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Dal porno alle ombre, le tasse più assurde della storia d'Italia

Vespasiano fece tassare la raccolta delle urine nell'antica Roma, mentre dal 1997 i comuni possono tassare le ombre dei negozi che sporgono sul suolo pubblico

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globalist Modifica articolo

16 Novembre 2019 - 10.06


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Tassa sulle merendine, tassa sulla plastica, tassa sugli assorbenti femminili. Si fa un gran parlare di tasse in Italia, lo si è sempre fatto e – a meno di rivoluzioni imminenti – lo si farà per ancora molto tempo. Fin dai tempi della Roma Imperiale, la penisola e i suoi abitanti si sono visti imporre le tasse più bizzarre. Nel corso della storia antica romana, per esempio, non sono mancate le famose tasse sulla raccolta delle urine di Vespasiano, le tasse sui beni di lusso femminili (abita sgargianti e trucchi eleganti), la tassa sul celibato (che fu poi ripresa da Mussolini). 
Ma anche l’Italia repubblicana non è da meno: nel 1931 divenne effettivo il regio decreto n. 1393, che prevedeva una tassa per chi possedeva cani, e fu abrogata esclusivamente nel 1991. Due anni fa si era parlato di reinserire una tassa simile per chi non sterilizza i cani, ma si è pensato che molti padroni avrebbero abbandonato i loro animali pur di non pagarla, e la proposta è stata bocciata. 
Dieci anni fa, alcuni ricorderanno, la destra capitanata da Daniela Santanché fece una crociata contro la pornografia, cercando di imporre una tassa sul materiale pornografico (videocassette e riviste). La ‘pornotax’, come fu chiamata, fu al centro di un grande dibattito persino fuori dall’Italia (il The Economist inglese la definì ‘inutile e moralista’) ma alla fine la Santanché ebbe la meglio. La tassa era stata proposta per la prima volta nel 2002 da Vittorio Emanuele Falsetta di Forza Italia ma il decreto attuativa arrivò solo nel 2009. La tassa è ancora in vigore, anche se probabilmente aveva ragione l’Economist a definirla inutile, dato che quasi più nessuno compra videocassette pornografiche: molto meglio trovare ciò di cui si ha bisogno, in modo completamente gratuito, su internet. 
Infine, un’altra delle tasse più assurde ancora in vigore è la cosiddetta ‘tassa sull’ombra’: la legge permette ai singoli comuni di emettere una delibera di pagamento verso quei negozi che, muniti di tende o insegne, ‘invadono’ il suo pubblico con le loro ombre. Il pagamento può arrivare dai 2 agli 8 euro per metro lineare. 
C’è da dire che pochissimi comuni hanno applicato uesta tassa. Tra questi, il comune di Pomezia, nel 2014. 

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