Palazzo Mazzetti, Asti
Fino al 1° marzo 2026
Ci sono mostre che si visitano e mostre che si ascoltano. “Paolo Conte. Original”, allestita a Palazzo Mazzetti di Asti, è senza dubbio una di queste ultime. Non perché ci siano suoni, ma perché ogni segno, ogni ombra di colore, ogni carta sembra contenere una melodia che non smette mai di risuonare, come se la musica non fosse mai veramente uscita da lui. Ed è proprio questo il cuore pulsante della mostra: qui la musica si fa visibile, si trasforma in segno, in colore, in uno spazio che invita alla riflessione silenziosa.
La mostra, curata da Manuela Furnari e promossa dalla Fondazione Asti Musei con Arthemisia, è la prima grande retrospettiva dedicata all’opera pittorica di Paolo Conte. Centoquarantatré opere su carta, dal 1957 al 2023, tracciano un percorso inaspettato, un lavoro fedele e appartato, che si è sviluppato per quasi settant’anni, lontano dai riflettori, ma sempre coerente con la profondità artistica che contraddistingue il suo essere musicista. Silenzioso perché mai esibito in modo palese, ma decisamente fedele, perché il linguaggio visivo di Conte ha seguito una traiettoria unica, parallela alla sua carriera musicale.
Entrare nelle sale di Palazzo Mazzetti è come entrare in una pausa sospesa. Ogni sua opera sembra offrire un’anticipazione, come se la musica stesse per nascere da un gesto pittorico. Non cerca di stravolgere, ma si avvicina con discrezione, come una melodia che non si fa mai troppo invadente, ma che rimane in sottofondo, sussurrata, con la stessa ironia e malinconia che animano i suoi brani più celebri.
Un aspetto interessante e forse poco noto, ma fondamentale, è che questa mostra può rappresentare una porta d’ingresso per chi non ha ancora avuto modo di avvicinarsi a Paolo Conte in modo profondo. “Paolo Conte. Original” offre l’occasione di entrare nel mondo di questo grande maestro sotto una nuova luce, per scoprire come pittura e musica siano due facce della stessa medaglia, complementari eppure in continuo dialogo.
In questo senso, il percorso espositivo non è solo una celebrazione del passato, ma un invito a guardare avanti, a scoprire una parte inedita dell’artista e a farsi curiosi di tutto il resto. Con la sua straordinaria capacità di sintetizzare mondi lontani, Paolo Conte ha sempre fatto della differenza e dell’originalità il cuore della sua arte. È lo stesso spirito che emerge con forza anche nei titoli delle opere, ognuno dei quali sembra dare vita a una piccola storia, a una suggestione, a un’idea visiva unica. Dai lavori giovanili, come l’intenso Higginbotham del 1957, dedicato al trombonista jazz, fino alle opere più mature, come quelle in cartoncino nero, ogni titolo ha il potere di evocare immediatamente un mondo ricco di rimandi e di emozioni.
Questa peculiarità dei titoli, infatti, non solo arricchisce il valore artistico dell’esposizione, ma rappresenta anche una chiave di lettura che avvicina un pubblico anche giovane, forse meno familiare con il repertorio musicale di Conte, ma pronto a lasciarsi affascinare dal gioco tra suono e immagine. La scelta dei titoli, a volte insoliti e sempre raffinati, diventa così una traccia importante per comprendere a fondo l’arte di Conte: “Fiori in un vento novecentista”, “Supercharleston al piano”, “Squirrel, Uomo-Circo”… sono solo alcuni esempi che rivelano quanto ogni singolo lavoro rispecchi la capacità dell’artista di sintetizzare in poche parole un’intera scena visiva, una sensazione, un frammento di vita.
Il percorso espositivo segue una narrazione che non è rigida, ma fluida, costruita con equilibrio e libertà. Si parte con le opere giovanili, dove la figura è già piegata al ritmo e non alla forma, come in Higginbotham, dove il trombonista jazz sembra respirare attraverso il disegno. Poi c’è il nucleo centrale di Razmataz, un progetto totalizzante in cui la musica, la scrittura e il disegno si fondono in un’unica opera che racconta la nascita del jazz nella Parigi degli anni Venti. Con più di 1800 tavole, la selezione proposta dalla curatrice ci regala un’idea di quanto quest’opera complessa sia un’autentica fusione tra diversi linguaggi artistici. Infine, le opere su cartoncino nero, essenziali e grafiche, in cui il segno e il silenzio si fanno protagonisti di una musica che non ha bisogno di suonare.
L’arte di Conte è un atto di generosità. Ci offre un lato più intimo e nascosto di sé, un dono che non cerca di essere spiegato, ma solo accolto. Ogni quadro, ogni titolo, ogni tratto di colore è un invito a entrare in un mondo in cui il silenzio ha la stessa forza della musica. E forse, è proprio questo il vero “dono” che l’artista ci fa: un’esperienza che va oltre la superficie, un invito a sentire, un viaggio in cui l’arte si offre con discrezione, come una canzone che continua a risuonare anche dopo il silenzio.
E, in un perfetto ritorno alle radici, questa mostra ha un significato ancora più profondo, proprio perché si svolge ad Asti, la città natale di Paolo Conte. È un omaggio al suo legame indissolubile con questa terra, una terra che da sempre ha alimentato la sua creatività e che ora, attraverso queste opere, riconosce la sua importanza culturale anche al di fuori dei circuiti più tradizionali. Un ritorno a casa: Asti, che ha visto nascere il suo talento musicale, ora ospita anche una nuova dimensione di questo grande maestro, permettendo a tutti, anche ai più giovani, di avvicinarsi a un’artista che continua a rinnovare e a stupire con la sua ineguagliabile originalità.
Scheda mostra:
Palazzo Mazzetti
Corso Vittorio Alfieri 357, Asti
Fino al 1° marzo 2026
A cura di: Manuela Furnari
Promossa da: Fondazione Asti Musei e Arthemisia
In collaborazione con: Fondazione Egle e Paolo Conte, REA Edizioni Musicali
Con il contributo di: Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Fondazione CRT, Regione Piemonte, Città e Provincia di Asti
Media Partner: La Stampa
