Mentre la sua guerra illegale devasta e uccide Trump se ne va tranquillo a giocare a golf
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Mentre la sua guerra illegale devasta e uccide Trump se ne va tranquillo a giocare a golf

Mentre il mondo paga il prezzo delle sue decisioni, Donald Trump trova il tempo di andare a giocare a golf. È questa l’immagine più nitida del potere quando degenera in arroganza

Mentre la sua guerra illegale devasta e uccide Trump se ne va tranquillo a giocare a golf
Donald Trump
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19 Aprile 2026 - 11.03


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Mentre il mondo paga il prezzo delle sue decisioni, Donald Trump trova il tempo di andare a giocare a golf nel National Golf Club a Sterling, in Virginia.

È questa l’immagine più nitida del potere quando degenera in arroganza: un uomo che scatena una guerra giudicata illegale da larghissima parte del diritto internazionale, che semina morti, devastazione e instabilità, e poi si concede il lusso del relax personale mentre altri raccolgono macerie e piangono i loro cari.

L’attacco all’Iran non è soltanto un atto militare: è una violazione dell’ordine giuridico internazionale, un colpo alla credibilità delle istituzioni globali, un detonatore di crisi economiche che ricadono sui cittadini di ogni Paese. Il rialzo dei prezzi energetici, la minaccia sullo stretto di Hormuz, l’insicurezza diffusa nei mercati e nelle relazioni diplomatiche sono il conto che milioni di persone stanno già pagando.

Eppure, davanti a tutto questo, Trump sceglie il campo da golf. Non la responsabilità, non il raccoglimento imposto dalla gravità delle sue scelte, non il rispetto per le vittime. Il campo da golf. È il gesto che svela più di mille discorsi la natura del personaggio: l’ossessione per la forza esibita, il narcisismo del comando, l’indifferenza verso il dolore umano quando quel dolore riguarda sempre gli altri.

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I tiranni spesso si riconoscono da questo: mandano altri a morire e poi si dedicano ai propri piaceri. La sofferenza altrui diventa rumore di fondo, un dettaglio trascurabile nel teatro della loro vanità. Trump, ancora una volta, mostra al mondo non leadership, ma cinismo; non grandezza, ma vuoto morale.

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