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Boris Johnson sempre più nella bufera per il 'partygate': anche tra i conservatori c'è chi vuole le dimissioni

L'ex sottosegretario tory Tobias Ellwood, ora presidente della commissione Difesa dei Comuni, ha dato voce ai tanti che all'interno del partito chiedono che il premier riprenda il controllo della situazione "o faccia un passo indietro".

Boris Johnson sempre più nella bufera per il 'partygate': anche tra i conservatori c'è chi vuole le dimissioni

globalist

15 Gennaio 2022 - 15.18


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Uno sborone che adesso se la rischia.

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 Boris Johnson per il momento resiste alle richieste di dimissioni innescate dal ‘Partygate’ che provengono non solo dalle opposizioni, ma anche dai ranghi dei Conservatori. 

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L’ex sottosegretario tory Tobias Ellwood, ora presidente della commissione Difesa dei Comuni, ha dato voce ai tanti che all’interno del partito chiedono che il premier riprenda il controllo della situazione “o faccia un passo indietro”. “Abbiamo bisogno di leadership”, ha detto Ellwood parlando alla Bbc.

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Le sue parole giungono mentre emergono nuovi dettagli sulle feste proibite a base di alcol nel giardino di Downing Street, mentre al resto del Paese era imposto un rigido lockdown a causa della pandemia.

Il Mirror ha rivelato che le “bevute del venerdì” riservate allo staff sono una tradizione di Downing Street, seguita anche da precedenti governi, ma che durante la premiership di Johnson è proseguita, nonostante le restrizioni imposte al Paese. 

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Secondo il quotidiano, lo staff del premier aveva perfino comprato un frigorifero per tenere al fresco le bottiglie di vino e che il premier era al corrente degli assembramenti proibiti.

Una portavoce di Downing Street è tornata a ripetere che è l’inchiesta attualmente in corso che farà luce su questi incontri e sull’eventuale violazione delle regole vigenti all’epoca. Gli esiti dell’indagine “verranno resi pubblici al momento opportuno”.

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 Anche i membri del governo che hanno fatto quadrato attorno a Johnson hanno chiesto ai deputati conservatori furiosi con Johnson, e preoccupati che la condotta del premier possa alienare il loro elettorato, di attendere l’esito dell’indagine, condotta dall’alta funzionaria pubblica Sue Gray.

– Ma per Andrew Bridgen, uno dei cosiddetti ‘backbencher’, i deputati senza incarichi di governo che costituiscono la base parlamentare del partito, “non c’è bisogno di attendere quello che dirà Sue Gray per capire che Boris Johnson ha perso l’autorità morale per guidare il Paese”. Bridgen ha anche confermato di avere già inviato “qualche tempo fa” una richiesta di sfiducia per il premier.

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A raccogliere le richieste di sfiducia è il 1922 Committee, l’organismo interno al Partito conservatore che raccoglie i ‘backbencher’. Al momento, sono in pochi i deputati che hanno dichiarato pubblicamente la loro intenzione di defenestrare Johnson.

Secondo le stime del Telegraph, si tratta di appena una ventina di deputati, rispetto ai 54 necessari per avviare una mozione di sfiducia.

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All’imbarazzo per i party proibiti, scambiati da Johnson per “eventi di lavoro”, come ha riferito in Parlamento tra l’ilarità delle opposizioni, si è aggiunto il forte imbarazzo per l’ultima, forse imperdonabile gaffe. Da quanto è emerso, vi sarebbero stati due di questi party perfino alla vigilia del solenni funerali per la scomparsa del principe Filippo. Alcol musica, balli, nei giardini della residenza del premier, mentre l’intera nazione era in lutto, ha raccontato il Telegraph. Le scuse, le ennesime, di Downing Street a Buckingham Palace, stavolta potrebbero non bastare.

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