Gaza, Israele uccide un altro palestinese e bombarda Khan Younis: il genocidio è targato Netanyahu (non solo Ben Gvir)
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Gaza, Israele uccide un altro palestinese e bombarda Khan Younis: il genocidio è targato Netanyahu (non solo Ben Gvir)

Un attacco israeliano ha ucciso venerdì un palestinese nell’area di al-Skakush, vicino alla cosiddetta “linea gialla”, a nord-ovest della città di Rafah, secondo quanto riferito da fonti mediche dell’ospedale Nasser.

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22 Maggio 2026 - 13.18


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Un attacco israeliano ha ucciso venerdì un palestinese nell’area di al-Skakush, vicino alla cosiddetta “linea gialla”, a nord-ovest della città di Rafah, secondo quanto riferito da fonti mediche dell’ospedale Nasser.

Le stesse fonti hanno precisato che il corpo di Rafat Adel Ibrahim Breika, un pastore di 42 anni, è stato trasportato in ospedale dopo essere stato colpito da un drone israeliano nella zona.

Nel frattempo, l’artiglieria israeliana ha bombardato le aree orientali di Khan Younis e il nord di Rafah, mentre intensi raid hanno colpito anche le zone orientali e meridionali di Khan Younis.

Israele conduce un’offensiva militare nella Striscia dal 7 ottobre 2023, che secondo i dati riportati avrebbe causato la morte di 72.775 palestinesi, in gran parte donne e bambini, e il ferimento di 172.750 persone. L’offensiva avrebbe inoltre distrutto il 90% delle infrastrutture della Striscia, con un costo stimato per la ricostruzione pari a 70 miliardi di dollari.

Dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco, l’11 ottobre 2025, sarebbero stati uccisi 883 palestinesi e feriti altri 2.648. Nello stesso periodo, i corpi di 776 persone uccise sarebbero stati recuperati.

Leggi anche:  Flotilla, continuano le accuse degli attivisti italiani: “Pestaggi, catene e umiliazioni dopo l’assalto israeliano”

Nelle ultime 24 ore, negli ospedali di Gaza sono arrivati i corpi di due persone uccise e 27 feriti.

Inoltre, circa 10.000 persone risultano ancora disperse e presumibilmente sepolte sotto le macerie delle abitazioni in tutta la Striscia.

L’offensiva israeliana ha provocato anche lo sfollamento forzato di quasi due milioni di persone, costrette a spostarsi in massa verso la sovraffollata città meridionale di Rafah, vicino al confine con l’Egitto, in quello che viene descritto come il più grande esodo palestinese dalla Nakba del 1948.

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