Correva l'anno 1970 e il teologo Ratzinger era contro il celibato obbligatorio

Benedetto XVI da Papa emerito si è scagliato contro le aperture del sinodo per l'Amazzonia. Ma in un documento firmato con altri nove studiosi sosteneva cose molto simili

papa ratzinger

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Riccardo Cristiano 13 gennaio 2020

Correva l’anno 1970:  nove teologi di grido in un memorandum mettevano in discussione il celibato obbligatorio. Tra le loro firme spiccava quella del futuro Benedetto XVI,  Joseph Ratzinger. Il fatto, lontano e rimosso, è stato ricordato nel 2011 dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung. Fra i promotori dell’appello si ritrovano nomi di fama mondiale, come Karl Rahner e Otto Semmelroth, Karl Lehmann, Walter Kasper e Joseph Ratzinger.

Kasper, val la pena ricordare, è stato Prefetto del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani anche quando regnava Benedetto XVI.
Ha scritto Rudolf Neumaier sul quotidiano tedesco: “Gli autori del testo operarono come consulenti della Conferenza episcopale, dalla quale erano stati chiamati in una Commissione per le questioni della dottrina religiosa e della filosofia morale. In quella sede sottolineano ripetutamente di non voler pregiudicare con la loro petizione alcuna risoluzione per l’abolizione del sacerdozio obbligatoriamente celibatario. Eppure anche soltanto il fatto che essi si sentissero in obbligo per un esteso intervento scritto indica chiaramente come essi dubitassero del senso del celibato obbligatorio.” Il documento sarebbe rimasto riservato per 41 anni e poi pubblicato dal periodico della Sfera d’Azione di Regensburg con il titolo “Dall’archivio. Per i firmatari a [futura] memoria”.  
Nel documento, ripreso in Italia dalla pubblicazione Il Dialogo grazie a Josè F. Padova che ha tradotto tutto il testo e offerto la ricostruzione cronologica e del contesto, si legge: “Tutti” (gli autori) “sono convinti che una verifica [del celibato obbligatorio], a livello ecclesiastico alto e sommo, è ormai necessaria”[...] “Chi peraltro fin dall’inizio considera un chiarimento di questo genere come superfluo, ci sembra avere meno fiducia nella forza di questo suggerimento del Vangelo e nella misericordia di Dio, della quale poi in altra sede ritiene che essa – e quindi non la nuda legge – operi questo dono di grazia del Cristo”.
Tra i tanti passaggi attuali spicca quello sul calo di sacerdoti: “Proprio i giovani preti (…) si chiedono a proposito di questa scarsità sempre più acuta, in quale modo e in qualche anno possano essere risolti questi problemi vitali per la Chiesa e per il loro proprio ufficio sacerdotale. Per loro non basta lo sguardo ideale all’indietro”.


In particolare poi, e qui sembra di leggere un commento a quanto discusso in occasione del sinodo sull’Amazzonia,  Ratzinger e gli altri autori deplorano che il Papa respinga a priori come indiscutibile la consacrazione di uomini sposati e in età, i cosiddetti viri probati.
Tutto questo sembra aiutare a discutere in termini molto pacati sia su quanto raccomandato dal sinodo sull’Amazzonia, sia sul fatto che nella vita si può sempre cambiare idea, sia sulla legittimità e anche serietà di opinioni diverse da quelle risultate prevalenti nel sinodo. Più arduo appare pensare che l’obbligo celibatario  sia questione di vita o di morte. Tutto sommato Papa Leone Magno ebbe modo di raccomandare a vescovi e presbiteri di trasformare la loro vita da carnale in spirituale, suggerendo loro non di separarsi dalle mogli,  ma di vivere con esse come se non fossero le loro spose. E i ministri sposati rimasero per lungo tempo da allora, sebbene meglio accettato fosse il concubinato, visto che  non poneva problemi di eredità. Solo all’inizio del secondo millennio si scelse un altro registro. “Non si può tacere”, certo, ma cosa? Forse che la sessuofobia ha creato problemi che la Chiesa oggi deve veramente capire, a fondo.