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Russia-Ucraina: scenari e tempi di una guerra ad alta intensità

Ad est si prepara una guerra che potrebbe avere effetti devastanti per l’intero continente.

Russia-Ucraina: scenari e tempi di una guerra ad alta intensità
Tensione tra Russia e Ucraina

Umberto De Giovannangeli

21 Gennaio 2022 - 16.13


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In Italia si gioca al toto presidente mentre ad Est si prepara una guerra che potrebbe avere effetti devastanti per l’intero continente.

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Venti di guerra

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La tensione è alle stelle tra Stati Uniti e Russia. Oggi è il giorno della diplomazia, ma crescono i timori di un’invasione russa dell’Ucraina. Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, cercherà di disinnescare la crisi con Mosca per l’Ucraina nell’atteso incontro con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, a Ginevra. La crisi è sempre più profonda e i colloqui condotti finora non hanno portato a passi avanti: l’appuntamento tra i due capi delle diplomazie americana e russa arriva infatti dopo che Blinken è stato nei giorni scorsi prima a Kiev e poi a Berlino, per una nuova missione con cui gli Stati Uniti cercano di trovare una soluzione diplomatica alla crisi ucraina. Gli Usa e gli altri alleati occidentali stanno chiedendo a Mosca di ritirare le truppe schierate sul confine, mentre la Russia chiede alcune garanzie di sicurezza e di fermare l’espansione ad est della Nato, opponendosi ad un’ulteriore assistenza militare americana all’Ucraina.

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“Tutto quello che stiamo facendo è assicurarci al meglio delle nostre capacità che l’Ucraina abbia i mezzi per difendersi e possa forse scongiurare un’ulteriore aggressione russa”, ha detto Blinken durante i suoi colloqui di giovedì a Berlino. E quella di ieri è stata una giornata di scontro tra Washington e Mosca: sono arrivate critiche al presidente degli Stati Uniti Joe Biden per aver affermato che un disastro” attendeva la Russia se avesse attaccato l’Ucraina. Dichiarazioni del genere, ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, “possono facilitare la destabilizzazione della situazione perché possono ispirare false speranze ad alcune teste calde in Ucraina”. Allo stesso tempo, Peskov non ha escluso nuovi colloqui sulla sicurezza tra il presidente russo Vladimir Putin e Biden. 

Biden corregge se stesso

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Dopo quasi 24 ore di incertezza tra gli alleati, e soprattutto a Kiev, il presidente Joe Biden ha cercato di fugare i dubbi sulla determinazione di Washington e la compattezza del campo occidentale davanti a un’eventuale mossa avventuristica di Mosca. Non a caso, alla vigilia dell’incontro di Ginevra, Mosca ha mescolato segnali concilianti ad altri più duri. Biden ha dovuto assicurare di essere stato “assolutamente chiaro” con Vladimir Putin circa le conseguenze di un attacco russo in Ucraina. Questo dopo che nella conferenza stampa maratona per il suo primo anno alla Casa Bianca, aveva parlato di una possibile incursione “minore” da parte delle truppe russe, facendo capire che in tal caso la reazione avrebbe potuto essere anch’essa limitata. E, quel che è peggio, ammettendo l’esistenza di “differenze” all’interno del fronte occidentale sulle iniziative da intraprendere in quel caso.

Per tutta la giornata è stata una rincorsa delle diplomazie europee e di quella americana per cercare di rimediare all’apparente gaffe e convincere il mondo intero – in primo luogo i russi – che l’Occidente è incrollabilmente unito in questo braccio di ferro dal sapore di Guerra fredda. Gli occidentali “parlano con una sola voce quando si tratta di Russia”, ha affermato Blinken da Berlino, dove è arrivato dopo una sosta proprio a Kiev per consultazioni con i principali alleati europei. Immediatamente gli ha fatto eco il premier britannico Boris Johnson, per sottolineare che se la Russia compisse un’incursione in Ucraina, “di qualunque portata”, ciò si tradurrebbe in “un disastro per il mondo”. Non pienamente rassicurato da queste parole, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fatto sentire chiaramente la sua protesta, affermando che “non ci sono piccole incursioni e piccole nazioni”. E a questo punto Biden è dovuto intervenire personalmente per correggere il tiro. Ai navigati negoziatori russi non può tuttavia sfuggire che le parole dell’inquilino della Casa Bianca sembrano confermare le crepe che si intravvedono nel fronte occidentale dietro alla compattezza di cui parlano le dichiarazioni ufficiali.

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Con i tempi del braccio di ferro che si allungano, Mosca aspetta di vedere se gli interessi divergenti tra gli avversari sortiranno le divisioni auspicate. Qualche segnale sembra già prendere corpo. Mentre Lettonia, Lituania ed Estonia hanno acconsentito ad inviare all’Ucraina armi avanzate acquistate dagli Usa, la Germania, sottolineano media locali, ha declinato la richiesta di Kiev di fornirle unità navali per rafforzare le difese delle coste del Mar Nero. E secondo il Wall Street Journal nei giorni scorsi gli Usa sarebbero stati costretti a inviare a Berlino il capo della Cia, Bill Burns, per convincere i Paesi europei ad unirsi a Washington nella risposta a Mosca in caso di invasione, nonostante i forti legami economici di molti di loro – primi fra tutti appunto la Germania – con la Russia.
Intanto Washington ha imposto sanzioni contro quattro ucraini accusati di lavorare con i servizi segreti russi (Fsb). Tra loro due deputati in carica, Taras Kozak e Oleg Volochi, finiti nella blacklist per la loro “attività destabilizzanti”. In particolare sono accusati di essere stati incaricati dall’Fsb di “reclutare ex ed attuali dirigentigovernativi per prepararsi a prendere il controllo del governo ucraino e a controllare le infrastrutture del Paese con una forza di occupazione russa”, secondo il Tesoro Usa.

Scenari inquietanti

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A delinearli è una approfondita analisi de il Post: “La prima cosa da tenere a mente è che un’eventuale operazione militare russa in Ucraina non sarebbe qualcosa di nuovo, né di particolarmente inaspettato. Negli ultimi quindici anni la Russia di Putin ha mostrato in diverse occasioni di essere disposta a usare le forza per garantire la propria influenza in paesi vicini che facevano parte dell’Unione Sovietica: successe per esempio nel 2008 in Georgia,  dove la Russia intervenne ricacciando indietro le truppe georgiane che avevano invaso l’Ossezia del Sud; e successe nel 2014 in Crimea, quando uomini col volto coperto furono mandati da Putin a prendere il controllo della penisola ucraina, poi annessa  tramite un referendum assai controverso.

La seconda cosa da considerare è che l’Ucraina è particolarmente importante per la Russia, e lo è da diverso tempo.

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Putin vorrebbe che la Nato, l’alleanza militare di cui gli Stati Uniti sono leader informali, fornisse una garanzia ufficiale di rinuncia a fare entrare l’Ucraina nell’organizzazione (anche se per ora nessuno è intenzionato a farlo) e a espandere quindi la propria presenza verso est. In questi giorni diversi analisti hanno menzionato il lungo articolo pubblicato da Putin lo scorso luglio in cui il presidente russo parlava della «storica unità tra russi e ucraini» e sosteneva, in sostanza, che l’Ucraina appartenesse alla Russia e che la formazione di un’identità nazionale ucraina staccata dalla Russia fosse da considerarsi un «progetto anti-Russia».

La situazione che si è creata oggi è particolarmente preoccupante per diverse ragioni.

Anzitutto per la quantità di truppe ammassate al confine. Ad aprile la Russia aveva spostato circa 40mila soldati al confine con l’Ucraina, meno della metà degli attuali 100mila accompagnati da centinaia di carri armati e missili di vario tipo. Lunedì il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, alleato di Putin, ha inoltre annunciato l’arrivo in Bielorussia, paese che confina a sud con l’Ucraina, di soldati e mezzi russi che parteciperanno a esercitazioni militari congiunte che avverranno anche vicino alla frontiera con il territorio ucraino: «Un’altra possibile via per un’invasione», hanno scritto i giornalisti Michael Schwirtz e David Sanger sul New York Times.

Lo spostamento di militari potrebbe essere solo una mossa per fare pressioni ai paesi occidentali, spingerli a fare delle concessioni, ma potrebbe essere anche la preparazione di un intervento di qualche tipo.

Un altro evento visto con preoccupazione è stato l’evacuazione parziale dell’ambasciata russa a Kiev, in Ucraina, che è iniziata nel corso dell’ultima settimana e che sempre il NYT ha definito come «forse parte della propaganda, forse parte della preparazione di un conflitto incombente, o forse una “finta”». «Come interpretare l’evacuazione è diventato parte del mistero di indovinare la prossima mossa del presidente russo Vladimir Putin», soprattutto dopo il fallimento degli incontri in Svizzera a gennaio tra rappresentanti diplomatici statunitensi e russi.

L’intervento russo in Ucraina sembra un’ipotesi così concreta che diversi analisti, esperti e centri studi hanno iniziato a immaginare e commentare tempistiche e modalità dell’intervento.

Riguardo alla tempistica, per Max Seddon, corrispondente del Financial Times da Mosca ed esperto di cose russe, questo per la Russia sarebbe un buon momento per attaccare l’Ucraina, soprattutto perché gli Stati Uniti stanno concentrando le proprie attenzioni altrove. Il presidente americano Joe Biden sta impegnando persone e risorse nel tentativo di trovare soluzioni ai moltissimi problemi causati dalla pandemia, e allo stesso tempo contrastare l’ascesa della Cina, che negli ultimi anni è diventato il paese più complicato da gestire per gli Stati Uniti. Biden, inoltre, sta attraversando un momento complicato in termini di politica interna: sta infatti incontrando grandi resistenze nel far passare le ambiziose riforme che aveva promesso, e che sono per lo più bloccate al Congresso.

Per quanto riguarda le modalità, non è chiaro come potrebbe svolgersi un attacco russo, ma anche su questo punto si sono fatte diverse ipotesi.

Negli ultimi giorni diversi giornali americani hanno parlato di una possibile false flag operation, cioè di un’operazione che potrebbe voler orchestrare la Russia per iniziare l’attacco. In pratica i ministeri della Difesa americano e ucraino hanno detto di avere raccolto informazioni sul fatto che la Russia avrebbe addestrato diverse persone in grado di maneggiare esplosivi, che potrebbero inscenare un attacco contro la stessa Russia dando al paese la scusa per attaccare l’Ucraina. Ovviamente sono informazioni da prendere con le pinze: non c’è la certezza che sia così o che esista anche solo l’intenzione da parte del governo russo di creare un espediente per l’attacco, ma non è nemmeno un’ipotesi da escludere.

Il Center for Strategic and International Studies (Csis), centro studi specializzato in strategia e affari internazionali, ha fatto anche qualche ipotesi su come potrebbe svolgersi un attacco militare russo in Ucraina.

Secondo il rapporto del Csis, per la Russia potrebbe essere vantaggioso attaccare tra gennaio e febbraio, senza aspettare marzo, quando lo scioglimento della neve renderebbe parte del terreno una fanghiglia meno agibile per molti mezzi militari. L’offensiva potrebbe svilupparsi lungo tre vie. La prima da nord, dalla Bielorussia; la seconda dal centro, entrando in Ucraina da est e avanzando verso ovest; e la terza da sud, arrivando dall’istmo di Perekop, la lingua di terra che collega la Crimea all’Ucraina.

A quel punto, scrive il Csis, la Russia potrebbe agire in diversi modi.

Potrebbe ritirare, almeno temporaneamente, parte dei propri soldati, se ritenesse gli accordi di pace soddisfacenti. Potrebbe annettere solo la parte orientale dell’Ucraina, avanzando però oltre il Donbass, dove si trovano oggi i separatisti filorussi, arrivando a ovest del fiume Dnepr oppure includendo anche Odessa e la fascia di terra che collega l’Ucraina alla Transnistria (lo stato separatista filo-russo che si trova tra l’Ucraina e la Moldavia: quest’ultima opzione toglierebbe di fatto all’Ucraina l’accesso al Mar Nero).

La Russia potrebbe infine invadere e annettere tutta l’Ucraina, creando una «nuova cortina di ferro» che dal confine con Finlandia e stati baltici attraversi l’Europa orientale, il Medio Oriente e arrivi fino alla Cina: questa sembra comunque un’ipotesi molto meno probabile delle altre. Un’altra ipotesi, certamente considerata più credibile rispetto all’annessione di tutta l’Ucraina, è che la Russia voglia iniziare un attacco contro l’Ucraina senza l’intenzione precisa di annettere grandi parti di territorio ucraino, ma con l’obiettivo di indebolire ed eventualmente far cadere il governo di Kiev, oggi particolarmente ostile al regime russo”.

Fin qui l’analisi del Post. Assolutamente condivisibile e confermata da altre rilevazioni della stampa internazionale.

La Russia ha cominciato a muovere tank, veicoli da combattimento della fanteria, lanciatori di razzie altro equipaggiamento militare dalle sue basi nell’estremo est verso ovest. Lo scrive il Wall Street Journal, la cui rivelazione fa eco a quella della Cnn secondo cui Mosca avrebbe preparato un’operazione sotto falsa bandiera in Ucraina per creare il pretesto per un’invasione. Dal canto suo il Cremlino respinge ogni accusa, definendole “infondate”.

Secondo la Cnn, gli operativi sarebbero addestrati alla guerriglia urbana e all’uso di esplosivi per compiere atti di sabotaggio contro le stesse forze sostenute dalla Russia.

 Il Wall Street Journal riferisce invece che, mentre mezzi e materiali sono in transito, dirigenti e analisti discutono se la mossa rappresenti la prossima fase del rafforzamento militari russo in vista di un blitz in Ucraina o una tattica del Cremlino per tenere sotto pressione l’Occidente usandola come leva nei negoziati.

Scenari di guerra. A bassa, media e alta intensità. Comunque devastante. Ma in Italia si gioca al toto presidente. Quanto a Bruxelles, intesa come UE, non pervenuta. 

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