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Don Scordato, il prete di strada che difende Achille Lauro: "Nessuna blasfemia, è un inno alla vita"

Parla il prete di strada che per lunghi decenni all'Albergheria a Palermo ha condotto le sue battaglie per i diritti civili e i migranti. 

Don Scordato, il prete di strada che difende Achille Lauro: "Nessuna blasfemia, è un inno alla vita"
Don Cosimo Scordato

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2 Febbraio 2022 - 17.03


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C’è chi nell’esibizione di Achille Lauro a Sanremo ha visto una ‘profanazione del sacramento del battesimo’. E c’è anche chi, al contrario, non si è affatto offeso, pur essendo cristiano. Anzi: “Non ho visto alcun atteggiamento blasfemo né nell’artista né nel testo della canzone” dice Don Cosimo Scordato, il prete di strada che per lunghi decenni all’Albergheria a Palermo ha condotto le sue battaglie per i diritti civili e i migranti. 

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“Ho visto il video e ho letto il testo della canzone, sicuramente un po’ ostico – dice – Lui fa riferimento al compleanno della madre e l’acqua che cade su di lui al termine dell’esibizione penso sia un riferimento all’acqua della vita, alla sorgente di vita che è la madre”. 

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Un gesto provocatorio? “Si tratta di un artista da sempre fuori dal coro, sopra le righe – aggiunge il parroco ultrasettantenne – Un atteggiamento che fa parte del suo stile forse non solo artistico. In ogni caso i gesti della liturgia non appartengono unicamente a noi e non hanno solo i significati che noi gli attribuiamo: in questo caso penso abbia voluto celebrare un’esperienza di nascita”. 

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Anche la nudità con cui Achille Lauro si è presentato sul palco va letta in questa dimensione per don Scordato: “È quasi un abito battesimale, non un’evocazione del battesimo del rito ma del battesimo come nascita. Non credo che abbia voluto minimamente offendere un gesto cui noi diamo una specificità abbastanza caratterizzata”.  

Un orizzonte interpretativo, quello della celebrazione della nascita e della vita, che per il prete di strada consente di capire anche il contenuto della canzone: “La domenica a cui fa riferimento non quella della liturgia ufficiale, anche se il testo si chiude con l’Alleluia, ma è il giorno di festa per la nascita di sua madre e la sua e, insieme, è un canto di speranza. Descrive la vita con tutta la sua contraddittorietà, la vita che scorre in mezzo a difficoltà quotidiane, a interrogativi e incertezze. Nel testo ci sono frammenti di discorsi che non hanno la pretesa di essere conseguenziali ma descrivono il flusso dell’esistenza. Penso allora che la sua sia una celebrazione della vita e della madre, un messaggio di speranza nonostante tutto”, conclude don Scordato. 

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