Forza Italia avverte la Lega: non votare il decreto armi per l’Ucraina potrebbe creare serio problema politico
Top

Forza Italia avverte la Lega: non votare il decreto armi per l’Ucraina potrebbe creare serio problema politico

Forza Italia avverte la Lega che l’eventuale scelta di non votare il decreto sulle forniture militari all’Ucraina, oppure anche solo di astenersi, aprirebbe “un serio problema politico”.

Forza Italia avverte la Lega: non votare il decreto armi per l’Ucraina potrebbe creare serio problema politico
Preroll

globalist Modifica articolo

12 Dicembre 2025 - 00.28


ATF

Forza Italia avverte la Lega che l’eventuale scelta di non votare il decreto sulle forniture militari all’Ucraina, oppure anche solo di astenersi, aprirebbe “un serio problema politico”. È questo il monito che arriva dagli azzurri, mentre la giornata si consuma tra trattative internazionali tese a sbloccare il negoziato per la fine della guerra.

Giorgia Meloni continua a seguire passo passo il dossier, dopo aver avuto nel pomeriggio un lungo colloquio con l’attorney general statunitense Pam Bondi, e si confronta nella call con i Paesi Volenterosi sullo stato della mediazione in corso.

La giornata si chiude senza dichiarazioni, riflettendo il carattere interlocutorio dei contatti tra partner europei, impegnati a sciogliere il nodo degli asset russi. Su questo fronte Roma mantiene la sua storica prudenza, legata alle implicazioni legali dell’utilizzo dei beni congelati, mentre prende corpo l’ipotesi di lasciare libertà a ciascun Paese di muoversi secondo la propria linea. Nell’immediato, invece, a Bruxelles si discute del congelamento sine die dei beni già bloccati.

La questione dei miliardi riconducibili agli oligarchi russi, immobilizzati nell’Ue, sarebbe stata centrale anche nella riunione dei Volenterosi. I colloqui di pace tra Washington e Kiev dovrebbero infatti proseguire sabato a Parigi, con il possibile coinvolgimento dei partner europei, tra cui anche l’Italia, che potrebbe essere rappresentata dal consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Fabrizio Saggio. Resta ancora da definire il formato dell’incontro, così come l’ipotesi di un successivo appuntamento a Berlino lunedì.

L’Italia procede per gradi, puntando a preservare la compattezza dell’asse tra Bruxelles e Washington, quantomeno attraverso un “non dissenso”. È un passaggio “complesso”, ammette il vicepresidente italiano della Commissione, Raffaele Fitto, che richiama l’esigenza di mantenere “saldo” il legame con gli Stati Uniti, sottolineando che l’alleanza transatlantica “che ha rappresentato per noi una grande prospettiva e grandi certezze” continua a essere un punto di riferimento.

Parallelamente, l’Ue manda un messaggio politico chiaro, al di là degli aspetti tecnici ancora da risolvere: esiste “pieno sostegno all’Ucraina, senza se e senza ma”. Una posizione ribadita più volte da Meloni e riaffermata anche nell’ultimo incontro con Volodymyr Zelensky, che si traduce non solo in aiuti militari ma anche nell’invio in corso di generatori e attrezzature per l’ospedale pediatrico di Odessa.

Tra gli esponenti di Fratelli d’Italia prevale la convinzione che il decreto sarà approvato entro la fine dell’anno, senza modifiche rispetto ai provvedimenti che da quattro anni regolano l’invio di armi a Kiev. La Lega potrebbe accettare un impegno formale a monitorare gli sviluppi del piano di pace statunitense, eventualmente inserito nella risoluzione che la Camera voterà dopo le comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo. Per marcare la propria posizione senza provocare una rottura, i ministri leghisti potrebbero non partecipare al Consiglio dei ministri del 29 dicembre, che dovrebbe varare il provvedimento. Ma anche una semplice astensione, avverte il portavoce azzurro Raffaele Nevi, aprirebbe “un serio problema” nella coalizione, creando quella che viene considerata la prima frattura difficilmente ricomponibile.

Sdrammatizza il presidente del Senato Ignazio La Russa, ricordando che la guerra tra Russia e Ucraina “è uno dei pochi temi su cui le sensibilità sono leggermente diverse”, ma che “alla fine non c’è mai stato un voto difforme”, almeno fino a oggi. E che, “sia nella maggioranza sia in una parte importante delle opposizioni, siamo assolutamente d’accordo sulla necessità di non abbandonare l’Ucraina”.

Native

Articoli correlati