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Due anni di Covid a New York: ecco com'è cambiata la vita nella grande metropoli

Meno ingressi nei negozi e minor permanenza nei luoghi visitati. Ma anche poche precauzioni tra le mura di casa. Uno studio della Fondazione Bruno Kessler di Trento ha raccontato come la pandemia ha modificato gli stili di vita nella Grande Mela

Due anni di Covid a New York: ecco com'è cambiata la vita nella grande metropoli
New York

globalist

27 Gennaio 2022 - 11.25


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Il Covid ha inevitabilmente cambiato la vita di tutti noi, nel bene o nel male. Ma in alcuni luoghi simbolo la differenza rispetto al passato è più evidente, come le città, che si sono trasformate dall’inizio della pandemia.

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Meno ingressi nei negozi e minor permanenza nei luoghi visitati. Così è cambiata la vita a New York durante la pandemia secondo i risultati di uno studio realizzato dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento in collaborazione con l’Istituto di scienze e tecnologie dell’informazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isti) e con l’azienda Cuebiq Inc di New York.

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La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, si è basata sui dati Gps di 837 mila cellulari, trattati in maniera anonima, negli Stati Uniti, da gennaio a settembre 2020. Ed è emerso che nel periodo dello studio, il numero di visite nei negozi e in altri luoghi di interesse è diminuito segnando un -28% rispetto al periodo pre-pandemico nello Stato di New York e, al tempo stesso, è diminuita la durata della permanenza nei luoghi visitati del 23%.

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Dallo studio, è inoltre risultato che le persone hanno mantenuto un comportamento protettivo anche nella fase di riapertura, proseguendo la tendenza a frequentare meno luoghi e soprattutto a passarvi meno tempo.

“Dall’osservazione e disamina dei dati emerge che con il protrarsi della pandemia, le persone abbiano iniziato a prestare meno attenzione ai dati sul numero di casi e di morti provocati dalla pandemia e in qualche modo sia cambiata la loro percezione del rischio.

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Questo ha modificato il loro comportamento di conseguenza. Un’altra ipotesi è che ragioni economiche abbiano spinto comunque a riprendere a frequentare più luoghi e a rimanervi più a lungo”, dice Lorenzo Lucchini ricercatore della Fondazione Kessler.

Sono state riscontrate minori precauzioni tra le mura domestiche. “Le analisi hanno inoltre mostrato che mentre le persone hanno in genere ridotto i contatti sociali per diminuire le probabilità di contagio nei luoghi di interesse, le stesse precauzioni non sono state mantenute all’interno delle abitazioni”, conclude Luca Pappalardo ricercatore di Cnr-Isti.

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“Fra le mura domestiche poi non si e’ stati altrettanto attenti a ridurre i contatti sociali con persone non conviventi, e questo nonostante sia risaputo che i contatti in quel tipo di ambiente contribuiscano significativamente alla diffusione dei contagi”.

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