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Lidia Ravera: "Ci sono ragazzi uccisi per un bacio, ma c’è chi pensa al nuovo centrodestra”

L'impietoso giudizio della scrittrice Lidia Ravera, intervistata da Antonello Sette per SprayNews: "Noi cittadini, stanchi di delusioni, non troviamo più la forza di manifestare per una società migliore".

Lidia Ravera
Lidia Ravera

globalist

28 Ottobre 2021 - 16.00


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di Antonello Sette

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Lidia Ravera, ieri, nel buio di un voto segreto, il ddl Zan contro l’omotransfobia è stato definitivamente affossato al Senato. Non le sembra che, al di là della conta di ieri, sulla pelle delle persone lgbt siano andato in scena un indecente balletto, fra tira e molla, giochi di potere e scaricabarile?

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La politica è diventata esattamente questo: una tecnica applicata alla propria sopravvivenza, alla crescita del proprio potere – dice la scrittrice rispondendo ad Antonello Sette per SprayNews – Lo sappiamo da tempo. È una professione, e neanche delle più eleganti. Sappiamo anche questo, ma quando c’è di mezzo l’incolumità e la serenita di donne e uomini emarginati o perseguitati per le loro scelte affettive, la cosa diventa, improvvisamente, insopportabile.

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C’è chi, di fronte all’affossamento del ddl Zan, ha fatto coming out del proprio godimento, come il senatore leghista Calderoli, che aveva chiesto e ottenuto il voto segreto. E chi ha applaudito i senatori al grido da stadio “bravissimi, così si fa”, come l’onorevole leghista Claudio Borghi…

Come ha detto Giorgia Meloni, nella sua schiettezza, “questa bocciatura potrebbe disegnare un nuovo centro destra”. A qualcuno importa qualcosa se ammazzano di botte un paio di ragazzini che si baciano? No. L’importante è vincere, anzi, peggio: far perdere l’avversario. Con qualsiasi arma …dall’ostruzionismo al voto segreto, che consente ai più pavidi di boicottare senza esporsi al giudizio.

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Il segretario nazionale dell’Arcigay Gabriele Piazzoni ha parlato di numeri impietosi, che inesorabilmente dimostrerebbero l’omofobia della larga maggioranza della nostra classe politica. Sono parole forti. Lei concorda?

L’omofobia è profondamente radicata in una società dove, ancora, l’universale è maschile e il maschilismo più o meno strisciante, consapevole e aggressivo o inconscio e ricoperto dello zucchero del linguaggio “politically correct”, permea aziende e istituzioni, scuole e università, media e servizio pubblico.

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L’Italia è l’unico Paese dell’Europa occidentale che non ha nel suo ordinamento una legge contro l’omotransfobia. Perché nel campo dei diritti, si susseguono da tempo in Italia più brucianti sconfitte e dolorosi accantonamenti che conquiste?

Perché non c’è più una sinistra forte e coesa. Perché la destra estrema fa riferimento a un sistema di valori che accetta soltanto la coppia eterosessuale, la famiglia composta da un uomo e da una donna e dai loro bambini, educati a camminare nel solco della tradizione. Perché il centro è occupato da chi non sta né di qua né di là (vedi Matteo Renzi) e si sposta dove gli conviene. E, infine, perché noi cittadini, stanchi di delusioni, non troviamo più la forza di manifestare per una società migliore.

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Il suo giudizio sul mondo della politica è impietoso…

Alle ultime elezioni amministrative meno della metà degli italiani coinvolti è andata votare. Se fossi un professionista della politica, starei in ginocchio, in un angolo, a chiedermi dove ho sbagliato.

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