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Benvenuti nel far west Libia: due primi ministri, due parlamenti, miliziani e mercenari a gogò

Due regioni che si comportano come “Stati”. I feroci nemici di ieri che diventano improbabili alleati di oggi. Miliziani armati che circondano le sedi istituzional

Benvenuti nel far west Libia: due primi ministri, due parlamenti, miliziani e mercenari a gogò
Guerra civile in Libia

Umberto De Giovannangeli

11 Febbraio 2022 - 17.03


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Due governi paralleli con tanto di primi ministri autonominati. Due parlamenti che si sfidano. Due regioni che si comportano come “Stati”. I feroci nemici di ieri che diventano improbabili alleati di oggi. Miliziani armati che circondano le sedi istituzionali. Mercenari a al soldo di potenze straniere, in primis Russia e Turchia, che la fanno da padroni. Una comunità internazionale che partorisce la genialata di tenere elezioni durante un cessate-il-fuoco. Inviati Onu “serialmente” eliminati. Benvenuti nel “Far West Libia”.

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L’attuale capo del governo di unità nazionale libico Abdel Hamid Al Dbeibah ha ribadito di “svolgere sempre il proprio lavoro secondo le scadenze stabilite nella tabella di marcia”, la cosiddetta “roadmap”, “approvata dal forum di dialogo” politico in quanto è solo il Consiglio presidenziale ad avere diritto di cambiare l’esecutivo: lo scrive il sito Al Wasat il giorno dopo la nomina parlamentare dell’ex-ministro dell’Interno Fathi Bashagha a premier.  In un’intervista al canale libico Al Ahrar, riferisce ancora il sito, Dbeibah ha sottolineato che “quello che è successo” ieri “alla Camera dei Rappresentanti è una chiara violazione delle competenze del Consiglio di Presidenza”.Come già dichiarato di recente, Dbeibah ha ribadito che “consegnerà il potere a un eletto del popolo libico”, dato che “l’obiettivo dell’accordo politico e della roadmap è quello di giungere a elezioni”. l generale Khalifa Haftar ha accolto favorevolmente la nomina di Fathi Bashagha a primo ministro del nuovo governo parallelo libico: “La leadership accoglie e sostiene la decisione del parlamento libico emessa oggi, giovedì, di incaricare Fathi Bashagha di formare un nuovo governo alla guida del Paese”, ha annunciato il portavoce del comando generale del sedicente Esercito nazionale libico, il maggiore generale Ahmed Al-Mismari, come riporta il sito Alwasat. Media libici segnalano movimenti di milizie in relazione alla nomina di Fathi Bashagha a premier da parte del parlamento di Tobruk.”Diverse fonti locali” riferiscono che “un gruppo armato della città di Zawiya” è “partito alla volta della capitale, Tripoli”, scrive il sito Alwasat sottolineando come non sia chiaro a chi risponda questa milizia. “Una forza di sicurezza circonda la sede della presidenza del governo, in via al-Seka, a Tripoli”, segnala su Twitter l’emittente 218News.  

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La Libia è nel pieno di un nuovo caos politico e militare. L’altro ieri, uomini armati hanno circondato l’edificiodel governo a Tripoli, secondo quanto riferisce al-Arabiya. La tv libica 228 parla di movimenti di veicoli militari nei pressi della sede del governo. A provocare la nuova escalation è arrivata l’elezione all’unanimità da parte del Parlamento di Tobruk, guidato daAguila Saleh, dell’ex ministro dell’ex Governo di accordo nazionale, Fathi Bashaga, come nuovo primo ministro, dopo che il premier di transizione, Abdel Hamid Dbeibah, aveva rassegnato le dimissioni per partecipare alle Presidenziali che si sarebbero dovute tenere il 24 dicembre scorso. La chiamata alle urne, però, è stata posticipata, a data da destinarsi, per l’impossibilità della commissione elettorale di analizzare in tempo tutte le migliaia di candidature ricevute e per la mancanza di un accordo su unalegge elettorale tra tutte le aree del Paese e così Dbeibah è tornato al suo posto, in maniera illegittima secondo Tobruk, e non ha intenzione di lasciarlo. Una posizione che spacca di nuovo il Paese tra Tripolitania e Cirenaica, in una situazione non troppo dissimile da quella già vissuta quando alla guida dei due blocchi c’erano Fayez al-Sarraj e il generale Khalifa Haftar. E ieri si è registrato anche un attentato nei confronti di Dbeibah, il cui convoglio è stato attaccato da un commando armato alle prime ore della mattina, senza però riuscire a uccidere il premier di transizione.

Il nuovo premier eletto da Tobruk avrà due settimane per formare un nuovo governo che dovrà essere sottoposto a voto di fiducia e per far approvare gli emendamenti costituzionali, data dalla quale partirebbero i 14 mesi entro cui tenere le elezioni secondo la roadmap approvata da Tobruk. Questo porterà con ogni probabilità alla nascita di due governi paralleli, una situazione che rischia di mettere in pericolo la tenuta del Paese dal punto di vista della sicurezza, dopo un anno circa di cessate il fuoco dovuto alla convergenza di tutti gli attori in gioco sulla figura di Dbeibah. Che in un discorso alla Nazione si è appellato direttamente al popolo che già ieri a Tripoli, suo quartier generale, è sceso in piazza per manifestare in suo sostegno. “Sconfitti nell’offensiva militare di due anni fa, Saleh e Khalifa Haftar stanno cercando di entrare a Tripoli con Bashagha – è stato il commento di Ashraf Shah, ex consigliere dell’Alto Consiglio di Stato libico – Non sono riusciti a entrare a bordo di un carro armato, provano sulle spalle di Bashagha”. Ma si tratta di una mossa “illegittima“, denuncia Shah parlando del voto di oggi, che ha definito “un furto ai danni del popolo libico, la roadmap è solo un tentativo di rinviare e di prolungare il mandato di questo Parlamento”. Il politico di Tripoli ha esortato quindi la comunità internazionale, “distratta” dalla crisi ucraina, a “fare pressione su Saleh e Haftar perché non vadano avanti” con il loro piano. Dal canto suo, il generale della Cirenaica ha infatti accolto favorevolmente la nomina di Fathi Bashagha: “La leadership accoglie e sostiene la decisione del Parlamento libico emessa oggi, giovedì, di incaricare Fathi Bashagha di formare un nuovo governo alla guida del Paese”, ha annunciato il portavoce del comando generale del sedicente Esercito nazionale libico, il maggiore generale Ahmed Al-Mismari.

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Le Nazioni Unite fanno sapere di continuare comunque a sostenere Dbeibah come premier, come detto dal portavoce del Palazzo di Vetro Stephane Dujarric. Alla domanda se le Nazioni Unite continuino a riconoscere Dbeibah come primo ministro ad interim, il portavoce ha risposto semplicemente “sì”.

Rapporto rivelatore

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La Libia sta entrando in una nuova fase pericolosa, in cui, di fronte allo sfumare della transizione democratica, il rischio di un nuovo conflitto tra le fazioni armate si sta facendo sempre più grande.È quanto afferma unrapporto del Carnegie Middle East Center.firmato da Frederic Wehrey e Emadeddin Badi, i quali spiegano che, con il rinvio delle elezioni fissate per il 24 dicembre 2021, le milizie libiche stanno già effettuando dimostrazioni di forza. La mobilitazione che ha interessato Tripoli alla fine di dicembre è stata condotta, ad avviso dei due autori, per far leva sul Governo di Unità Nazionale (GNU) e sulle altre istituzioni sovrane del paese, ora che il voto è stato posticipato senza una data precisa.Il rinvio delle elezioni, inoltre, ha portato ad una serrata competizione tra figure politiche di spicco a capo dei gruppi armati, le quali stanno cercando di stringere alleanze personali per dividersi il potere. Ciò, sottolineano Wehrey e Badi, potrebbe prendere forma attraverso la contrattazione, ma anche, in maniera più preoccupante, attraverso dimostrazioni di forza. Tra queste figure, le più polarizzanti sono il generale Khalifa Haftar e il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam, entrambi candidati presidenziali. Saif al-Islam, nello specifico, gode dell’appoggio dei simpatizzanti dell’ex regime, noti come “I verdi”. Come Haftar, il secondogenito di Gheddafi sta sfruttando la nostalgia di molti cittadini di un’autorità stabile.Un’altra figura polarizzante è il premier del Gni, Abdulhamid Dbeibah che, da quando ha assunto la carica di premier, nel febbraio 2021, ha visto crescere la propria influenza. Secondo Wehrey e Badi, è probabile che Dbeibah cerchi di rimanere al potere, scatenando dissenso e, probabilmente, violenze tra i suoi oppositori, mentre è al lavoro per trincerarsi militarmente nella capitale. Occorre ricordare che Dbeibah si è candidato alle presidenziali dopo aver promesso che non l’avrebbe fatto, e ha ottenuto il sostegno popolare attraverso una classica tattica populista di erogazione di contanti.Infine, il ministro dell’Interno dell’ex governo di Tripoli, Fathi Bashaga è un’altra figura polarizzante. Originario di Misurata, è stato lodato dagli interlocutori occidentali come “il più pragmatico” dei candidati alla presidenza. Nelle ultime settimane, ha stretto un’intesa con il Haftar.

Le prospettive di stabilità e unità sono ulteriormente complicate dalla presenza di migliaia di combattenti e mercenari stranieri, sponsorizzati soprattutto dalla Turchia e dalla Russia che, nel corso del conflitto si sono affermati come intermediari sul campo, insieme agli Emirati Arabi Uniti e all’Egitto. Questa influenza straniera, unita a una crescente distensione tra gli ex rivali in Medio Oriente, potrebbero fungere da freno allo scoppio del conflitto nel 2022. Tuttavia, spiegano Wehrey e Badi, senza una chiara tabella di marcia che ridefinisca il modo in cui la Libia riguadagnerà la legittimità popolare, questo momentaneo riavvicinamento regionale non garantirà una stabilità a lungo termine.Nel frattempo, all’indomani del rinvio delle elezioni, i gruppi armati e i loro sostenitori politici sembrano elaborare le proprie strategie, sfruttando l’attuale limbo per impegnarsi in molteplici binari di dialogo, sia in Libia sia nelle capitali straniere. Mentre colloquiare è certamente meglio che combattere, gli autori del report avvisano che questi incontri personalizzati non dovrebbero in alcun modo essere interpretati come la creazione delle basi per un accordo istituzionale duraturo. Si tratta soltanto di tentativi per “dividere il bottino” degli incarichi nel settore della sicurezza e altri organi statali.

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Azzardo europeo

Annota su treccani.it Michela Mercuri, docente universitaria e profonda conoscitrice della realtà libica: “Il premier italiano Mario Draghi durante la conferenza di Parigi dello scorso novembre, aveva insistito affinché il Parlamento libico votasse rapidamente una norma chiara per il percorso elettorale, nel tentativo di evitare situazioni di caos dopo la prima tornata di voto. La Francia e altre potenze si erano, invece, dimostrate più favorevoli a votare comunque, anche senza una legge definitiva. 

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