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Ucraina, il capo militare di Zaporizhzhia: "Non ci permettono di sconfiggere la Russia"

"Se Putin fosse sconfitto - osserva Buryak - le elite lo spodesterebbero, con il rischio di una rivoluzione e di una frantumazione della Federazione in tante piccole repubbliche fuori da ogni controllo".

Ucraina, il capo militare di Zaporizhzhia: "Non ci permettono di sconfiggere la Russia"

globalist

14 Giugno 2022 - 19.00


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Oleg Buryak, capo dell’Amministrazione militare del distretto di Zaporizhzhia, ha dato la sua visione sulla situazione della guerra in Ucraina. “Prevedo un congelamento del confitto da settembre a marzo 2023. Poi la guerra riprenderà e potrebbe durare a lungo, almeno altri 3 anni”.

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“La Cina sta assorbendo l’Estremo Oriente della Russia e la Siberia. Putin lo capisce, gli americani lo sanno e lo temono moltissimo. Per questo gli Usa non ci consegnano le armi di cui adesso abbiamo bisogno e non consentono all’Ucraina di sconfiggere apertamente Mosca. La Russia va sfinita, a nessuno conviene distruggerla del tutto; va alimentato lo scontento in modo che il passaggio di potere avvenga in modo più morbido. Tuttavia c’è un aspetto con cui nessuno ha ancora fatto i conti: riguarda lo spirito degli ucraini, che tengono testa, sono pronti a combattere ed a farlo fino all’ultimo”.

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Il capo dell’Amministrazione militare di Zaporizhzhia invita a guardare ai fatti: “Sono passati più di 100 giorni dallo scoppio della guerra. Quali armi sono arrivate in Ucraina? Ad oggi abbiamo ricevuto armamenti che colpiscono a 40 massimo 70 km di distanza, utili per colpire l’artiglieria e le linee di trincea. Ma per vincere noi dovremmo potere colpire le retrovie in cui sono concentrati i mezzi militari e di comando, abbiamo dunque bisogno di armi con gittata di 100-200 km, indispensabili per avanzare e recuperare i territori. Ebbene non ce le consegnano perché non ci permettono di sconfiggere apertamente la Russia”.

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“Se Putin fosse sconfitto – osserva Buryak – le elite lo spodesterebbero, con il rischio di una rivoluzione e di una frantumazione della Federazione in tante piccole repubbliche fuori da ogni controllo. Chi controllerebbe a quel punto l’assetto armi, anche nucleari, che si riverserebbero tra l’altro sul mercato nero? E’ uno scenario che potrebbe condurre ad una catastrofe. Ed un rischio che esiste in concreto. Per questo gli Usa si muovono con cautela”.

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