Siamo davanti all’emergere prepotente di un nichilismo tutto nuovo? Si dimena nelle nostre coscienze portandoci a sfidare i dieci comandamenti? Non solo il quinto, quello che dice “non uccidere” e di cui evidentemente non si tiene più conto. Anche per molti altri sembra andare così. Cominciamo dal primo: “non avrai altro Dio fuori di me”.
E’ evidente che nel nostro agire sociale, nel nostro ordinamento interiore, i soldi hanno sostituito l’unico Dio, forse per difficoltà sempre più angosciose, per la solitudine in cui l’individualismo, la fine della società, che in tanti ci hanno spiegato che non esiste, ci ha fatto precipitare. Non è facile per chi si sente solo scoprire che da soli non si vive, si muore. E’ l’assurdo della nostra condizione?
Questo neo nichilismo riguarda anche il secondo comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano”. Questo nome invece viene invocato per coprire azioni, ideologie e teologie (la teopolitica) che con Dio non solo non hanno nulla a che fare, molto spesso lo sfidano.
Poi c’è il quinto comandamento: “non uccidere”. Guardiamoci attorno e domandiamoci chi ne parli, di non uccidere. Qui, o davanti all’ICE, ai bombardamenti a tappeto, chi dice “non uccidere”?
Il comandamento non può guidarci tra le attenuanti, che ci sono, devono esserci. Non è tutto uguale, non deve esserlo. Ma resta una bussola: “non uccidere”. C’è? Per chi?
Il settimo comandamento dice “non rubare”, è importante quanto gli altri, precedenti e successivi. E qui forse oltre ai ladri bisogna pensare agli esempi che diamo. Si è giustificato, coperto, accettato il rubare? Quanti sistemi di governo si sono fondati e si fondano in modo plateale sul rubare?
Gli ultimi tre comandamenti, il desiderio sessuale maschile, la falsa testimonianza e, trascurato, l’ insidioso e decisivo “desiderio” di ciò che non è nostro, ci porterebbero ad allargare troppo il discorso rispetto a quanto emerge, oggi di decisivo. Ma pensandoci bene, in termini larghi, questo comandamento che proibisce il “desiderio” di ciò che non è nostro, cioè alla brama se vogliamo dir così, non fa pensare che che nel transumanesimo può celarsi la bramosia, il farci Dio?
Non uccidere? Dove? Qui? Nel Mediterraneo? Negli Stati Uniti? In Medio Oriente? In Russia? Nelle minacciose esercitazioni intorno a Taiwan? In Sudan? In Irlanda? In tanti altri posti che non cito perché è difficile anche tenerne il conto? Dove ci orientano nel nostro posizionarci queste due parole che chiamiamo quinto comandamento?
Quando ha scritto “L’uomo in rivolta”, Albert Camus ha scritto pagine decisive per spiegare che la rivolta non è, non deve essere metafisica, contro Dio. L’uomo in rivolta ripudia il nichilismo, lo trasforma in una richiesta di dignità e in un’affermazione di solidarietà. Mai contro Dio. Questo spiega come si può cercare di cambiare il mondo senza peggiorarlo, ma tentando di miglioralo. Se si sceglie la rivolta metafisica si va sbattere. Vale per tutti i nichilismi, sempre.