Un doppio attacco israeliano nel sud del Libano: colpiti anche i soccorritori, una tattica che il diritto internazionale considera un crimine di guerra
Un paramedico è stato ucciso e altri quattro soccorritori sono rimasti feriti in una serie di attacchi con droni israeliani nel distretto di Tiro, nel sud del Libano. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa statale libanese National News Agency, il primo raid ha colpito una motocicletta all’incrocio tra Burj Rahhal, Deir Qanoun en-Nahr e al-Abbasiyah.
Poi il secondo attacco. Ed è qui che la vicenda assume un significato ancora più grave.
Mentre ambulanze e paramedici cercavano di raggiungere il luogo del bombardamento per soccorrere i feriti e recuperare il motociclista colpito, un nuovo drone ha centrato la stessa area. È quella che in gergo militare viene definita tattica del “double tap”: colpire una prima volta e poi tornare a bombardare quando arrivano i soccorsi.
Non è soltanto una strategia brutale. È qualcosa che il diritto internazionale umanitario guarda come una possibile configurazione di crimine di guerra. Le Convenzioni di Ginevra e le norme che regolano i conflitti armati proteggono infatti personale medico, ambulanze e operatori di soccorso. Attaccare deliberatamente chi presta assistenza ai feriti significa colpire proprio quelle figure che il diritto internazionale considera inviolabili anche durante una guerra.
Non è la prima volta che organizzazioni umanitarie e osservatori internazionali denunciano l’uso di questa pratica in Medio Oriente. Ed è proprio la natura del secondo attacco — non diretto contro combattenti in azione, ma contro chi accorre per salvare vite — a renderla particolarmente inquietante e potenzialmente illegale.