In Portogallo vincono i conservatori moderati e arretrano i socialisti: cresce l'estrema destra
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In Portogallo vincono i conservatori moderati e arretrano i socialisti: cresce l'estrema destra

Dopo otto anni di governo socialista, il Portogallo vira a destra. Secondo gli exit poll, i portoghesi hanno premiato le forze di opposizione all'era politica di Antonio Costa

In Portogallo vincono i conservatori moderati e arretrano i socialisti: cresce l'estrema destra
Il leader socialista portoghese Pedro Nuno Santos e l'ex premier Antonio Costa
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10 Marzo 2024 - 22.05


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Arretra la sinistra, avanza le destra moderara, raddoppia l’estrema destra razzista e anti-europea.

Dopo otto anni di governo socialista, il Portogallo vira a destra. Secondo gli exit poll, i portoghesi hanno premiato le forze di opposizione all’era politica di Antonio Costa: il fronte conservatore moderato di Alleanza Democratica è il primo partito, con un dato tra il 29 e il 33%. Exploit dei populisti di estrema destra del partito Chega e del suo leader Andre Ventura, che raddoppiano i voti, passando dal 7% del 2022, a un dato tra il 14 e il 17%. Crollano i socialisti che conquistano tra il 25 e il 29%, molto lontano da quel al 41% di due anni che riportò Antonio Costa al governo. Tuttavia la formazione del governo resta un’incognita e tutti gli scenari della vigilia restano aperti. Solo nei prossimi giorni si vedrà se si manterrà il patto tra tutte le forze politiche per tenere Chega lontano dal governo.

Per tutta la campagna elettorale, il conservatori di Alleanza Democratica hanno sempre escluso l’ipotesi di formare un esecutivo con gli estremisti di Ventura. Lo stesso leader moderato, Luis Montenegro ha confermato il suo veto, ma altri esponenti del suo partito non sono stati così netti su questo punto.

Se però si manterrà questa sorta di «conventio ad excludendum», l’unica via che resta al Portogallo per aver un governo è la formula delle larghe intese tra i socialisti e i moderati, con un esecutivo magari guidato dallo stesso Montenegro.

Sarebbe il trionfo di un leader politico che è riuscito a sopravvivere politicamente per 25 anni e vedrebbe premiata la sua tenacia. Tutti davano la sua carriera ormai giunta al tramonto, magari dopo le europee di questa primavera, ma a fine novembre, in vista di queste elezioni anticipate, è stato confermato come candidato premier.

Sul fronte progressista, Pedro Nuno Santos, classe 1977, coetaneo di Giorgia Meloni, è diventato il capo dei socialisti portoghese lo scorso dicembre. Il suo arrivo è stato visto come il segno di un cambio generazionale nel partito, ma anche come una netta svolta a sinistra.

Soprannominato l’«enfant terribile» del Partito socialista, si è guadagnato la reputazione di ribelle e radicale più di dieci anni fa, quando il Portogallo era stato appena salvato dalla troika: «O diventano gentili o non paghiamo. E se non paghiamo il debito tremeranno le gambe ai banchieri tedeschi», disse all’epoca in Parlamento. Ma il nuovo segretario generale socialista negli ultimi tempi ha moderato la sua linea per cancellare le differenze interne e fare appello al voto del centro. Tanto da non escludere un accordo bipartisan con la destra moderata pur di mantenere il «cordone sanitario» ai danni degli estremisti di Chega.

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