In tasca una pagella: la storia del bambino che abbiamo lasciato morire in mare
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In tasca una pagella: la storia del bambino che abbiamo lasciato morire in mare

Era un piccolo migrante del Mali: si era cucito nella giacchetta una pagella con il massimo dei voti come curriculum per farsi accettare dalla "grande" Europa. Non gli abbiamo dato modo

Mare Monstrum
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16 Gennaio 2019 - 19.08


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Lo scrittore Paul Auster diceva che la verità è nei dettagli e che i dettagli fanno la storia.
Lo scrittore Giulio Cavalli che con “Carnaio” ha narrato una mostruosa miscela di cadaveri, potere, egoismo e denaro, spiega che quando i pescatori del Mediterraneo tirano su i corpi dei migranti ciò che resta nelle reti è “lesso”. La carne si sfalda. E’ l’acqua. E’ per colpa dell’acqua e del sale. E’ colpa di tutti quei giorni alla deriva, tra le onde
Cristiana Cattaneo fa il medico legale, ma ha scritto un libro. Si intitola “Naufraghi senza volto” (Cortina Editore). Come riporta Il Foglio: “In collaborazione con l’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le Persone Scomparse, Cattaneo ha creato il primo protocollo al mondo per identificare le vittime di uno stillicidio che, dal 2001 a oggi, ha visto scomparire in mare oltre trentamila persone, cospargendo l’Italia di lapidi senza nome”.
Tra le mille, disperanti vicende riportate nelle pagine del suo libro tra pietas e e grande sgomento,  grande rispetto per le vittime ce n’è una che è il dettaglio di cui parla Paul Auster.
Il cadavere del naufrago ha età apparente 14 anni, provenienza Mali. Indossa una giacchetta. All’interno della tasca una pagella cucita con cura. Ha ottimi voti. Questo ragazzino di cui non sappiamo, non sapremo il nome, aveva sperato in un lasciapassare per un mondo più libero e più giusto, un mondo più accogliente, con la sua pagella da “perla rara”. L’illustratore Makkox gli ha dedicato una struggente vignetta. Dolorosa. Di sale, come le lacrime.  Di sale, che brucia. 
C’è sempre un prima e un dopo nelle storie dei migranti, così simili a quelle dei terremotati, di chi a un certo punto si trova costretto a lasciare, a fuggire, ad andare via di corsa dalla sua casa e porta con sé, un particolare che fa la storia. Una foto, una ciocca di capelli, un documento, uno scritto, un biberon, una maglietta. Sono le ferite loro e le cicatrici nostre. Sono storie negate che galleggiano. Una pagella per dire al mondo: prendetemi con voi, studio e sono bravo.

Non è arrivato in tempo per dircelo. Chissà che ingegnere abbiamo perso, che meccanico, che fisico, che matematico o che poeta. 
Età apparente 14 anni. Com’è profondo il mare. Come sono buie, buie come un pozzo, le coscienze di chi non alza un dito davanti a questa strage. 

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