La rinascita culturale della Certosa di Trisulti: da Bannon ai progetti comunitari
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La rinascita culturale della Certosa di Trisulti: da Bannon ai progetti comunitari

C’era una volta, non tanto tempo fa, l’incubo della Certosa di Trisulti, un monumento nazionale di straordinaria bellezza che il più stretto collaboratore di Donald Trump, Steve Bannon, aveva destinato a scuola europea del sovranismo

Certosa di Trisulti
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

27 Settembre 2023 - 14.34


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C’era una volta, non tanto tempo fa, l’incubo della Certosa di Trisulti, un monumento nazionale di straordinaria bellezza che il più stretto collaboratore di Donald Trump, Steve Bannon, aveva destinato a scuola europea del sovranismo per il tramite della fondazione DH. Poi quell’operazione, grazie all’impegno di molti, è fallita e adesso la Certosa di Trisulti è al centro di un progetto comunitario che si auto sostiene e dimostra che è possibile la valorizzazione di un luogo della storia religiosa e artistica italiana nella valorizzazione del territorio, la Ciociaria, terra che ha molto da dare.

Così accade che proprio a Trisulti sia in corsa dall’inizio di agosto un’importantissima mostra , “Il Corpo e l’idea: la Testa anatomica di Filippo Balbi”, che ha avuto finora oltre 11 mila visitatori e nel mese di ottobre si sono già prenotate numerose scuole ed è prevista una giornata di pittura dal vivo di alcune classi di liceo artistico. Il numero di ottobre della rivista “Art e Dossier” dedica un lungo servizio alla Testa anatomica, a Balbi, alla Mostra. L’opera sarà argomento di studio in una delle Accademie della vita di Balbi, quella di Roma. La rivista dell’Archivio storico di Napoli, nel numero in uscita, contiene un articolo sui documenti con notizie inedite sulla biografia dell’artista ritrovati proprio nella fase preparatoria della Mostra.

Parlare di questa mostra dunque significa parlare di come salvare un luogo dimenticato ma importantissimo del nostro patrimonio artistico e religioso, valorizzare un territorio trascurato ma ricco di storia e potenzialità, e mettere al centro di tutto questo la comunità locale. Infatti la mostra in corso a Trisulti è un progetto espositivo interamente finanziato da sponsor privati locali e da cittadini (con donazioni) e nella sua rete organizzativa compaiono le Università La Sapienza di Roma e quella di Cassino, le Accademie di Belle Arti di Frosinone, Napoli e Roma, istituti di istruzione superiore della provincia di Frosinone, il Consorzio di cooperative sociali Parsifal. Si è voluto dare così sostanza al recupero dell’abbazia alla comunità. 

L’Associazione Gottifredo è una delle dieci associazioni che ha partecipato al ricorso, portato in sede di Tar e Consiglio di Stato, contro l’assegnazione della Certosa alla Fondazione DH ispirata da Bannon. Oggi tra i “Patrocini” della loro iniziativa a Trisulti figurano quelli della Diocesi di Anagni-Alatri e della Rete di associazioni Trisulti Bene Comune formato da tutte le dieci associazioni ricorrenti.  

L’Associazione Gottifredo, con il Museo di storia della Medicina della Sapienza di Roma e la Direzione dei Musei del Lazio, ha inaugurato la Mostra “Il Corpo e l’Idea: la Testa anatomica di Filippo Balbi”, nella Certosa di Trisulti il 5 agosto 2023 alle 11. La Mostra resterà aperta fino al 29 ottobre.

E’ molto importante sottolineare che Filippo  Balbi (1806-1890) visse per alcuni anni proprio a Trisulti, regalando al prestigioso complesso monastico duecentesco le splendide pitture murali della Farmacia e le grandi tele raffiguranti episodi di storia religiosa. 

“In questa nuova stagione della Certosa – commenta il professor Stefano Petrocchi, direttore regionale dei musei del Lazio – lo Stato deve assumersi la responsabilità di un eccezionale complesso di circa ottocento anni di storia, coniugando le ragioni della conservazione monumentale con quelle della produzione culturale e del valore religioso e sociale. La Mostra organizzata dall’Associazione Gottifredo persegue certamente questi scopi più alti e pertanto occorre ringraziare i suoi responsabili per la realizzazione di tale evento”. 

La “Testa anatomica” di Filippo Balbi, al centro dell’evento espositivo, è un dipinto a olio su tavola, noto in tutto il mondo perché raffigura il capo di un uomo con muscoli e ossa composte da corpi “avvinghiati” l’uno all’altro con una esattezza anatomica che fa di questa opera una sorta di raffinato testo di scienza medica oltre che il risultato straordinario di un’ispirazione “michelangiolesca e dantesca insieme”.

“Sul piano della rappresentazione scientifica del corpo – spiega la professoressa Maria Conforti, direttrice del Museo di storia della Medicina di Roma –  la Testa rimanda a modelli di età moderna. In un’età quella positivistica in cui il disegno anatomico e la scienza in genere stava percorrendo altre strade, Balbi restò orgogliosamente e caparbiamente fuori dal mainstream, nella sua felicità e libertà di artista”.

Il quadro, che fu esposto all’Esposizione internazionale di Parigi nel 1855, l’anno successivo alla sua composizione, custodito dal 1954 presso il Museo di storia della medicina dell’Università La Sapienza di Roma, è stato restaurato per l’occasione su iniziativa dell’Associazione Gottifredo, con il sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, e viene adesso presentato per la prima volta nella sala del Refettorio della Certosa di Trisulti finalmente restituito ai colori e alle fattezze originali grazie al lavoro di Natalia Gurgone, la restauratrice della cooperativa Koinè incaricata del delicato intervento, che –  nota il curatore del Museo di storia della Medicina Alessandro Aruta – «ha permesso di restituire al quadro, un olio su tavola di cm. 59,5 x 47,8 l’originaria luminosità e tutte le sfumature della complessa esecuzione».

Una coincidenza da segnalare: Balbi lasciò Trisulti portando con sé “La Testa anatomica”, da cui mai volle separarsi nell’agosto del 1863, perché considerava questa opera la sua “carta di identità” artistica: quella che meglio rappresentava la sua arte e le sue ambizioni di artista.

“La partecipazione di tanti giovani – commenta con comprensibile soddisfazione il presidente dell’Associazione Gottifredo, Tarcisio Tarquini – è uno dei tanti valori di cui la Mostra è portatrice e ne costituisce l’investimento più duraturo”.

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