Omofobia è un termine falso. Nessuna fobia. E' solo odio fascista

Le vittime di questa miseria culturale sono tante. Sono le persone trans sempre considerate prostitute, sono i ripudiati dalle famiglie, sono i bullizzati, sono gli offesi dall'omofascismo

Il gay pride in Usa

Il gay pride in Usa

globalist 17 maggio 2018

di Delia Vaccarello

Oggi è la giornata contro l'omofobia, e non solo: contro la transfobia e la bifobia. Lo diciamo subito la fobia, non c'entra nulla. Si tratta di stronzaggine pura. Di odio dietro la facciata. Chi è omofobo oggi ha il culto del superuomo, chi è omofobo oggi è fascista. E' omofascismo.  E facendo chiarezza diciamo: parliamo di vittime ma non per vittimismo. Stiamo segnalando cosa vuol dire non stare dalla parte della miseria culturale.


Partiamo dalla data. La ricorrenza trova motivo nella cancellazione, avvenuta il secolo scorso, della omosessualità dal novero delle malattie mentali. Chiaro dunque: le variabili dell'orientamento sessuale e le variabili della identità di genere non sono “anomalie”, non sono patologie da curare. Piuttosto c'è da prendersi cura della società che le mette all'indice. Le vittime sono tante, alcune meno evidenti. Sono le persone trans sempre considerate prostitute, qualunque cosa facciano per arrivare a fine mese. Sono coloro che vengono ripudiati dai padri e dalle madri, o anche in modi aperti o subdoli dai figli quando scoprono ad esempio che la madre è lesbica; le vittime sono coloro che si vedono isolati, mobbizzati, nelle squadre di calcio come nelle presentazioni ufficiali: è un amico di mio figlio, si dice ancora, presentando “agli altri” il compagno sessuale e sentimentale del ragazzo, laddove se si tratta di “piccoli etero crescono” si direbbe subito è il fidanzato. Le vittime sono tutti coloro che vengono raggiunti e offesi dai mille modi e dalle mille sfumature adottati per dire: io sono dalla parte giusta. E la parte giusta coinciderebbe con una certa rispettabilità solo di facciata, irreprensibilità, facoltosità (altrimenti perché si comprano tutti il Suv?), stanzialità, appartenenza nazionale. Che poi la vita vera sia un'altra lo abbiamo visto in occasione del Family day dove separati divorziati e conviventi urlano contro gli omosessuali ritenuti “sfascia famiglia” e addetti alla compravendita di bambini. L'offesa la reca dunque questo culto della “apparenza” intriso di repressione sessuale, di normalità e di normatività: si deve vivere in un certo modo altrimenti si fa schifo. Che c'entra la fobia? Un fico secco. Non è fobia è razzismo o stronzaggine pura. Intolleranza profonda e guerreggiata nei confronti di chi non si allinea.


E ancora c'è qualcuno che parla di ignoranza, e dice gli omofobi non sanno. Cioè io lesbica dovrei educare te presunto etero ignaro di cosa sia la omosessualità? Ma fatemi il piacere. Io dovrei fare il bignami di me stessa per farti fare il ripasso velocemente. Ma scherziamo? E' da anni che grazie ai nostri sforzi i giornali pubblicano storie, vicende, situazioni che hanno a che fare con i gay e le lesbiche. Durante il dibattito per la legge sulle unioni civili le piazze si sono riempite più volte. Non è ammessa l'ignoranza se basta scendere in strada e vedere che gli esseri umani possono anche essere omosessuali senza che il mondo crolli. E lo sono da secoli, non è certo una novità. A volte per “conoscere” una lesbica o un gay basta guardare negli occhi tuo figlio tua sorella il tuo collega.


Non è tutto. La vittima in primis è la cultura. In che senso: i nomi celebri, certo. Oscar Wilde, Radcliffe Hall, Alain Turing non hanno avuto vita facile, ma che dire dell'omosessuale ignoto”, vale a dire quella persona talentuosa che non è diventato Wilde o Hall perché non è riuscito ad affermare la sua personalità, la persona che non ha trovato spazio per sé schiacciato dall'offensiva dei cosiddetti benpensanti. E ha vissuto una vita ristretta, come la lana infeltrita, dicendo in fondo troppo spesso: scusate se posso.


Ancora. La vittima è la cultura delle relazioni: la legge sulle unioni civili ha compiuto due anni e registrato oltre seimila unioni. I casi notevoli sono stati quelli che hanno visto il matrimonio di due donne o di due uomini in un paesino di 700 anime. La legge ha dato loro la forza di uscire allo scoperto, di far crollare i pesanti tendaggi del provincialismo che vede gli esseri umani impegnati in una gara sfrenata per stabilire chi aderisce di più al modello cosiddetto vincente, modello che in una certa misura viene ridefinito all'interno di ogni comunità.


La vittima è la cultura in senso alto: che è apertura all'altro, fiuto del suo mistero, rispetto. Silenzio. Sapere che gli estranei tra noi sono ricchezza autentica. E chi odia i gay, state certi che erige muri, perseguita i migranti o li commisera dall'alto, prova schifo per gli ebrei, disprezza i poveri, allontana lo sguardo dai malati, delega la cura dell'anziano esclusivamente a chi fa il “mestiere” di badante. E attenti cari miei omofobi intolleranti: basta poco per perdere un po' della vostra presunta fortuna. Basta niente per ritrovarsi malati, con la casa terremotata, senza lavoro. Aprite gli occhi: nella fragilità c'è il segreto degli esseri viventi. Non prendente a calci la cultura, l'inclinazione a coltivare le altezze delle relazioni tra esseri umani e anche animali e vegetali, la cura per questo nostro pianeta meraviglioso. Perché prenderete a calci la parte potenzialmente migliore di voi stessi.


Non ci sono modelli vincenti: ma che si vince? La famiglia di sangue contro quella frutto di gestazione per altri, il figlio biologico contro quello adottato, la sottolineatura dei ruoli - “mia moglie” “mio marito” - che offusca il vero volto delle persone: siamo vittime di queste opposizioni. Non ci sono modelli giusti per vivere. Ci sono le vite di ognuno di noi. Fragili, esposte all'incertezza, e per questo creative, trasgressive, elettrizzanti. L'omofobia, la transfobia, la bifobia – esempio: davvero sei bisessuale? Mannò dai, ti sei tolto qualche capriccio – sono varianti della gigantesca repressione sessuale che ingabbia la società italiana, alla quale si è aggiunto ultimamente il ritorno dei fascismi, dei mille rivoli di totalitarismo che rischiano di diventare un fiume. Non lo dimenticate: la forza non si misura nella gara a distruggere gli altri. Ma nella mano tesa. Aprite gli occhi: siamo tutti nella stessa barca.


E ancora: attenzione, guai a chi è diverso essendo egli uguale. Guai alla corsa dentro il mondo lgbtqi ad essere “solo bravi genitori” se omogenitori, mettendo sotto il tappeto, fuori facciata, il fatto di essere amanti. Guai ai genitori dei figli gay e lesbiche che li perseguitano ma anche a quelli che vogliono fare i perfettini, che hanno la famiglia modello, per “riscattare” il fatto di avere qualche neo, ovvero la prole omosessuale.Così oggi diciamo con passione e orgoglio basta all'odio del “diverso” che non è uguale. All'arroganza del sentirsi superiori. Basta a questa pericolosa miseria culturale. E viva l'incontro autentico con l'altro che è un mistero, come lo siamo noi a noi stessi.