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"Il sogno di una cosa": Elio Germano al Campania Teatro Festival legge Pasolini

Nel cortile della Reggia di Capodimonte, Elio Germano dà voce al primo romanzo di Pier Paolo Pasolini.

Elio Germano al Campania Teatro Festival
Elio Germano al Campania Teatro Festival

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30 Giugno 2022 - 23.03


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di Alessia de Antoniis

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“Il sogno di una cosa” è uno dei debutti assoluti al Campania Teatro Festival. Con una lettura accompagnata da fuori scena dal sapore cinematografico, Elio Germano e Teho Teardo raccontano una storia dimenticata, o addirittura sconosciuta, di un’Italia che percorreva una sua rotta balcanica. Perché, quel viaggio azzardato dai migranti di oggi, c’è stato un tempo in cui lo tentavano i nostri nonni: ma all’incontrario.

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Elio Germano e Teho Teardo portano così in scena il primo esperimento narrativo di Pier Paolo Pasolini, scritto di getto negli anni dell’immediato dopoguerra.

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Tra sintetizzatori e campane, Elio Germano legge teatralmente il romanzo pasoliniano che si apre una domenica di primavera del 1948.

Ninì, Eligio e Milio erano solo ventenni quando lasciarono il Friuli per cercare lavoro in Svizzera e in Jugoslavia, decisi a lottare per i loro ideali, ritrovandosi in un incubo. Il sogno della Jugoslavia titina, lungi dall’essere l’agognata meta per chi cercava giustizia, si rivela per i ragazzi, un viaggio nell’inferno dantesco, senza speranza per coloro che lo avevano intrapreso.

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Il Friuli martoriato dalla disoccupazione e dalle battaglie contadine dei “sotàn”, quelli che stanno sotto, i contadini nullatenenti, contro i possidenti; il Friuli della migrazione del Ventennio che non si placa neanche col finire della guerra, fa da sfondo alla breve storia fatta rivivere nel Cortile della Reggia di Capodimonte dalla voce di Elio Germano.

Casarsa, Cividale, Rosa, Gruaro Ligugnana: tanti i paesi nominati, alcuni attraversati in quel viaggio che sembrava non finire mai, in un tempo dilatatosi a diventare infinito, svolto in un piccolo angolo d’Italia dove le foibe non erano un segreto.

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La voce di Elio Germano ci restituisce i luoghi della giovinezza di Pasolini, le voci di quei poveracci attratti dal sogno comunista che avrebbe dovuto dare loro lavoro dignitoso e cibo.

Quella che va in scena al Campania Teatro Festival è la versione in parole e musica di uno scritto pasoliniano che ci ricorda un tempo non molto lontano in cui eravamo noi a ricorrere ai passeur. E venivamo dal nordest.

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Dall’indigenza al boom economico, dalle sagre di paese alla morte di lavoro in una cava, dal sogno comunista all’integrazione nella società borghese, dalle lotte politiche al ritorno a casa. E sul palco, Elio Germano a raccontare di sogni che si spengono, di felicità agognata, di grandi ideali che diventano compromessi, di piccole cose come una ragazza, una casa, un lavoro. La morte.

Minuti di applausi hanno accolto una lettura forse dovuta, ricorrendo il centenario della nascita di Pasolini, ma che ha il pregio di onorare la doppia anima dell’artista friulano: quella letteraria e quella cinematografica. Germano lo fa immergendo la sua lettura in un film che non vediamo, che possiamo solo ascoltare, ma che ci accompagna e ci aiuta a dare vita a un mondo ricco di figure che altrimenti rimarrebbero appiattite sullo sfondo. Una lettura che Germano riesce a rendere tridimensionale.

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