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Putin lo Zan e Erdogan il Sultano uniti nella guerra del grano

Sul fronte russo-ucraino si sta combattendo una battaglia che riguarda le condizioni materiali di vita di centinaia di persone al mondo: la “battaglia del grano”.

Putin lo Zan e Erdogan il Sultano uniti nella guerra del grano
Erdogan e Putin

Umberto De Giovannangeli

8 Giugno 2022 - 12.29


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fronte russo-ucraino si sta combattendo una battaglia che riguarda le condizioni materiali di vita di centinaia di persone al mondo: la “battaglia del grano”.

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Il patto tra lo Zar e il Sultano

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Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha ricevuto ad Ankara l’omologo russo Serghei Lavrov. Lo fa sapere Anadolu. La creazione di corridoi sicuri per permettere a navi commerciali di trasportare grano ucraino attraverso il mar Nero è il tema centrale dell’incontro tra i ministri nella capitale turca. 

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Nel porto di Mariupol, i combattenti ucraini hanno “intenzionalmente” bruciato un grande granaio e più di 50mila tonnellate di grano sono andate distrutte. Lo ha detto il generale Mikhail Mizintsev, capo del Centro nazionale per il controllo della difesa della Russia. Mosca ritiene “che i militanti ucraini non volessero lasciare il grano
agli abitanti di Mariupol” e considera tali azioni “terrorismo alimentare, che Kiev compie contro il suo stesso popolo”.

La denuncia di Roma

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“Dalla Russia ci aspettiamo segnali chiari e concreti, perché bloccare le esportazioni del grano significa tenere in ostaggio e condannare a morte milioni di bambini, donne e uomini lontano dal fronte del conflitto. La Russia, usando il cibo come arma di guerra, si sta macchiando di altri crimini, che si aggiungono alle atrocità già commesse sul suolo ucraino e che sono sotto gli occhi di tutti”. Così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in conferenza stampa con il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, alla Farnesina.

“La fame e l’insicurezza alimentare sono sempre state in cima all’agenda internazionale, ma raramente la scarsità di cibo ha avuto un simile impatto a livello globale – ha rimarcato  Di Maio – L’Italia sostiene gli sforzi dell’Onu e dell’Ue per affrontare per affrontare questo problema e ringrazia la presidenza tedesca del G7 per il suo impegno. Continueremo a contribuire in modo attivo a tutti gli sforzi internazionali per trovare una soluzione”..

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“La ingiustificabile, non provocata e illegale guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina sta interrompendo la produzione agricola, le catene di rifornimento e il commercio e sta portando i prezzo del cibo e dei fertilizzanti a un livello senza precedenti”: lo ha detto la ministra alla Cooperazione e al Commercio della Germania, Svelja Schulze, intervenendo al ’Dialogo Ministeriale Mediterraneo sulla Crisi Alimentare’ alla Farnesina. Per la Germania – Paese che al momento detiene la presidenza del G7 – “c’è bisogno di una immediata azione per assicurare la sicurezza alimentare. Al G7 ho chiesto alla comunità internazionale di unire le forze e ho espresso la mia gratitudine ai partner e all’Italia per aver il supporto l’Alleanza internazionale per la sicurezza alimentare”, ha detto. La politica della Germania, ha detto la ministra, è “di mitigare le conseguenza di questa crisi alimentare, il mio ministero è molto impegnato nei sistemi di ricerca sull’agricoltura”. I Med Dialogues, ha detto ancora Schulze, “sono molto opportuni e mandano un segnale ai Paesi in difficoltà che non sono soli”.

Quali soni i Paesi più dipendenti dal grano di Russia e Ucraina

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Una cinquantina di nazioni del mondo dipendono dalla Russia e dall’Ucraina per il loro approvvigionamento alimentare, in particolare per gli oli di mais e girasole. La maggior parte di questi sono paesi poveri e dipendenti dalle importazioni in Asia e Africa. Ma quali sono i Paesi che nei prossimi mesi avranno maggiori difficoltà ad approvvigionarsi di cibo? Il primo è l’Egitto, che importa dalla Russia e dall’Ucraina 4,4miliardi di dollari di grano. Seguono i Paesi dell’Africa Subsahariana con 2,2, la Turchia con 1,9 e i Paesi di Medio Oriente e nord Africa con 1,6. A soffrire saranno però anche Pakistan, Bangladesh, Indonesia e Libano

Secondo il World Food Program in Africa orientale, dove grano e prodotti a base di grano rappresentano un terzo del consumo medio di cereali, il 90% delle importazioni proviene da Russia e Ucraina. Non è difficile immaginare quali potranno essere le conseguenze per questi Stati in termini di accesso al cibo.

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L’effetto guerra sui prezzi del grano

Salgono del 36% negli ultimi tre mesi i prezzi del grano anche per effetto delle speculazioni e dei saccheggi nei territori occupati in Ucraina che riducono le scorte e aggravano l’allarme fame, con un effetto domino sui Paesi in crisi alimentare. E’ il bilancio tracciato dalla Coldiretti sull’impatto dell’aumento dei prezzi dall’inizio del conflitto al Chicago Board of Trade, in riferimento alle accuse di furti di grano ucraino da parte della Russia. 

Un duro colpo per l’economia dell’Ucraina dove il raccolto di grano è stimato quest’anno pari a 19,4 milioni di tonnellate, circa il 40% in meno rispetto ai 33 milioni di tonnellate previsti mentre in controtendenza – sottolinea la Coldiretti – sale la disponibilità in Russia dove la produzione aumenta del 2,6% per raggiungere 84,7 milioni di tonnellate delle quali circa la metà destinate all’esportazioni (37-39 milioni di tonnellate). Le esportazioni di cereali dalla Federazione Russa nell’anno agricolo 2020-2021 ammontavano a 49 milioni di tonnellate, di cui 38,4 milioni di tonnellate di grano.

Il controllo delle scorte alimentari – continua la Coldiretti – rischia di sconvolgere gli equilibri geopolitici mondiali con Paesi come Egitto, Turchia, Bangladesh e Iran che acquistano più del 60% del proprio grano da Russia e Ucraina ma anche Libano, Tunisia Yemen, e Libia e Pakistan sono fortemente dipendenti dalle forniture dei due Paesi.

Una situazione che riguarda direttamente anche l’Unione Europea nel suo insieme dove il livello di autosufficienza della produzione comunitaria varia dall’ 82% per il grano duro destinato alla pasta al 93% per i mais destinato all’alimentazione animale fino al 142% per quello tenero destinato alla panificazione secondo l’ultimo outlook della Commissione Europea che evidenzia l’importanza di investire sull’agricoltura per ridurre la dipendenza dall’estero e sottrarsi ai ricatti alimentari.

Scongiurare una crisi alimentare planetaria

Di grande interesse è al riguardo un report de Il Post: “Da alcune settimane vari paesi e organizzazioni internazionali stanno cercando di trovare soluzioni diplomatiche per distribuire il grano ucraino bloccato nei porti del Mar Nero dalla minaccia militare russa. La questione è una delle più complicate relative alla guerra in Ucraina, che è uno dei più grandi esportatori al mondo di grano e altri generi alimentari: se il blocco dei porti si prolungasse potrebbe rischiare di creare una grave crisi alimentare in tutto il mondo.

L’ultimo tentativo in questo senso è stato reso pubblico martedì, quando diversi giornali – soprattutto italiani – hanno scritto che la Russia avrebbe trovato un accordo con la Turchia per sbloccare il grano fermo nei porti ucraini: l’accordo prevederebbe l’impegno della Turchia per sminare le acque del Mar Nero e permettere la partenza delle navi cargo piene di grano bloccate nei porti ucraini, che poi la marina turca scorterebbe fino ad acque neutrali.

Il governo turco da settimane sta cercando di mediare per risolvere la questione, ma dell’accordo per ora non ci sono conferme né da parte delle autorità russe né da quelle ucraine. Soprattutto, anche a giudicare dalle indiscrezioni, l’accordo non pare per niente solido: come ha notato Bloomberg – uno dei pochi media internazionali a occuparsi della questione – il governo ucraino è molto scettico, anche perché per il momento l’Ucraina non è stata coinvolta direttamente nelle trattative con la Turchia e non ha ricevuto nessuna garanzia di sicurezza.

[…] Le acque intorno ai principali porti ucraini – e in particolare quello di Odessa, nell’Ucraina occidentale, dove transita la quasi totalità del grano prodotto nel Paese –  sono state in buona parte minate dall’esercito ucraino per impedire alle navi da guerra russe di condurre un’invasione. Il governo ucraino da giorni chiede che un eventuale accordo per sminare i porti sia sottoposto a una serie di garanzie: innanzitutto che la Russia non possa approfittare di un corridoio aperto nel Mar Nero per attaccare i porti ucraini, e poi che le Nazioni Unite si facciano garanti della loro sicurezza.

La Russia, finora, si è sempre rifiutata di garantire che non approfitterà dello sblocco dei porti per invadere Odessa e il resto della costa ucraina, rendendo così un accordo praticamente impossibile.

I tentativi di mediazione da parte della Turchia sono solo gli ultimi di una lunga serie compiuta negli scorsi giorni dai governi di diversi paesi e dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Della questione avevano discusso un paio di settimane fa anche il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e quello russo Vladimir Putin, in una telefonata che però non aveva portato a una soluzione. Pochi giorni dopo Putin aveva parlato con il presidente francese Emmanuel Macron e con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, e sembrava che il colloquio avesse portato a qualche risultato: in realtà anche in quel caso le trattative si erano bloccate sul nascere. Il governo russo aveva infatti posto come condizione per sbloccare i porti ucraini che venissero revocate le sanzioni economiche imposte al Paese, una richiesta inaccettabile per i paesi occidentali.

Un accordo al momento sembra difficile anche perché da giorni Russia e Ucraina si rinfacciano la colpa del blocco del grano e della crisi alimentare che potrebbe causare in tutto il mondo: in particolare la Russia è piuttosto impegnata  a cercare di convincere vari Paesi non allineati che il governo ucraino sia responsabile del blocco dei porti, tralasciando il fatto che se non ci fosse stata l’invasione la crisi alimentare non sarebbe mai nemmeno cominciata.

Questo argomento è stato anche al centro di uno scontro diplomatico avvenuto lunedì nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, durante la quale il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, è intervenuto accusando la Russia di usare il blocco del grano come «missile invisibile contro i paesi in via di sviluppo», quelli che potrebbero risentire maggiormente nei prossimi mesi della mancanza di importazioni dall’Ucraina se il blocco dovesse proseguire.

Michel ha anche accusato la Russia di aver distrutto diversi depositi di grano nel corso dei bombardamenti e di averne rubato dalle zone che ha occupato. Secondo Michel i tentativi della Russia di dare all’Ucraina la colpa di quanto sta accadendo sarebbero solo «codardia e propaganda, pura e semplice». In risposta alle accuse di Michel, l’ambasciatore russo ha lasciato platealmente la riunione mentre il presidente del Consiglio Europeo stava ancora parlando. Michel ha risposto dicendogli: «Può lasciare la stanza, forse è più semplice non ascoltare la verità»…

Così Il Post

Il grido d’allarme dell’Unicef

 “Se il mondo non allarga il suo sguardo dalla guerra in Ucraina e non agisce immediatamente, nel Corno d’Africa si verificherà un vertiginoso aumento di morti di bambini”, così Rania Dagash, Vice Direttore Regionale dell’organizzazione umanitaria per l’Africa orientale e meridionale. A preoccupare l’Unicef la malnutrizione, e 4 stagioni senza piogge, che “hanno distrutto i raccolti ed il bestiame prosciugando le fonti d’acqua”. Ma è la crisi del grano ad esporre al rischio concreto di gravi conseguenze sui bambini del Corno d’Africa: “Solo la Somalia importava il 92% del grano da Russia e Ucraina ma le linee di approvvigionamento sono bloccate – aggiunge Rania Dagash – la guerra sta acuendo l’aumento vertiginoso dei prezzi globali di cibo e carburante: significa che molte persone in Etiopia, Kenya e Somalia non possono più permettersi i generi alimentari di base”.
 “Malnutrizione acuta grave per 1,7 milioni di bambini”
Sono circa 386.000 i bambini in Somalia ad avere un “bisogno disperato di cure salvavita per la malnutrizione acuta grave”. Un dato che supera i numeri della carestia del 2011, quando erano in 340.000 ad aver bisogno di cure: “In Etiopia, Kenya e Somalia oltre 1,7 milioni di bambini adesso, hanno urgente bisogno di cure per la malnutrizione acuta” , ha aggiunto ancora Dagash. “Anche i tassi di mortalità sono preoccupanti, tra febbraio e maggio, il numero di famiglie senza un accesso affidabile all’acqua pulita e sicura è quasi raddoppiato, passando da 5,6 milioni a 10,5 milioni”, ha detto Degash. E le tensioni globali riflesso del conflitto in Ucraina “si ripercuotono anche sulla nostra risposta. Il costo dell’alimento terapeutico salvavita che l’Unicef utilizza per curare i bambini colpiti da malnutrizione acuta grave si prevede aumenterà del 16% a livello globale nei prossimi sei mesi, il che significa che l’Unicef avrà bisogno di 12 milioni di dollari in più rispetto al previsto solo nel Corno d’Africa.” ha proseguito.

La comunità internazionale – guidata dal G7 che si riunirà in Germania a giugno – “deve impegnare nuovi e ulteriori fondi ora per salvare vite: l’attenzione all’Ucraina non può portare a trascurare altre crisi e ad aumentare le perdite di vite umane”. Vogliamo anche vedere i leader del G7 impegnarsi prima nelle future emergenze e investire nel lavoro di resilienza di lungo periodo – come programmi per la nutrizione, l’acqua, l’istruzione e l’assistenza in denaro”. 

Così Unicef.
 

Basta e avanza per comprendere la portata della “battaglia del grano”. 

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