Il Partito Laburista norvegese ha conquistato altri quattro anni al governo, riuscendo a fermare l’ondata di consensi della destra populista in un’elezione segnata da forte polarizzazione.
Subito dopo la chiusura delle urne, le proiezioni assegnavano al centrosinistra 89 seggi, contro gli 80 del centrodestra. La maggioranza richiede almeno 85 seggi. Due ore più tardi, con il 99% delle schede scrutinate, il risultato era confermato, secondo quanto riportato dall’emittente statale NRK.
Il Partito Conservatore, invece, ha registrato la sua peggior performance degli ultimi vent’anni.
Il premier Jonas Gahr Støre, leader laburista, ha accolto con entusiasmo il risultato, minimizzando il rischio di uno spostamento a destra: «Questo è un segnale al di fuori della Norvegia che la socialdemocrazia può vincere anche di fronte a un’ondata di destra», ha dichiarato a una folla di sostenitori che scandiva “altri quattro anni”.
Il Labour si è confermato nettamente il primo partito, ma si è registrata anche una forte crescita del partito populista di destra Progress Party, che negli ultimi quattro anni ha più che raddoppiato i propri consensi.
La campagna elettorale, insolitamente tesa, è stata dominata dal caro vita, dalle imposte sulla ricchezza, dalle polemiche sul fondo sovrano norvegese e i suoi investimenti in Israele, oltre che dai rapporti con Donald Trump.
A destra, il Progress Party ha raccolto consensi soprattutto tra i giovani uomini, in quello che alcuni osservatori hanno definito una sorta di “Maga-fication” della politica norvegese. Si era persino discusso della possibilità che la sua leader, Sylvi Listhaug, diventasse premier in caso di vittoria della destra.
Il risultato elettorale, invece, lascia intendere che Støre, 65 anni, in carica dal 2021, resterà primo ministro. Un ruolo importante nel rafforzare la campagna laburista sarebbe stato giocato dall’ex segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, indicato come prossimo ministro delle Finanze.
Il governo aveva dovuto fronteggiare pesanti critiche sulla gestione del fondo sovrano e dei suoi investimenti in Israele, un tema che potrebbe complicare le trattative con i partiti minori di sinistra per la formazione dell’esecutivo.
Gaute Børstad Skjervø, leader dei giovani laburisti (AUF), ha definito il voto “il ritorno più clamoroso della politica norvegese”, ricordando che solo un anno fa il partito sembrava “spacciato”. «Ora Støre ha ottenuto la rielezione. Mi tolgo il cappello davanti a questa rimonta», ha commentato.
La leader conservatrice Erna Solberg, 64 anni, ha riconosciuto la sconfitta ai suoi sostenitori a Oslo: «Possiamo già dire che il Partito Conservatore entra in una nuova legislatura nello Storting come forza di opposizione». Solberg, già sotto pressione per le richieste di dimissioni, ha aggiunto: «È una mia responsabilità, e me ne rammarico profondamente».
Listhaug, 47 anni, ha telefonato a Støre per congratularsi: «È fantastico. Stiamo andando meglio di quanto dicessero i sondaggi, quindi è davvero un ottimo risultato», ha affermato. Pur senza la maggioranza, ha sottolineato: «Abbiamo comunque motivo di sentirci vincitori oggi».
Un numero record di 1,9 milioni di elettori aveva votato in anticipo e, alla chiusura dei seggi, la maggior parte delle schede era già stata scrutinata.
Nonostante l’ascesa del Progress Party, la vittoria del centrosinistra rende la Norvegia un’eccezione rispetto agli altri Paesi nordici: Svezia e Finlandia sono infatti guidate da governi di destra.