Geppy Glejieses: "Vi racconto la magia del Festival Internazionale di Capri
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Geppy Glejieses: "Vi racconto la magia del Festival Internazionale di Capri

Parla l'attore e direttore artistico del Festival Internazionale di Capri che, dal 10 al 20 settembre, ospiterà eventi teatrali, concerti e una mostra fotografica, con un evento speciale a Procida.

Geppy Glejieses
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9 Settembre 2021 - 21.49


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di Alessia De Antoniis

 

“Mi sono sempre chiesto: perché il magico atollo che ha stregato Cesare Augusto, Tiberio, Gorkij, Lenin, Wilde, Neruda, Norman Douglas, Ibsen, Malaparte, non ha mai ospitato un festival che competesse con Edimburgo e Avignone?”. 

Esordisce così Geppy Glejieses, direttore artistico del Festival Internazionale di Capri che, dal 10 al 20 settembre, ospiterà eventi teatrali, concerti e una mostra fotografica, con un evento speciale a Procida. In attesa dell’edizione del 2022, quando Procida sarà Capitale della Cultura.

In piena pandemia lancia il Festival Internazionale di Capri – Il Canto delle Sirene. Ci anticipa il programma? 

Il Festival Internazionale di Capri inizia con una mostra di Gabriele Giugni, fotografo di fama internazionale, che ha ripercorso, a bordo di una barca a vela, il viaggio di Ulisse: 2200 miglia marine raccontate con la sua macchina subacquea. Ha fotografato donne che assumevano sembianze di sirene, donne di ogni nazionalità.
L’11 settembre Stefania Sandrelli e Marisa Laurito leggeranno dei brani di Enzo Striano sulla Repubblica Partenopea del 1799, vista dagli occhi di una donna, Eleonora Pimentel de Fonseca, vittima di quella sfortunata rivoluzione che la vide morire impiccata. Una storia di emancipazione femminile, di amore e di sopraffazione maschile. Uno straordinario caso di femminismo ante litteram. 

Il 14 la Reunion della Nuova Compagnia di Canto Popolare e di Eugenio Bennato.
Il 17 “Aneme Pezzentelle Blues” sulla terrazza del Caesar Augustus di Anacapri.
Mi esibirò con alcuni miei cavalli di battaglia accompagnato da un trio composto da tromba, batteria e pianoforte. Una cavalcata lunga più di un secolo tra le anime purganti più inquiete di Eduardo De Filippo, Annibale Ruccello ed altri.
A Procida, il 19, “Il Malato immaginario” di Molière con Emilio Solfrizzi, sarà il preludio alle manifestazioni per “Procida capitale della Cultura italiana 2022”.
È un festival con pochi eventi, ma che costituiscono il prologo di un festival che sarà più importante il prossimo anno.

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Direttore artistico del Quirino di Roma, perché lancia questo evento a Capri?
Perché alla Regione Lazio non c’è il presidente De Luca, un grande mecenate delle arti. Un Governatore che mantiene i suoi impegni. Capri, pur essendo stata amata da grandi della letteratura, dell’arte e della cultura, non ha mai avuto un suo festival dello spettacolo dal vivo. I progetti, se non li realizzi, restano sogni e utopie. Chi aveva mai pensato di fare un concerto nella Grotta Azzurra? Io faccio un evento unico nella storia. Tre concerti di mezz’ora l’uno con il pubblico sui barchini. Mario Maglione e Fiorenza Calogero, con l’accompagnamento di due chitarre, suoneranno la musica della tradizione ottocentesca napoletana, sistemati in fondo alla grotta. Un palcoscenico naturale che non necessita di alcun tipo di amplificazione. Tutto nel rispetto delle norme a tutela della grotta e anticovid.

A causa del covid, non abbiamo tantissimi posti a disposizione, ma quelli che abbiamo sono stati prenotati da tutta Italia e da altri Paesi europei.
Un concerto nella Grotta Azzurra è un evento mondiale. 

Sono orgoglioso anche della mia squadra al teatro Quirino, che oggi è il primo teatro di prosa di Roma, visto che l’Argentina è in crisi da anni e l’Eliseo è chiuso. Quest’anno festeggiamo i nostri centocinquant’anni e abbiamo un bellissimo cartellone per la prossima stagione.
Allievo di Eduardo, che le consentì di portare in scena le sue opere, con questo festival torna a casa…
Edoardo revocò per me il veto a riprodurre le sue opere. Quando debuttai e lui mi concesse l’onore di poter dirigere e interpretare due sue commedie, “Chi è più felice di me” e “Gennariniello”, avevo vent’anni: era il 1975. Incontrai Edoardo a casa sua, in via Aquileia: mi spiego come dovevo metterle in scena, mi diede dei consigli su come interpretare i personaggi. Sottolineò che “Chi è più felice di me”, scritto nel 1932, era un testo sull’emancipazione femminile, scritto in quel deprecabile Ventennio durante il quale di emancipazione femminile era difficile parlarne. Prima che io debuttassi, Eduardo chiamò il cronista di Paese Sera, Luigi Ricci, e disse: “Scrivete! per questo giovane revoco il divieto alle mie opere, ora e per il futuro”. Questo rimane scritto nell’articolo e comunque Luca De Filippo, che è un amico e con il quale abbiamo lavorato insieme, ha sempre mantenuto queste disposizioni. L’anno prossimo farò un altro Eduardo, “Uomo e galantuomo”, con la regia di Armando Pugliese.
Sulla terrazza del Caesar Augustus, porta le Anime Pezzentelle che sperano di essere arrefrescate. Chi sono?
Sono le anime del Purgatorio. Per noi a Napoli sono ubicate nel cimitero delle Fontanelle. Ho scelto brani da Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani, Ferdinando, Russo, Salvatore Di Giacomo, Annibale Ruccello, Enzo Moscato, Alfredo Guarino. 

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Annibale Ruccello perché è l’autore di uno dei miei testi preferiti, “Le cinque rose di Jennifer”: la storia di un travestito dei Quartieri. Poi un estratto della “Cartesiana” di Enzo Moscato, una storia di transessuali che vanno alla ricerca dell’evirazione totale per diventare donne a tutti gli effetti. Sono anime poverine. È una carrellata a tutto tondo su anime che non ci sono più o che non sono mai esistite, ma che hanno bisogno di essere arrefrescate. Spero, interpretandole, di riuscire ad arrefrescarle e che finalmente vedano il paradiso.
È il coordinatore generale Atip, Associazione Teatri Italiani Privati. A settembre lei riparte. Com’è questa attesa ripartenza?
È necessario che i teatri e le produzioni abbiano dal Ministero un incentivo alla ripartenza. Il Quirino prende circa 50.000 €. Con questa somma noi non paghiamo neanche un mese di stipendio. Quindi hanno pensato di ristorarci. Io, poi ho anche una compagnia privata. Le compagnie devono avere la possibilità di ripartire. Non basta il FUS, neanche per quelli che ne beneficiano. In questo periodo la maggior parte di noi ha continuato la sua attività: a pagare i dipendenti, i depositi, gli uffici, gli affitti. Nella prima stagione io ho perso 2 milioni di fatturato. Devo dare da mangiare a 150 persone. Il mio direttore tecnico, come altri tecnici, è andato a fare le consegne per Glovo. Questa è la situazione che si è creata durante la pandemia. Dobbiamo ripartire, vogliamo ripartire, ma è legittimo e necessario chiedere un contributo allo Stato. 

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Ha qualche altro progetto in cantiere?

Tra pochi giorni divento di nuovo padre. 

 

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