Ucraina, la giornalista Anna Nezmer: "L'Europa ha sottovalutato Putin (e anche noi russi)"
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Ucraina, la giornalista Anna Nezmer: "L'Europa ha sottovalutato Putin (e anche noi russi)"

Anna Nezmer ha lasciato il paese, l'emittente per cui lavorava è stata chiusa perchè voce libera: "Siamo stati tutti ciechi su Putin, che ha già iniziato a perdere la guerra"

Ucraina, la giornalista Anna Nezmer: "L'Europa ha sottovalutato Putin (e anche noi russi)"
Anna Nezmer
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14 Marzo 2022 - 10.08


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La giornasita Anna Nezmer stigmatizza la sottovalutazione di Putin da parte dell’Europa e della stessa Russia. Nemzer è giornalista di Dozhd Tv, una delle poche voci libere della Russia di Putin, emittente chiusa per aver raccontato la verità su quello che stava accadendo in Ucraina. “Dopo l’annessione della Crimea voi occidentali siete stati ciechi, lo capisco perché la Russia era un partner economico. Ma siamo stati ciechi anche noi, non abbiamo capito chi fosse realmente Putin. Ora lo sappiamo, è un pazzo maniaco, un assassino”.

Quando il 24 febbraio il Cremlino ha lanciato i suoi carri armati contro l’Ucraina, Anna Nemzer era come al solito al lavoro a Mosca per condurre la sua trasmissione Politica in diretta. A laRepubblica spiega che non si è fatto abbastanza per fermare in passato Putin e racconta che cosa ha provato dopo che l’emittente in cui lavorava è stata chiusa. Lo scorso 3 marzo Nemzer si trovava all’estero per un servizio televisivo. Da lì aveva assistito impotente al video con cui i suoi colleghi della Tv Pioggia gridando la frase “No alla guerra” annunciavano in diretta la chiusura dell’emittente. Dozhd è stata chiusa perché ha raccontato al pubblico russo la verità sull’invasione dell’Ucraina.

Si legge su laReubblica: “Dovevo stare fuori una settimana, quel giorno ho capito che sarei stata in esilio a lungo. Quando ho visto il video avrei voluto essere con loro. Sono rimasta in contatto tutti i giorni, una lunga settimana senza dormire o riposare. Era iniziato con il blocco del sito web, perché la Duma stava preparando una legge sulle notizie false, che stabilisce che non possiamo usare la parola ‘guerra’, che l’invasione, la guerra, va chiamata ‘operazione speciale'”. Parole che ad Anna ricordano drammi del passato come la guerra in Cecenia (“Anche quella’”operazione speciale’ o ‘anti terroristica’”) e si rende conto insieme agli altri “che non saremmo più stati in grado di coprire nulla, tranne i rapporti ufficiali; ci hanno minacciato di gettarci in carcere per 15 anni, avevamo sempre saputo che il nostro lavoro era un po’ pericoloso, ma in un giorno questo pericolo è diventato più grande e più vicino”.

La giornalista, come altri, ha scelto di lasciare il Paese. “La scelta era tra il carcere o andarsene, io me ne sono andata perché non sono un eroe, non sono come Alexei Navalny, che ammiro e che rispetto; ho una figlia, ho deciso così e lo stesso hanno fatto molti amici e colleghi”.

Per chi ha lasciato la Russia or è molto difficile spiega.
Siamo illegali, non abbiamo visti internazionali, abbiamo paura e siamo russi, quello che oggi è il male puro. Non ho più un Paese, la nostra opposizione è in parte demolita e in parte ha lasciato la Russia. Ricevo molte notizie, il mio Facebook funziona ancora perché a Mosca molti usano la Vpn, per ora riesco a comunicare anche con WhatsApp. Sappiamo delle proteste, sappiamo delle migliaia in carcere, i miei amici non riescono neanche ad andare a protestare, appena escono dalle loro case vengono fermati dalla polizia. Qualsiasi critica con la nuova ‘legge’ è tradimento, una parola sbagliata e finisci in carcere per anni”.

Secondo la giornalista Putin ha già iniziato a perdere la guerra. “Credo che Putin abbia già iniziato a perdere questa guerra, credo e spero sia l’inizio della sua fine. Il giorno in cui ha iniziato a bombardare l’Ucraina ha demolito la Russia come Paese, per farci perdonare ci vorranno anni” ha dichiarato al giornale. Nemzer spiega come la Russia che è da sempre contro Putin sia stata lasciata da sola dai paesi occidentali, che non si sono accorti della pericolosità di quell’uomo. In Russia abbiamo sempre saputo che era inutile fare affidamento sui Paesi occidentali, su qualcuno pronto ad aiutarci. Abbiamo sempre saputo che è nostra responsabilità fare la differenza. Ci abbiamo provato e abbiamo fallito, il nostro lavoro non è stato sufficiente. Dobbiamo ripartire da questo, dalla tirannia non ci salverà qualcuno dall’esterno. Noi in esilio e chi è ancora in Russia insieme dovremo inventarci qualcosa, non possiamo stare seduti e non fare niente. Rimanere in silenzio è impossibile”.

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