Dieci anni da Fukushima. Greenpeace: "I giapponesi ingannati, ancora contaminata l'85% dell'area, piano fallito"

L'incidente nucleare - dicono gli esperti - non è mai rientrato. "A Namie e Iitate livelli di radiazione ancora alti. Il popolo giapponese è stato ingannato"

Fukushima

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globalist 4 marzo 2021

Pubblicato il rapporto di Greenpeace ‘Fukushima 2011-2020’, nel quale vengono descritti i livelli di radiazione nelle città di Iitate e Namie, nella prefettura di Fukushima, a quasi dieci anni di distanza dall’incidente nucleare di Fukushima Daiichi.

“I governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni, soprattutto quelli guidati dal primo ministro Shinzo Abe, hanno cercato di ingannare il popolo giapponese, mistificando l’efficacia del programma di decontaminazione e ignorando i rischi radiologici”, commenta Shaun Burnie, Senior Nuclear Specialist di Greenpeace East Asia.

“Allo stesso tempo, continuano a sostenere che il sito di Fukushima Daiichi può essere riportato allo stato originario di cosiddetto ‘greenfield’ entro la metà del secolo. Il decennio di inganni da parte del governo e della Tepco deve finire. Un nuovo piano di smantellamento è inevitabile, non possiamo perdere altro tempo e continuare a negare la realtà”, conclude Burnie.

Il primo team di esperti in radiazioni di Greenpeace è arrivato nella prefettura di Fukushima il 26 marzo 2011. Negli ultimi 10 anni, ha condotto 32 indagini sulle conseguenze radiologiche del disastro, l’ultima nel novembre 2020.

In sintesi, i risultati del rapporto Fukushima 2011-2020 mostrano che: “la maggior parte degli 840 chilometri quadrati della Special Decontamination Area (Sda), per cui il governo è responsabile della decontaminazione, rimane contaminata da cesio radioattivo; l’analisi dei dati dello stesso governo confermano che nella Sda è stato decontaminato in media solo il 15%; è indefinito il quadro temporale entro cui il livello obiettivo di decontaminazione a lungo termine del governo giapponese, di 0,23 microsievert per ora, sarà raggiunto in molte aree. I cittadini saranno comunque esposti per decenni a radiazioni superiori al massimo raccomandato di 1 millisievert all’anno”.

E ancora: “nelle aree in cui gli ordini di evacuazione sono stati revocati nel 2017, in particolare a Namie e Iitate, i livelli di radiazione rimangono al di sopra dei limiti di sicurezza, potenzialmente esponendo la popolazione a un maggiore rischio di cancro. Fino al 2018, decine di migliaia di lavoratori sono state impiegate nella decontaminazione nella Sda. Come documentato da Greenpeace, i lavoratori sono stati esposti a rischi ingiustificati di radiazioni per un programma di decontaminazione limitato e inefficace”.