Non possono essere le polemiche sul ddl Zan a oscurare il grande impegno sociale di Francesco

Secondo alcune letture l'intervento della Santa Sede sul disegno di legge dimostrerebbe che quando si va al dunque la Chiesa mostra la sua anima reazionaria mentre tante battaglie sarebbero cosmesi

Papa Bergoglio in un murale di benvenuto ufficiale. Fonte Flickr

Papa Bergoglio in un murale di benvenuto ufficiale. Fonte Flickr

Riccardo Cristiano 9 luglio 2021

La strada politica che sembriamo destinati a imbroccare la si potrebbe definire quella degli opposti estremismi, o meglio della polarizzazione ideologica. La indicano da tempo molti cattolici e molti laici o  secolarizzati. Uno scontro di cui non si avvertiva il bisogno. Su MicroMega.net un articolo di Marco Marzano, indica bene questo desiderio di polarizzazione: di fatto l’autore si chiede cosa abbia fatto in otto anni di pontificato Francesco. La sua risposta è: nulla, come dimostrerebbe la nota vaticana sul DdlZan. Questa posizione, che illustreremo tra poco, mi sembra speculare a quella del vescovo di Ventimiglia, che ha affermato: “La doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo allaffermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza lattività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano”.

Credo che basti questo per dissentire da MicroMega, che asserisce che la “vulgata” diffusa dai nuovi “atei devoti di Francesco” per la quale con lui la Chiesa non sarebbe più il quartier generale della reazione si sarebbe sbriciolata al sole dell’evidenza. L’illusione che con Francesco i diritti sociali avessero soppianto le battaglie contro i diritti civili sarebbe svaporata.

Scrive Marzano: “E’ vero esattamente il contrario: è solo quando sono in gioco decisioni politiche rilevanti sul piano morale dei valori che la Chiesa mette in campo la parte più minacciosa del suo arsenale, come ha fatto pochi giorni orsono con la nota  sul Concordato contro il ddl Zan. Si tratta peraltro di un atteggiamento pienamente comprensibile: per la Chiesa le “questioni sociali” sono faccende secondarie che non interagiscono direttamente con i suoi interessi e con la sua posizione nella società”. La Chiesa, aggiunge Marzano, chiede solo misericordia dai ricchi per i poveri. Dunque la frattura con il neoliberismo segnata dal no pontificale (in almeno due encicliche)  alla teoria dello sgocciolamento, per cui avvantaggiando i ricchi si determinerebbe uno sgocciolamento di benessere verso i poveri, cuore ideologico del neo-liberismo, sarebbe “aria fritta”. I viaggi a Lampedusa, a Lesbo, al confine tra Messico e Stati Uniti, al confine tra Venezuela e Colombia, nei campi dei Rohingya e ancora sarebbero “faccende secondarie”, forse cosmesi.

 

Questa visione del pontificato non fa i conti con la chiarezza di quanto affermato nell’intervista manifesto del pontificato, quella accordata a padre Antonio Spadaro nel 2013:  «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione.Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. Lannuncio di tipo missionario si concentra sullessenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche ledificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali».

Cosa ha significato mettere tutto in un contesto? Che con un aspro confronto durato anni Francesco ha saputo portare al discernimento sui divorziati risposati (una norma non si può applicare allo stesso modo davanti a casi molto diversi) come su chi abbia abortito e che ha tentato, respinto dalla maggioranza sinodale, di recepire anche la terminologia LGBT. Forse  l’integralismo cattolico è il bene agognato dall’integralismo laicista, quello che vede solo un modo per essere cattolici; l’oscurantismo. Il testo proposto al sinodo sulla famiglia e che non ha trovato  voti sufficienti diceva sui gay, per esempio, che hanno «doti e qualità da offrire alla comunità cristiana»,  che le unioni gay costituiscono un esempio di mutuo sostegno. Questo per me indica che Francesco, l’uomo che ha proposto da arcivescovo di Buenos Aires -respinto dai suoi colleghi vescovi sebbene primate argentino- le unioni civili per gli omosessuali prima che cominciasse l’iter che ha portato alla legge sui matrimoni omosessuali, l’uomo che ha aperto il suo pontificato non benedicendo i giornalisti perché erano lì come lavoratori e non come fedeli, e molti da non credenti, e che poco dopo ha scritto a La Repubblica offrendo un dialogo nuovo tra credenti e figli dell’illuminismo non ha realizzato tutto quel che voleva, ma molto. Cosa? Ha testimoniato che è possibile un ragionamento che apprezzando l’altro e dimenticando il pregiudizio ci possiamo incontrare, capire, aiutare. Lo scrisse così il 4 settembre 2013, a La Repubblica: “lungo i secoli della modernità, si è assistito a un paradosso: la fede cristiana, la cui novità e incidenza sulla vita delluomo sin dallinizio sono state espresse proprio attraverso il simbolo della luce, è stata spesso bollata come il buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione. Così tra la Chiesa e la cultura dispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna dimpronta illuminista, dallaltra, si è giunti allincomunicabilità. È venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro”.

 

Questo spirito si può scorgere nel fatto che non ci sono state mobilitazioni di piazza, né si è eccepito sull’articolo uno della legge Zan: si è in buona sostanza chiesto di lasciare il corpo “tradizionalista” della Chiesa padrone di dire la sua, anche in quei termini arcigni che tanto nuocciono a tanti, per me anche alla Chiesa. Come si sarebbe potuto evitare questo? Resistendo. Resistendo al desiderio di definire disordinati gli omosessuali, che nessuno può giudicare tali dall’alto della sua uguale natura umana, e resistendo alla tentazione di una “legge manifesto”. Una legge che si fosse occupata di evitare loro quel che non è giusto, e non di stabilire quel che è giusto, poteva riuscire a unire. Qui insorge una domanda politica: che fine hanno fatto ius soli e ius culturae? C’era un trittico  che è sparito: tassa di successione, ius soli, voto ai sedicenni. Che fina ha fatto? 

Ma il trittico che non si vede più rende ancora più evidente la centralità acquisita nel pontificato dalle emergenze sociali rispetto alle rigidità dottrinali.

  Francesco però non è venuto a cambiare la dottrina cattolica, bensì a rimetterla in piedi.  La base è una visione del mondo, della storia e della vita, quella evangelica,  che solo se testimoniata nella sua interezza -e per Bergoglio nella sua bellezza- spiega e giustifica alcune norme morali che nel meccanismo inverso diverrebbero quel castello di carte destinato a cadere per terra di cui si è accennato. Ecco perché ha impegnato il Vaticano in un serrato confronto con la maggioranza dei vescovi americani che volevano negare la comunione  a Biden in nome di una presunta preminenza della questione-aborto. Non c’è alcuna preminenza, c’è una visione che riguarda neri, profughi, disoccupati, casalinghe, lavoratrici a casa e in ufficio e che ovviamente arriva all’aborto nel nome di un complessivo “ama il prossimo tuo come te stesso”. Se invece, come ha detto il Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, il cristianesimo si riduce a “costume, a norme morali, a rituali sociali, perde la sua vitalità e il suo interesse esistenziale per gli uomini e le donne del nostro tempo”. La reimpostazione evangelica ha prodotto un acceso confronto fatto di vittorie ma anche di  sconfitte, incomprensioni, resistenze, sfide e richiede una disponibilità alla reimpostazione illuminista: come Gesù non è responsabile dell’omofobia di molti credenti anche  l’illuminismo non porta alcuna responsabilità del fatto che, in nome dell’evoluzionismo, siano nati gli studi di fisiognomica e quindi molto pensiero razzista, a dimostrazione che nessuno è immune da colpe, deformazioni, eccessi.  

Il cardinal Martini disse, come è abbastanza noto, che la Chiesa è sempre in ritardo di due secoli. Ma rispetto a molti economisti non credenti si può dire che sulla questione ambientale, con Laudato si’, la Chiesa sia giunta con minore ritardo rispetto a chi si è attardato ancora negli anni recenti a ritirarsi dagli accordi di Parigi. Questo ci dice che sono gli interessi a poter  far arrivare in ritardo . Ma se c’è la disponibilità reciproca a capire che non è un tarlo congenito a determinare l’altrui tendenza al ritardo, anche due ritardatari possono aiutarsi vicendevolmente ad essere più puntuali. Un esempio: Marzano prosegue esponendo una nota teoria per la quale l’omosessualità  sarebbe stata in realtà una risorsa capace di riempire i seminari. Come negare che ci possa del vero? Anche nella corruzione di ogni democrazia reale c’è del vero. Ma non è un buon motivo per ritenere la democrazia un sistema esecrabile. Piuttosto è la necessità di continue riforme che qui emerge. Una riforma, quella ecclesiale, superando il clericalismo potrebbe superare anche la struttura rigida e oggi non più proponibile dei seminari solo maschili o femminili. 

Il problema si struttura così a due livelli: da una parte il gioco a tenaglia del liberismo, che sembra aver conquistato entrambi gli schieramenti, giocando sulla disponibilità del nuovo potere, il consumismo, ad accettare diritti civili e sopraffazioni sociali. Aiutare la Chiesa a liberarsi dalla protezione reazionaria in cambio della protezione della sua antropologia basata sul matrimonio eterosessuale  a discapito di LGBT è la sfida che nessuno ha ritenuto di tentare accettando il solo percorso possibile: legittimare i comportamenti senza imporre a tutta la Chiesa di convenire. E’ la fiducia nella logica: tutto sommato c’è qualcuno che oggi pensa di tornare ai tempi in cui il divorzio era proibito? 

Ma se non c’è disponibilità a vedere nell’altro un possibile partner, ma piuttosto un reazionario o uno scristianizzatore, si fa poca strada.  Un esempio all’inverso: è il secolarismo che ha svuotato le Chiese? O non è stato  il liberismo, anche cattocapitalista, quello che giustifica ogni arricchimento? E se nella vita ognuno è libero di arricchire se stesso come ritiene, chi riterrà un arricchimento unirsi nella Chiesa comune? 

Capire che tutto ciò in cui si è creduto nel Novecento oggi si riassume nella frase “vivere insieme”, dovrebbe comportare un desiderio di miglioramento della qualità illuminista per i cattolici e della qualità cattolica per gli illuministi. Chi ha detto che questi due mondi non hanno nulla da dirsi? La nuova ermeneutica dei testi sacri, che con il vecchio letteralismo portò a condannare Galileo Galilei, non è anche una conquista dei nuovi tempi, favorita dai Lumi? E la consapevolezza della relatività del relativismo non aiuterebbe a ritrovare quella agenda di diritti dell’uomo e del cittadino che sono alla base dell’odierna cultura secolare? Diritto all’istruzione, diritto al lavoro (non al licenziamento), diritto alla salute, diritto a sentirsi parte di un bene comune, diritto alla casa, diritto a emigrare, diritto a non emigrare. 

Ho paura di ogni integralismo, quindi della polarizzazione,  che desidera un papa reazionario, o che per tale lo raffigura quando ogni evidenza dice il contrario, per polarizzare lo scontro, desertificare ogni terra di mezzo. E’ una guerra culturale, la stessa che molti vescovi americani, e non solo di lì, vogliono combattere.