Ucraina, Massolo: "Il rischio è che non si arrivi ad una pace ma ad un armistizio precario"
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Ucraina, Massolo: "Il rischio è che non si arrivi ad una pace ma ad un armistizio precario"

L'analisi dell'ex segretario generale della Farnesina e direttore del Dis: "Entrambe le parti sperano di migliorare le loro posizioni con le armi e quindi non si negozia"

Giampiero Massolo
Giampiero Massolo
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23 Maggio 2022 - 17.39


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Guerra che durerà a lungo: la pace in Ucraina è “ancora lontana, bisogna partire da quello che succede sul terreno, dove vediamo con tutta evidenza che Putin ritiene ancora di poter consolidare le aree acquisite sulla costa del Mar Nero e guadagnare ulteriormente in Donbass, se non tentare ancora di attaccare, in un momento successivo, Odessa“. 

Lo dice a Qn l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente di Ispi e Atlantia, già segretario generale della Farnesina e direttore del Dis. “Quanto agli ucraini, malgrado alcune conquiste nella zona di Kharkiv, perdono lentamente terreno in Donbass, ma si sentono ancora in grado di resistere e anche di programmare nel medio periodo controffensive – prosegue – Entrambe le parti sperano di migliorare le loro posizioni con le armi, quindi il campo ci dice che questa è una guerra di lungo periodo”.

Secondo Massolo, in questa fase “non sono ancora possibili negoziati significativi perché i due attori non sono disponibili”. “Tutto quello a cui stiamo assistendo in diplomazia si chiamano ‘esercizi di buoni uffici’ – osserva – Lo fa la Turchia, lo fa l’Italia, ci stanno pensando altri Paesi. Utile, non ancora decisivo”. 

La “verità – dice – è che ancora la situazione sul campo non consente troppe elaborazioni, al massimo di lavorare sui temi del negoziato”. E i tempi saranno maturi per trattare “quando ucraini e russi riterranno che i costi della prosecuzione siano superiori a quelli di una interruzione delle ostilità” e, afferma, allo stato attuale “non ne vedo le premesse”.

Il timore è che “non si uscirà da questa guerra con la pace, ma probabilmente con un armistizio precario ed è bene essere consapevoli che la situazione non tornerà al pre 24 febbraio” e “si aprirà un periodo piuttosto lungo di contrapposizione e deterrenza”. 

“Il rischio – conclude – è che la situazione finisca per congelarsi e che l’Europa venga attraversata da una sorta di linea Maginot e cioè da una trincea che potrà essere fredda, ma potrà riscaldarsi e riattivarsi occasionalmente. Ma resterà una ferita aperta. Un conflitto semi-congelato, è questo il rischio che corriamo”.

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