresso con chiarezza la posizione della Santa Sede sulla soluzione del conflitto decennale in Terra Santa. Con parole semplici ma accorate, ha sottolineato che la guerra è sempre una sconfitta, arricchendo solo i produttori di armi.

«Il pensiero va alla martoriata Ucraina, alla Palestina, a Israele, al Myanmar che sono in guerra, e a tanti altri Paesi – dice Francesco, parlando `a braccio´ -. La guerra sempre è una sconfitta, e quelli che guadagnano di più sono i fabbricatori di armi». «Per favore, preghiamo per la pace! – esorta io fedeli nel suo appello – Preghiamo per la martoriata Ucraina: soffre tanto, tanto. I soldati giovani vanno a morire. Preghiamo». «E preghiamo anche per il Medio Oriente, per Gaza: si soffre tanto lì, nella guerra – aggiunge -. Per la pace tra Palestina e Israele, che siano due Stati, liberi e con buoni rapporti. Preghiamo per la pace».

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Per quanto apparentemente sia ora tra me meno praticabili, la soluzione «dei due Stati» autonomi resta quella perseguita dalla Santa Sede, e dal Papa in persona, per una soluzione in Medio Oriente. E lo dice con chiarezza anche il patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, in una lunga intervista concessa ai media vaticani e al quotidiano Avvenire.

«Penso che tutto quello che è successo in questi sei mesi abbia mostrato in modo evidente l’ineluttabilità della soluzione dei `due stati´. Non c’è alternativa ai due stati che il permanere della guerra». Ma secondo Pizzaballa, i due stati debbono cambiarsi dal di dentro, debbono ripensarsi. Le due società, che pure negli ultimi anni sono cambiate radicalmente e rapidamente, devono avere il coraggio di ripensare la propria società”.

«Non sarà facile – ammette – perché entrambe le società si presentano con un alto grado di eterogeneità al loro interno, sono poliedriche. Occorre che entrambe le società si dotino di un nuovo orizzonte di valori, perché non può darsi che l’unico collante sociale sia per entrambe il difendersi dal nemico».

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Inoltre, secondo il patriarca di Gerusalemme, la pace in Terra Santa potrà arrivare solo «dal basso». «In questa terra nel passato qualcuno più coraggioso ha tentato la strada politica della pace. Ma sono sempre stati tentativi che procedevano dall’alto verso, il basso: accordi, negoziati, compromessi. Sono tutti miseramente falliti – ricorda -. Pensate ad Oslo per esempio. E allora ora è il momento di invertire la direzione e avviare un percorso che vada invece dal basso verso l’alto. Ripeto: sarà faticoso ma non vedo altra strada».

«Fuori di questa terra si dà prevalentemente una lettura tutta polarizzante del conflitto – osserva ancora Pizzaballa -. E questo, oltre che dannoso, è estremamente sciocco, perché le ragioni del conflitto sono molto complesse, stratificate nel corso di decenni. Trattare il conflitto israelo-palestinese con lo spirito di un derby calcistico è sbagliato». Per il cardinale, poi, «la parola di papa Francesco in questa guerra ha avuto finora un grande peso.

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Anche quando è stata oggetto di critiche da entrambi gli schieramenti, anzi forse proprio quando è stata oggetto di critiche, ha manifestato la grande autorevolezza di cui gode. I suoi ripetuti moniti al rilascio degli ostaggi e per un immediato cessate il fuoco nella Striscia sono entrati di peso nella storia di questa guerra».

E confermarlo è anche che «oggi in tanti invocano un cessate il fuoco, ma a novembre lo reclamava soltanto la voce solitaria e coraggiosa di papa Francesco».

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