Il sionismo non è un "sogno": oggi è un lungo e sanguinoso incubo
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Il sionismo non è un "sogno": oggi è un lungo e sanguinoso incubo

Israele è nato dalla naqba, dalla confisca delle terre delle persone che vi abitavano, e sì, Israele è sempre stato un paese colonizzatore ma c'era qualcosa di speciale

Il sionismo non è un "sogno": oggi è un lungo e sanguinoso incubo
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Beatrice Sarzi Amade Modifica articolo

3 Giugno 2026 - 22.00


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Andate a sapere, sì, Israele è nato dalla naqba, dalla confisca delle terre delle persone che vi abitavano, e sì, Israele è sempre stato un paese colonizzatore ma c’era qualcosa di speciale nel rapporto del mondo con quello che era visto come un “piccolo paese”, una patria per le vittime della più grande tragedia del secolo. E sì, c’era quest’aura in mezzo alle dittature arabe, c’era un’area di democrazia dentro questo paese che i cittadini facevano, vero, il deserto fertile, come si deve, per mostrare che i nativi sono, in generale, selvaggi e sottosviluppati, tutti i poteri colonizzanti. 

C’era, sì, una sorta di orgoglio a dirlo, che abbiamo trasformato il deserto in culture, nel benessere del colonialismo ambientale.

Con il passare degli anni, più questa aura diminuiva, e più rimaneva solo immagini di posti di blocco, l’ossessione della “sicurezza” non per tutti, ovviamente, arabi ed ebrei, ma solo per gli ebrei, e la sicurezza degli ebrei poteva essere costruita solo sulla sicurezza di tutti gli altri, una costante insicurezza, anche lei, radicale. 

E i cosiddetti “estremisti” occupavano sempre più spazio, anno dopo anno,  ancor prima di Netanyahu, sì, molto prima.

Ma oggi cosa rimane? Un paese non solo alla mercé di Hamas e Hezbollah, ma è diventato Hamas e Hezbollah insieme. Questa è la vittoria definitiva per gli assassini del 7 ottobre.

Ho parlato, da novembre 2023, della politica del “versante naturale”, che era quella degli assassini: è stato, dal perire se stessi, a provocare una risposta a una violenza di cui non si è ancora sentita parlare, ovviamente, ma la cui logica era presente in tutto quello che è accaduto prima: 

tenere il popolo di Gaza, prima sotto dittatura religiosa al fine di eliminare ogni possibilità, qualunque essa sia, di pace civile, e teniamo il popolo confinato, sotto blocco, perché riteniamo che queste persone non possano in ogni caso essere partner, possono solo essere ciò che sono, nemici. 

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Quindi, ovviamente, il passo successivo è lo sradicamento: non l’omicidio di tutti, secondo il sistema genocida nazista, ma l’impossibilità concreta di tutta la vita, la distruzione di tutto ciò che può essere distrutto. E adesso?

Dopodiché, niente. 

Successivamente, questo progetto, annunciato con Trump, di “Gaza Beach”,  che è il progetto iniziale, molto vecchio, di questi sionisti imprenditori, più imprenditori che sionisti, e, lì, qualcosa si sta rompendo, almeno in apparenza, perché c’è di mezzo l’opinione internazionale, e l’opinione internazionale unanime. 

Niente più traccia di simpatia per Israele, eppure vittima del 7 ottobre. E questa immagine di Israele cancella tutte le altre. 

Perché, letteralmente, per tutto il mondo, oggi Israele conduce una politica omicida.

La stessa cosa in Libano, senza il blocco alimentare e l’assedio, ma la stessa cosa, in maniera puramente allucinante: 

Israele, perché Hezbollah, lancia razzi contro le città del nord, vanta il diritto di trasformarlo in un deserto di rovine, proprio come ha fatto a Gaza, un tratto di dieci chilometri di territorio libanese. Distrugge ogni casa, ogni villaggio, per nulla, infrastrutture civili e patrimonio storico, non solo i villaggi musulmani, ma anche i villaggi cristiani, in cui Hezbollah, semplicemente, non sono mai esistiti. E quelle migliaia di morti, esattamente gli stessi obiettivi. 

Non chiunque, no. Certamente, sì, chiunque, in modo da accrescere il caos in un paese già immerso nel caos, ma intellettuali, giornalisti, qualunque sia la loro propensione politica, sostiene Hezbollah o non lo fa affatto, e se lo fa, in un momento in cui, appunto, gli Hezbollah, a causa dei cambiamenti in Siria e Iran, sta perdendo velocità in tutto il paese. 

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Lo fa come se, al contrario, non volesse sradicare Hezbollah, ma dargli una legittimità nuova e inaspettata, esattamente quello che è successo a Gaza, dove Hamas è emerso rinforzato, e, agli occhi della popolazione stessa, martirizzato, come movimento di eroica resistenza, e non così com’è,  un movimento di fascisti oscurantisti.

E ancora qui, l’odio e l’indignazione dell’opinione pubblica mondiale.

Che diavolo è Israele oggi? 

Un paese che pratica sistematicamente la tortura. 

I rapporti dell’ONU lo hanno dichiarato, ma, non si potrebbe, si potrebbe negare, e affermare, molto ufficialmente, che l’ONU è partigiana, altrimenti arma di Hamas.

Ma qui, è come sempre: basta che sia gli arabi che torturiamo, la mia fede, beh, non ci impedisce di dormire troppo. Abbiamo sentito clamore ufficiale a seguito dei terrificanti rapporti ONU sullo stato delle carceri israeliane. 

Ma c’è stato l’episodio di razionamento della flottiglia, e tortura, documentata, provata, stupri, pestaggi, umiliazioni di ogni genere, sui militanti che si erano imbarcati,  trattamento, come sappiamo, rivendicato da Ben Gvir, accusato da Netanyahou, ma rimane ben al suo posto. (del resto non mi aspettavo nulla diverso, anzi peggio)

E cosa succede nei territori occupati. Ciò che viene documentato ogni giorno… L’orrore che deve passare chi vive lì…

La follia, ormai scandalosa, della discussione: ma guardate cosa ha fatto Hamas.

Quello che ha fatto Hamas è, lo dico e lo ribadisco, nel suo trionfo, aver trasformato un intero paese, almeno un intero sistema statale, in se stesso. 

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È esattamente quello che sta facendo Hezbollah in questo momento, chiamare, ogni razzo, ogni drone, un aumento della distruzione. Perché ciò che viene distrutto non è solo la vita dei locali, la maggior parte dei quali non ha mai chiesto nulla a nessuno e a Hezbollah ovviamente non interessa. 

Questo è il futuro, a lungo termine, di Israele stesso, poiché il Paese sta perdendo tutto il sostegno, compreso, da quello che possiamo capire, quello di Trump.

Chi sostiene l’altro, oggi, Trump o Netanyahu? 

Vedere questo “versante naturale” del sionismo, quello di qualsiasi nazionalismo rimasto senza contropotere, è una delle cose più atroci che possiamo vivere.

Restano: il momento in cui, in qualche modo, i governi occidentali, velati dai fascisti al potere a Gerusalemme, saranno costretti ad agire davanti alla loro opinione pubblica, cosa che si rifiutano ancora di fare con la loro caratteristica vigliaccheria.

Il sionismo non è un “sogno”. Oggi è un lungo e sanguinoso incubo. 

Israele ha perso la sua aura di democrazia di cui aveva potuto godere nei decenni precedenti, è un paese odiato, con una politica odiosa. Una politica che mette in pericolo gli ebrei di tutto il mondo, poiché, molto consapevolmente, risveglia l’antisemitismo mischiando con esso tutte le critiche alle azioni di Israele.

Cosa rimane di Israele? Proprio niente. 

La volgare stupidità dei suoi leader e gli omicidi che commettono.

Per noi che non rappresentiamo uno stato, dillo, dillo, dillo e dillo ancora. Abbattere il muro non per indifferenza ma codardia.

Il boicottaggio rimane da completare. Quanto alla Russia di Putin.

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