A Teheran danneggiato il Golestan, una ferita sulla storia antica della Persia
Top

A Teheran danneggiato il Golestan, una ferita sulla storia antica della Persia

Vittima eccellente, seppur collaterale, il palazzo, che è anche bene Unesco, domenica ha subito danni per le onde d'urto delle esplosioni nella capitale iraniana.

A Teheran danneggiato il Golestan, una ferita sulla storia antica della Persia
Preroll

redazione Modifica articolo

3 Marzo 2026 - 18.33 Culture


ATF

L’escalation di violenza che ha investito per primo l’Iran ad opera di Stati Uniti e Israele non ha risparmiato il Palazzo del Golestan, nel cuore del centro storico di Teheran. Perchè ad essere vittime delle guerre non sono solo civili inermi, ma troppo spesso lo é anche il fragilissimo ma inestimabile patrimonio culturale. 

Dall’UNESCO è infatti arrivata la preoccupazione per il destino anche degli altri diversi siti storico architettonici del Medio Oriente per questa nuovo conflitto, che non promette di essere breve. 

Il Ministero del Patrimonio Culturale, del Turismo e dell’Artigianato Iraniano, confermando i danni al palazzo, ha diffuso un video in merito. A subire i maggiori danneggiamenti sono state finestre, porte e specchi, colpiti dall’onda d’urto delle esplosioni verificatesi nei pressi del palazzo, ma anche i mosaici e le murature non sono risultate immuni.  

Il Golestan rappresenta uno dei luoghi simbolici di Teheran e dell’Iran tutto, costituito da otto strutture diverse, disposte attorno ad aiuole fiorite e vasche. Giardino delle rose, questo il significato del nome del complesso, realizzato nel XVI secolo dalla dinastia Safavide e in seguito restaurato nel XVIII e XIX. Fu Nasir al-Din Chah a volerlo come una sorta di Versailles persiana, ed infatti lo stile eclettico del progetto di restauro era proprio figlio della commistione di stilemi decorativi e architettonici autoctoni, con uno sguardo all’occidente.

Leggi anche:  Offensiva congiunta Usa-Israele: attacco “preventivo” contro l’Iran

L’esempio più evidente la Sala degli Specchi, realizzato con piccoli frammenti di vetro di manifattura europea, capace di riflettere la luce, e moltiplicare le immagini, risultando di grande effetto scenografico. La chiara ispirazione risiedeva nell’analogo salone di Versailles. Il sovrano, che regnò tra il 1848 e il 1896, compì diversi viaggi in Europa, visitando Parigi in occasione dell’Esposizione Universale del 1889, dimostrando la sua mentalità aperta alla modernità, con uno sguardo puntato verso l’esterno al paese. E proprio dall’Expo parigino portò in Persia innovativi metodi costruttivi europei, come l’uso della ghisa quale materiale portante.  

I Pahlavi furono l’ultima dinastia a utilizzare il palazzo, anche se solo per cerimonie ufficiali ed eventi formali, come l’incoronazione dell’ultimo Scià, avvenuta nel 1967 nella Sala degli Specchi. A seguito della rivoluzione islamica del 1979 il Golestan venne chiuso fino al 1998, quando riaprì al pubblico, per essere poi dichiarato meritatamente nel 2013 Patrimonio Unesco.

L’Isna, agenzia giornalistica iraniana ha così dato notizia dei danneggiamenti: “Dopo l’attacco congiunto Usa-Israele contro piazza Arag nel sud di Teheran, domenica sera, parti del Palazzo del Golestan sono state danneggiate”. Seppur non direttamente preso di mira da un attacco diretto, il bene UNESCO, come il patrimonio storico architettonico resta sempre una vittima collaterale prediletta durante le guerre. Anche Pegah Moshir Pour, attivista di origini iraniane, per i diritti civili, attiva nel nostro paese, ha mostrato alcune foto dei danni, accompagnandole così: “Un luogo immenso con una storia e un archivio preziosissimo. […]”, parole che sottolineano come la perdita di tale bene, del suo contenuto materiale ed immateriale, sarebbe una disgrazia per l’intera comunità internazionale.

Leggi anche:  Strage nella scuola di Minab: l'orrore per le decine di bambine uccise dai bombardamenti

Lunedì sempre l’UNESCO ha diffuso un comunicato, rivolto ai paesi al momento occupati in azioni militari, al fine di ricordare i siti del Patrimonio Mondiale, oltre che i beni storico culturali di rilevanza nazionale, “per evitare qualsiasi potenziale danno”. Nella nota all’agenzia governativa anche un’importante precisazione “i beni culturali sono protetti dal diritto internazionale, in particolare dalla Convenzione dell’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, compreso il suo meccanismo di protezione rafforzata, così come dalla Convenziona del 1972 sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale”. Un richiamo al buonsenso con solide basi di diritto internazionale, che si auspica possa essere ascoltato.

Native

Articoli correlati