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Il passato da attore di Walter Ricciardi, il consulente del Governo sul Coronavirus

Da giovane Ricciardi ha recitato in alcuni film con vari personaggi piuttosto famosi. Ma poi, per uno sciopero, scelse di fare il medico

Walter Ricciardi da giovane
Walter Ricciardi da giovane

globalist Modifica articolo

13 Marzo 2020 - 18.18


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Da quando l’emergenza Coronavirus è cominciata, il nome di Walter Ricciardi è diventato di dominio pubblico: Consulente del Ministero della Salute, è in prima linea nella lotta contro la pandemia. Ha lavorato per l’Oms e per la Commissione Europea ed è stato presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma in pochi sanno che, prima di iniziare quella che si sarebbe rivelata una brillante carriera di medico, Ricciardi aveva davanti a sé un’altra carriera, forse altrettanto promettente, come attore. 
“Non mi sarei mai aspettato di raggiungere in vita mia un traguardo del genere», aveva detto a Repubblica lo scorso ottobre.
A 20 anni, Ricciardi si è trovato davanti a un bivio, che lo ha costretto a scegliere tra la via dell’arte e quella della scienza. Una delle sue prime esperienze è stata nel ’68 con I ragazzi di padre Tobia, un programma tv che si registrava a Napoli in quel periodo (sua città natale), grazie ai genitori che lo portarono ai provini della Rai. Aveva appena 9 anni.

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Poi, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, Ricciardi ha recitato con Stefania Sandrelli (in Io sono mia), Alida Valli, Giuliana De Sio, Michele Placido, Maria Schneider, e soprattutto con Mario Merola (“una persona eccezionale e di cuore che non faceva pesare la sua fama”). E poi i film Big Mamma del 1979 e Non basta una vita del 1988 .

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Su YouTube si trova ancora qualche prova (come la clip da L’ultimo guappo, sempre con Merola). “C’è stato un momento in cui mi sono detto: quasi quasi vado avanti e faccio l’attore”, aveva detto nella stessa intervista. Diciamo che mi ha fermato uno sciopero. “Studiavo a Napoli ma vivevo a Roma mantenendomi con il doppiaggio. Ci fu lo sciopero dei doppiatori che volevano giustamente essere citati nei titoli. Durò alcuni mesi e io finii tutti i soldi. Così decisi di fare medico”.

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