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Salario minimo, la Ue: "Non imporremo il provvedimento all'Italia, la decisione spetta al governo"

"Sono molto fiducioso che alla fine il governo italiano e le parti sociali raggiungeranno un buon accordo per rafforzare la contrattazione collettiva" ha commentato il commissario al lavoro Nicolas Schmit.

Salario minimo, la Ue: "Non imporremo  il provvedimento all'Italia, la decisione spetta al governo"

globalist

7 Giugno 2022 - 11.02


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Il commissario Ue al Lavoro, Nicolas Schmit, ha parlato durante una conferenza stampa a margine dell’accordo politico sul salario minimo raggiunto nella notte tra le istituzioni europee. Schmit ha parlato anche della situazione italiana, lasciando al governo la responsabilità di assumere o meno il provvedimento.

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“Non imporremo un salario minimo all’Italia, non è questo il punto. Sono molto fiducioso che alla fine il governo italiano e le parti sociali raggiungeranno un buon accordo per rafforzare la contrattazione collettiva, soprattutto per coloro che non sono ben tutelati, e alla fine arriveranno alla conclusione che potrebbe essere importante introdurre il sistema salariale minimo in Italia. Ma spetta al governo italiano e alle parti sociali farlo”, sottolinea.

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“L’Europa si presenta con una buona notizia ai lavori dell’Ocse a Parigi. L’ok alla direttiva sul salario minimo apre una prospettiva per contrastare il lavoro povero e per dare a tutti i lavoratori un salario dignitoso”. Così il ministro del lavoro Andrea Orlando, commenta da Parigi dove si trova per la ministeriale dell’Ocse l’accordo sul salario minimo raggiunto nella notte a Bruxelles con un post su Facebook. ” L’Italia -sottolinea- si è battuta per questo importante risultato che estende tutele e diritti ai lavoratori europei”. “Un passo importante per concretizzare l’Europa sociale e del lavoro”.

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“A questo Paese serve un salario minimo, che deve essere approvato in questa legislatura. Il MoVimento 5 Stelle lo chiede ormai da 9 anni, un appello rimasto inascoltato da quasi tutte le altre forze politiche, che nel corso di questi anni hanno ostacolato questa fondamentale riforma di civiltà”. Così il ministro delle Politiche agricole ed esponente 5S su Fb sottolineando che “solo oggi, dopo la pubblicazione degli scandalosi dati Ocse, l’arco politico italiano sembra essersi svegliato sul tema” e “la direttiva europea rappresenta una rivoluzione per tutti quei Paesi che ancora oggi, assurdamente, non lo hanno ancora introdotto”.

“Quello raggiunto nella notte a Strasburgo è un accordo storico. Per la prima volta l’Unione europea fissa dei criteri per salari minimi adeguati ed equi e per contrastare la concorrenza sleale e il dumping sociale”. Così Daniela Rondinelli, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, in una nota.

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L’Italia è tra i sei Paesi dell’Ue a non avere già una regolamentazione in materia, con un dibattito del tutto aperto tra le parti sociali e all’interno del governo stesso. L’idea delle tre istituzioni europee nell’accordo in via di approvazione è di rispettare le diverse tradizioni di welfare dei Ventisette, arrivando però a garantire “un tenore di vita dignitoso”, a ridurre le disuguaglianze e a mettere un freno ai contratti precari e pirata. Si mira poi a “rafforzare il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva”.

La copertura della contrattazione collettiva in particolare dovrebbe venir fissata in una soglia compresa tra il 70% e l’80%, stando ai due obiettivi fissati rispettivamente da Commissione e Parlamento europeo e all’interno dei quali dovrebbe essere trovato un compromesso. Oltre all’Italia il salario minimo non è stato istituito anche in Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia. Dove invece è già previsto, stando agli ultimi dati Eurostat, viaggia tra i 332 euro mensili della Bulgaria e i 2.257 euro del Lussemburgo.

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In Germania è pari a 1.621 euro. Le definizioni di salario ‘adeguato’ e ‘minimo’ sono altri punti su cui si devono confrontare i negoziatori europei. Anche se il testo sarebbe ormai blindato da un accordo di massima raggiunto tra Francia e Germania e resterebbero da definire solo dettagli tecnici. La nuova direttiva europea potrebbe così essere approvata definitivamente entro giugno facendo scattare da quel momento la tagliola dei due anni per il recepimento negli ordinamenti nazionali. Il provvedimento europeo, ha osservato Orlando “spingerà di più verso interventi che salvaguardino i livelli di salario più bassi e verso una disciplina organica”.

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