Trump sempre più fuori controllo insulta anche Bruce Springsteen
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Trump sempre più fuori controllo insulta anche Bruce Springsteen

Trump ha attaccato Bruce Springsteen sui social il 2 aprile, pochi giorni dopo che il cantante si era esibito a un raduno anti-Trump a St. Paul e aveva inaugurato il suo tour a Minneapolis criticando la “corruzione alla Casa Bianca”.

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Bruce Springsteen
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2 Aprile 2026 - 23.37


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L’ennesimo attacco di Donald Trump a chi lo critica conferma ancora una volta come il presidente si comporti più da bullo e da dittatore che da leader di un Paese democratico.

Il presidente Donald Trump ha attaccato Bruce Springsteen sui social il 2 aprile, pochi giorni dopo che il cantante si era esibito a un raduno anti-Trump a St. Paul e aveva inaugurato il suo tour a Minneapolis criticando la “corruzione alla Casa Bianca”.

“Cattivo e noiosissimo cantante, Bruce Springsteen, che sembra una prugna secca che ha sofferto molto per il lavoro di un chirurgo plastico davvero incapace, ha da tempo una terribile e incurabile forma di Trump Derangement Syndrome”, ha scritto il presidente giovedì mattina su Truth Social. “I sostenitori MAGA dovrebbero boicottare i suoi concerti costosi, che fanno schifo”.

Springsteen, autore della canzone di protesta “Streets of Minneapolis” a gennaio dopo che agenti federali avevano sparato e ucciso Renee Good e Alex Pretti, è stato uno dei protagonisti del raduno “No Kings” del fine settimana scorso al Minnesota State Capitol, in protesta contro l’amministrazione Trump.

La leggenda del Rock & Roll Hall of Fame ha anche inaugurato martedì il suo “Land of Hope and Dreams American Tour” al Target Center di Minneapolis, durante il quale non sono mancati momenti apertamente politici.

“Siamo qui per celebrare e difendere gli ideali americani, la nostra Costituzione, la democrazia e la nostra sacra promessa americana”, ha detto Springsteen durante lo show, che si è aperto con il celebre coro: “War! A cosa serve? Assolutamente a nulla”.

Il post di Trump riprendeva anche alcuni passaggi del discorso in prima serata di mercoledì sull’Iran. Secondo lui, sotto l’amministrazione del presidente Joe Biden “il nostro Paese era MORTO, e ora abbiamo il Paese più ‘caldo’, di gran lunga, in tutto il mondo”.

Ancora una volta, il comportamento del presidente dimostra come le sue reazioni personali e offensive superino di gran lunga il ruolo istituzionale, trasformando ogni critica in un attacco personale, tipico di chi agisce da dittatore più che da presidente di una democrazia.

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