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In Ucraina prende piede il neologismo "ruscism", ossia il fascismo russo

Si tratta, come è evidente, di una contrazione tra ‘Russia’ e ‘fascismo’. A parlarne, sul New York Times è lo storico dell'Università di Yale Timothy Snyder, autore del libro “Bloodlands: Europe Between Hitler and Stalin”

In Ucraina prende piede il neologismo "ruscism", ossia il fascismo russo
Ruscism

globalist

24 Aprile 2022 - 13.04


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‘Ruscism’: questo è il termine spesso utilizzato in Ucraina per indicare il fascismo russo e che è stato usato dal consiglio comunale di Mariupol negli scorsi giorni per definire  gli autori delle atrocità commesse dalle forze russe.

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Si tratta, come è evidente, di una contrazione tra ‘Russia’ e ‘fascismo’. A parlarne, sul New York Times è lo storico dell’Università di Yale Timothy Snyder, autore del libro “Bloodlands: Europe Between Hitler and Stalin”, per cui il termine è «una concettualizzazione utile della visione del mondo di Putin».

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Prima ancora degli analisti occidentali, gli ucraini negli ultimi anni si sono accorti delle pratiche fasciste in Russia, del culto del leader e dei morti, dello stato corporativo, del passato mitico, della censura e delle teorie del complotto, della la propaganda centralizzata e infine della guerra di distruzione, sottolinea lo storico, parlando della capacità degli ucraini di creare neologismi come, appunto, рашизм (con la prima vocale traslitterata in u invece che in a, per mantenere il riferimento alla Russia della prima sillaba, l’inizio della parola Russia come viene pronunciata dai russi secondo gli ucraini, e delle prime quattro lettere ‘rascia’ che richiamano alla pronuncia della parola Russia in inglese).

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«I russi non capiscono l’ucraino perché non lo hanno mai studiato. Gli ucraini parlano il russo perché lo hanno studiato. Un fatto che ha implicazioni sul campo di battaglia», precisa lo storico. «I miti russi dell’impero non possono contenere l’immaginazione delle vittime ucraine di una nuova guerra. L’identità nazionale riguarda persone in vita e i valori e il futuro che immaginano e scelgono. Una nazione esiste solo perché crea nuove cose, e una lingua nazionale vive creando nuove parole». «Gli ucraini passano da una lingua all’altra senza sforzo, non solo al cambiare delle situazioni, ma per cambiare le situazioni, a volte in mezzo a una frase, a volte nel mezzo di una parole».

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