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Boom di vendite di pillole di iodio anti-radiazioni: il caso della centrale nucleare ucraina desta allarme

Le pillole di iodio non offrono protezione contro altre sostanze radioattive dalle quali, in caso di emergenza, è necessario ripararsi ma solo in caso di radioattività nell'aria

Boom di vendite di pillole di iodio anti-radiazioni: il caso della centrale nucleare ucraina desta allarme
Pillole di iodio

globalist

4 Marzo 2022 - 19.28


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In Belgio si è registrato un boom di domanda di pillole di iodio anti-radiazioni come conseguenza dalle guerra in Ucraina e della minaccia nucleare di Putin. L’Associazione dei farmacisti belgi ha segnalato che solo giovedì scorso, quando sono arrivate le prime notizie sui combattimenti vicino alla centrale nucleare ucraina nota per il tragico incidente del 1986, sono state consegnate 1.500 scatole da 10 compresse. 

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Tra venerdì e sabato la domanda di pillole di iodio è salita a 4 mila confezioni al giorno e si stima che lunedì le consegne abbiano toccato quota 30 mila. Ritmi che si stanno avvicinando al record storico registrato nel mese di marzo 2018, quando vennero consegnate fino a 45 mila confezioni di compresse al giorno durante l’attuazione del piano di sicurezza nucleare.

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L’Agenzia Federale belga per il controllo nucleare ha ricordato che le pillole a base di iodio non vanno assunte preventivamente o di propria iniziativa, ma solo su indicazione delle autorità. “L’attuale situazione in Ucraina non richiede l’uso compresse di iodio”, ha rassicurato l’Agenzia su Twitter.

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Come ha dichiarato l’Agenzia federale belga per il controllo nucleare: “Le pastiglie di iodio non offrono protezione contro altre sostanze radioattive dalle quali, in caso di emergenza, è necessario ripararsi. Inoltre l’uso delle compresse è raccomandato solo per le persone in determinate fasce d’età. In caso di fuoriuscita di radiazioni, i minori di 18 anni, in particolare i più piccoli, sono maggiormente a rischio di sviluppare tumori. Lo stesso vale per le donne in gravidanza o in allattamento, mentre gli adulti dai 18 ai 40 anni hanno meno probabilità di sviluppare il cancro alla tiroide. Il rischio si abbassa ulteriormente per gli over 40, rendendo l’uso delle compresse controproducente e persino potenzialmente tossico.” Di qui l’appello ai cittadini a non assumere le compresse per un rischio attualmente inesistente.

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