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Cia, atlantismo, destra e mafia: così il terrorismo in Italia è passato attraverso l'amico americano

Una bella inchiesta ricostruisce con documenti, atti processuali e interviste a magistrati, poliziotti, testimoni attendibili le trame oscure che stanno dietro le stragi di Capaci e Via D'Amelio.

Cia, atlantismo, destra e mafia: così il terrorismo in Italia è passato attraverso l'amico americano
La strage di piazza Fontana

Claudio Visani

24 Maggio 2022 - 17.29


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“Io so. So i nomi dei responsabili delle stragi, del vertice che ha manovrato, di chi ha gestito la strategia della tensione con l’aiuto della Cia, del politici che hanno dato protezione. Io so ma non ho le prove”, scriveva Pier Paolo Pasolini in un celeberrimo articolo del 14 novembre 1974 (“Scritti corsari”, Garzanti).

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In una vignetta di Stefano Disegni di qualche settimana fa un signore distinto, probabilmente un uomo di governo, ammonisce il manifestante pacifista: “E’ dal 1945 che abbiamo un debito con gli americani, non lo dimentichi”. E il pacifista gli risponde: “Per carità! Vorrei solo sapere quante rate mancano”.

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Ho pensato a quel “Io so ma non ho le prove” e a quella vignetta vedendo lunedì sera l’ultima puntata di Report. Una bella inchiesta, che ricostruisce con documenti, atti processuali e interviste a magistrati, poliziotti, testimoni attendibili le trame oscure che stanno dietro le stragi di Capaci e Via D’Amelio. Le collega agli altri grandi misteri d’Italia: Portella delle Ginestre, Piazza Fontana, “caso Moro”, strage della Stazione di Bologna. Fa emergere il filo nero che fin dal dopoguerra ha legato mafia, destra eversiva, P2, Gladio, Servizi segreti, Cia.

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Documenta la presenza a Capaci un mese prima del “botto” del terrorista nero Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia nazionale, deceduto nel 2019. Si interroga sul perché alcune informative di polizia e segnalazioni di pentiti che avrebbero potuto mettere gli inquirenti sulla pista della sovrapposizione tra la pista nera e quella mafiosa, siano state clamorosamente ignorate. Insomma, un’inchiesta destinata a fare rumore e riaprire vecchie polemiche. Tant’è che la Procura di Caltanissetta ha già aperto un fascicolo e disposto perquisizioni nelle sedi di Report e a casa del giornalista che ha realizzato l’inchiesta, Paolo Mondani.

Sappiamo che c’è una verità storica e una verità giudiziaria. La verità storica è che il nostro “amico americano”, con cui abbiamo contratto il debito della Liberazione, per mezzo secolo ha fatto di tutto e di più, usando anche il terrorismo rosso e nero e la mafia, per impedire ai comunisti di andare al governo, fino a cambiare con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro la storia di questo Paese. La verità giudiziaria non ha ancora potuto o voluto provare che a tirare quel filo nero è stato un “potere oscuro” che risiede Oltreoceano. Chi ha indagato su Gladio, sulla P2 e su Licio Gelli “trait d’union” tra lo stragismo italico e la Cia l’aveva intuito. Falcone e Borsellino l’avevano forse capito già trent’anni fa. I giudici di Bologna che hanno istruito il processo da poco concluso contro esecutori, finanziatori e mandanti della strage del 2 agosto 1980 l’hanno capito. Anche noi l’abbiamo capito, “ma non abbiamo le prove”. E per ultimo, guardando all’atlantismo spinto che il nostro governo ha assunto sulla guerra in Ucraina, siamo ancora qui a chiederci quando finiremo di pagare le rate del nostro debito.

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